Il magnifico gruppo di santuari scolpiti nella roccia di Ellora rappresenta tre differenti fedi: buddhismo, induismo e giainismo. Le grotte furono scavate durante un periodo che va dal V al XIII secolo d.C.

L’autrice dell’articolo è Alessandra Loffredo, fondatrice del portale online Guida India, inesauribile fonte di curiosità e informazioni su storia, arte, architettura, letteratura, musica, cinema e grandi personalità legate all’India.

Articolo originale tratto da Guida India e disponibile a questo indirizzo.


Situato a 26 km da Aurangabad nel Maharashtra, sorge il primo sito di una escursione normalmente cumulativa, Ellora e Ajanta. A Ellora troverete santuari, templi e monasteri rupestri, il cui valore, oltre che storico e artistico in senso stretto, è principalmente umano e tecnico.

Sono opere posteriori, rispetto a quelle di Ajanta, ma l’abilità archittettonica e la ferrea volontà sono qui più evidenti.

Statua Buddha a Ellora

Le grotte buddhiste, dalla numero 1 alla numero 12, furono scavate tra il V e il VII secolo quando la setta Vajrayana, della scuola Mahayana  (del grande veicolo) fiorì nella regione. Le più importanti di questo gruppo sono la grotta 5, la 10 e la 12.

La numero 10 è comunemente denominata la grotta del carpentiere o Viswakarma. Offre una facciata molto ornata a più piani con porticato e sala, il cui sofftto è scolpito imitando le travi lignee.

Presenta una classica finestra a ferro di cavallo, Gavaksha, con gruppi di Apsaras di decorazione.

La sala ha 28 colonne che la divide in una navata centrale e due deambulatori laterali che corrono intorno allo Stupa, in fronte del quale siede in preghiera un grande Buddha. Si  tratta dell’unica Chaitya, cappella, del gruppo.

Tra le grotte adibite anticamente a viharas, monasteri, la grotta 5 è la più grande. Il vihara più impressionante è invece quello che aveva sede nella grotta a tre piani chiamata Tin-Tala, la numero 12. Vi si accede con una scalinata che termina in una corte;  poteva ospitare fino a 40 monaci, con sale, cucine, celle con panche in pietra ecc.

L’ultimo piano contiene alcune sculture di Buddha, in gruppo di sette – che simbolizzano la credenza che il Buddha appaia sulla terra ogni 5.000 anni, e che all’epoca fosse già apparso sette volte – diverse sculture di altre divinità femminili, finite a stucco e dipinte, e interessanti frammenti di affreschi, dove i colori rosso, nero e terra predominano negli schemi decorativi. La facciata a tre piani è ritmata da squadrati  e severi pilastri.

Le grotte induiste sono quelle che vanno dalla 13 alla 29 e sono principalmente di culto shivaita. Mostrano diversi gradi di abilità artigianale e differenti stili creativi.

La numero 15, originariamente buddhista, fu convertita al culto di Shiva con l’aggiunta di un Lingam e di un bel toro Nandi, ma sono numerosi i bassorilievi di chiara ispirazione buddhista.

La grotta 16, Kailasanatha, è uno straordinario esempio di tempio rupestre indiano e, senza dubbio, il capolavoro di Ellora.

La sua fondazione è  attribuita al regno del re Krishna I, della dinastia Rashtrakuta alla fine dell’VIII secolo ma certamente questo santuario vennne scolpito partendo dall’alto e la sua complessità è tale da aver richiesto svariate generazioni per la pianificazione e il completamento.

Si tratta di un gigantesco scavo che perfora la roccia per più di 30 m nel fianco dell’altura. Fu concepito per imitare il Monte Kailash, in Tibet, 6700 m, ma in realtà si tratta di un monolito scolpito, la cui base copre una zona che duplica quella del Partenone.

Il tempio è lungo 50 metri e largo 33 e la torre si innalza per 29 m sul livello del cortile; la soglia tra mondo profano e mondo sacro è indicata dalle dee Ganga e Yamuna sugli stipiti, con accanto due mitici saggi: Vyasa, considerato l’autore del Mahabharata e Valmiki, a cui è attribuito il Ramayana.

Il cortile a ferro di cavallo è circondato da porticati a tre piani, punteggiati da enormi pannelli scolpiti con scene tratte dalla mitologia e dai racconti epici, e nicchie che ospitano varie divinità.

Originariamente passerelle in pietra, oggi crollate, collegavano questi portici con strutture centrali del tempio. Due scale laterali affiancano la sala centrale, portando i fedeli al livello inferiore lungo il cammino devozionale e poi riportandoli più in alto al livello della mandapa.

Nel cortile, una figura del toro Nandi – come tipico dei templi dedicati a Shiva – fronteggia sotto il suo mandapa, padiglione, il tempio centrale che ospita il lingam. Il padiglione è affiancato da due giganteschi pilari monolitici. La base del tempio è sostenuta da statue di elefanti. E la statua di un grande pachiderma troneggia nel cortile.

Il tempio in sè è una struttura piramidale secondo lo stile dravidico, cioè dell’India meridionale. Il santuario è completo di pilastri, finestre, stanze interne ed esterne, sale di riunione con nicchie, pannelli e immagini di divinità, scene erotiche ed altre figure.

La maggior parte delle divinità alla sinistra dell’entrata sono shivaite mentre sul lato destro sono vishnuite.

La costruzione di questo complesso suppose la rimozione di circa 250.000 tonnellate di roccia e richiese oltre 100 anni di lavoro. La grotta chiamata das avatara mostra le dieci incarnazioni di Vishnu e la grotta 21, Ramesvara offre figure di dee del fiume e all’interno numerosi panneli in altorilievo di scene classiche mitologiche, tra le quali un celebre Shiva danzante.

grotte jaina a Ellora

Le grotte gianiste, dalla 30 alla 34, sono massicce, ben proporzionate e decorate e segnano l’ultima fase dell’attività a Ellora.

Sono relativamente piccole, rispetto alle altre, ma offrono opere estremamente dettagliate. La grotta N° 32 offre una bellissima scultura di loto sul soffitto e pilastri dalla curiosa struttura e dalle ricche decorazioni.

In un’altra, un’ imponente Yakshi, dea, è seduta su di un elefante sotto un albero di mango, carico di frutti. Tutte le grotte giainiste sono caratterizzate dai  raffinati dettagli delle figure. Molte grotte avevano i soffitti riccamente affrescati ed ancora ne sono visibili frammenti.

La somiglianza con l’iconografia buddhista è ovvia, ma le figure dei Tirthankaras possono essere distinte per la loro nudità. Tutte le entrate delle grotte sono orientate verso Ovest e dunque sono meglio apprezzabili nel pomeriggio.

Per visitarle  secondo la cronologia degli scavi, cominciate da quelle buddhiste a Est. Se ci andate in autobus normalmente vi depositeranno però nei pressi del Kailasanatha.

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