E’ conoscenza comune che nei paesi di religione hindu la mucca è un animale sacro ed essere vegetariani è considerata una buona pratica.

Quando, però, ci spostiamo in Nepal, al confine con l’India, in un paese a maggioranza hindu, la situazione cambia: Gadhimai, la dea del potere induista, assetata di sangue, richiede una delle più grandi mattanze volontarie dei nostri giorni.

 


 

1 dicembre 2014 – Bariyapur, Nepal. A Bariyapur, in Nepal, al confine con l’India, dal 2009 si celebra la festività in onore di Gadhimani, dea del potere.

Di cinque anni in cinque anni, un’enorme massa di devoti, provenienti per il 70% dall’India (in particolare dagli stati dell’Uttar Pradesh e del Bihar) in cui il sacrificio animale è proibito, uccidono animali pubblicamente – capre, topi, bufali,… – per ottenere la grazia e la prosperità da Gadhimani.

Nel 2009 la quantità di bufali uccisi si aggirava tra i 30 e i 40mila mentre per quanto riguarda gli altri animali il conteggio non è stato tenuto.

Secondo le autorità locali, le celebrazioni di quest’anno, iniziate il 28 novembre scorso, avranno una partecipazione minore e un minore numero di uccisioni: Kushwaha, il segretario del gruppo organizzativo, prevede che saranno circa 400 le persone a compiere la mattanza all’interno dell’arena ricolma di animali, predisposta a tal scopo.

Si tratta di ‘macellai patentati’ che, armati di grandi coltelli (i kukhri), una volta entrati nell’area colpiranno gli animali a morte. I bufali possono essere colpiti in qualsiasi parte del corpo, spesso non muoiono subito e soffrono molto.

I macellai vengono pagati 25 rupie nepalesi per ogni sacrificio di un ‘grande animale’, ma la partecipazione è cospicua anche fra i macellai non professionisti: “Non mi sento colpevole dell’uccisione di questi animali, perché renderanno felice Gadhimai. Lei mi ha dato una vita e una famiglia felici e questo è il mio modo per dirle grazie. Alcuni uccidono gli animali per avere soldi, ma per me si tratta di soddisfazione spirituale. Ho già ucciso 59 bufali fino ad ora”, dice un uomo che ha ottenuto la licenza di partecipare alla mattanze durante il festival.

Gli attivisti, locali e non, hanno manifestato contro questo evento anche durante i giorni di festival. Lo stesso governo nepalese si pone contro questa uccisione di massa, ma allo stesso tempo non può cambiare le carte in tavola: “Non possiamo farlo, se ordiniamo alle persone di fermare i sacrifici, verranno a ucciderci. E’ qualcosa di legato alla religione e alla fede” dice lo stesso Kushwaha.

Inoltre la Corte Suprema indiana, nei mesi precedenti al festival, ha cercato di fermare il trasporto animale illegale oltre confine, riuscendo soltanto a limitarlo, dato che la zona non può essere perfettamente monitorata e vista la volontà dei nepalesi stessi di attuare questa mattanza.

Il festival, durato soltanto 48 ore e che cade ogni cinque anni, questa volta ha portato all’uccisione di circa 500mila animali di varie specie.

Non ci resta che attendere altri cinque anni per vedere quali sviluppi avrà questa festività religiosa!

 


Foto tratta da http://tutsofpsd.blogspot.in/2009/12/hindu-sacrifice-of-200000-animals-in.html

Articoli di riferimento: http://edition.cnn.com/2014/11/29/world/asia/nepal-gadhimai-ritual-slaughter/