Articolo in 2 minuti – Gwalior è una città fortificata nello Stato indiano del Madhya Pradesh.

La leggenda vuole che sia stata costruita da un principe nel luogo in cui un saggio fece sgorgare una sorgente d’acqua in grado di dissetarlo e di curarlo dalla lebbra.

E’ nel XV secolo, sotto il dominio Rajput, che Gwalior raggiunse il suo splendore.

Posta in una posizione incantevole, all’interno del Forte potete visitare il Chit Mandiril, il “palazzo dipinto” dalle meravigliose ceramiche, e il Chaturbhuj Temple, dove è scolpito il simbolo matematico dello zero più antico mai ritrovato.

Troverete anche altri templi e palazzi di rara bellezza, ma la meraviglia più inespettata è forse quella dei giganti di pietra, statue do 20 metri scolpite nella roccia, che rappresentano i santi della fede giainista.

Articolo tratto dal blog dell’autrice I Sentieri del Mondo e disponibile a questo indirizzo.


Per approfondire – A Gwalior, si dice, tutto cominciò con un re, un saggio e un miracolo: c’era una volta infatti, racconta la leggenda, un principe Rajput di nome Suraj Sen che giunse fino alla cima di questo altipiano durante una battuta di caccia.

Assetato, il principe chiese un po’ d’acqua al saggio Gwalipa, che incontrò strada facendo e il quale, colpendo una roccia, fece sgorgare una sorgente di acqua fresca.

Suraj Sen non solo bevve ma ne approfittò per rinfrescarsi senza sapere che quell’acqua miracolosa lo avrebbe curato dalla lebbra che lo affliggeva.

Incredulo ai suoi occhi ed estremamente riconoscente nei confronti di Gwalipa, Suraj Sen chiese al saggio come avrebbe potuto ripagarlo dell’aiuto.

Egli rispose: “crea una vasca per quest’acqua curativa e fai di questo luogo la tua capitale”. Così fece Suraj Sen nominando la nuova città Gwaliawar, “il regalo del saggio Gwalipa”, che da qui cominciò la sua storia di ascesa e di successo.

Gwalior Fort

Per raggiungere l’epoca d’oro di Gwalior bisognerà però aspettare ancora qualche secolo quando, a partire dal 1398, dopo un periodo di dominazione turca, il comando della città tornò nelle mani di un clan Rajput.

Fu infatti Man Singh Tomar (1486-1516), il quale commissionò la costruzione del meraviglioso Man Singh Palace – a detta dell’esploratore Cunningham “il più nobile esemplare di architettura domestica dell’India del Nord” –  che fece guadagnare al Forte di Gwalior l’appellativo di “perla tra le fortezze dell’India”.

Man Singh Palace - Gwalior

Effettivamente il Chit Mandir, “il palazzo dipinto”, incanta il visitatore non solo per l’imponenza e per la sua posizione, ma soprattutto per la vivacità dei mosaici in ceramica che ne decorano le facciate, a partire da quelle in prossimità della Porta degli Elefanti (Hatiya Paur Gateway).

Il modo migliore per approcciare il Forte di Gwalior è quello di risalire il versante della collina accedendo dalla porta principale (Kila Gate o Gwalior Gate): vi si apriranno degli scorci magnifici sulla città e inoltre manterrete la giusta prospettiva sul palazzo che si svelerà a poco a poco davanti ai vostri occhi.

  Gwalior Fort

Lungo il percorso vi troverete di fronte a qualcosa di veramente interessante: un cartello vi indica la direzione per raggiungere lo “zero più antico”, ovvero il punto in cui il numero zero si trova rappresentato, per la prima volta nella storia, nell’attuale forma – tanto per intenderci come un tondino.

Un’epigrafe custodita all’interno di un piccolo tempio risalente al IX secolo d. C. – il Chaturbhuj Temple – dimostrerebbe quindi che lo zero sia stato una creazione indiana.

Chaturbhuj Temple - Gwalior

Impossibile definire dove, quando e da chi esattamente venne inventato ma fatto sta che quella di Gwalior risulti essere l’iscrizione databile più antica.

Chiedete al custode di aprirvi la cella del tempio e guardate alla destra di Vishnu: provate ora a cercare tra quelle lettere incomprensibili il numero 270.

Pagato quindi il biglietto d’ingresso al palazzo, accedete al cortile principale dove a incantarvi saranno i rilievi sulle colonne e le griglie perforate dietro alle quali si nascondevano le donne per assistere agli spettacoli musicali senza essere viste.

Man Singh Palace - Gwalior

Continuate ora verso i Templi Sasbahu che troverete con circa 15 minuti di cammino lasciandovi il palazzo alle spalle e proseguendo oltre il chiosco delle bevande, mantenendo sempre la sinistra.

Risalenti all’XI secolo, i templi sono riccamente decorati e ricordano nello stile alcuni santuari del Gujarat tanto che gli studiosi concordano oggi sul fatto che gli artisti dovessero provenire proprio da quella zona dell’India.

Sasbahu Temples - Gwalior

 

Ora potreste proseguire fino al Gurudwara Data Bandi Chhod e al Teli Ka Mandir, ma se siete stanchi e accaldati, ritornate verso il chiosco delle bevande a da lì prendete la strada in discesa che conduce fino alla Porta Urwahi.

Qui vi troverete di fronte a giganti di pietra!

Jain Statues - Gwalior

Scavati nella roccia sui versanti delle montagne che formano la Valle di Urwahi, le imponenti statue monolitiche dei 24 santi giainisti, i cosiddetti Thirthankara (“Costruttori di Guado”), sono uno spettacolo che vi lascerà increduli: la più alta raggiunge i 19 metri e rappresenta Adinath, il “Signore del Principio”, in posizione eretta, mentre ve ne sono altre che li vedono seduti nella classica “posizione del loto”.

Gli studiosi oggi concordano nel datare attorno al XV secolo questa grandiosa opera d’arte che fu molto probabilmente commissionata da una regina Tomar la quale fu una fedele gianista o forse, più semplicemente, rimase affascinata da questa religione tutta incentrata sul concetto della non-violenza.

Leggi anche: Il giainismo: la religione della non violenza

Dove dormire: in zona stazione vi sono diverse opzioni. Io sono stata all’Hotel Mayur che fa parte del gruppo OYO Rooms. 550 Rupie la singola.

Dove mangiare: decisamente da provare per colazione e pranzo è l’Indian Coffe House, su Station Road. Aperto fino alle 19:00.


Immagini dell’autrice