Seconda parte del racconto di Guido Bollino ambientato a Valsad, poco sopra Mumbai. Bomi e Jer, due Parsi dell’India, di sposano e si trasferiscono a Zanzibar dove daranno alla luce Farrokh e Kashmira.

Guardate la foto in fondo. Avete capito chi è Farrokh?

L’autore dell’articolo si chiama Guido Bollino, è nato ad Alessandria nel 1982. Fotografo e scrittore, alterna la sua attività tra studio fotografico, reportage e narrazione. Ha vissuto ad Alessandria, Bologna, Torino e Valsad (India). Si sporca ormai da anni le mani d’inchiostro e di soluzioni per sviluppo fotografico.

Articolo originale tratto da indianaut.com

 


Per leggere la prima parte del racconto: Il destino di Farrokh e i Parsi in India – Prima parte

Bomi sta diventando un uomo e le corse in bici verso l’oceano sono sempre più rare. Bomi vuole essere un uomo rispettato e onesto e, perché no, benestante, come ogni Parsi dovrebbe essere, fregandosene di quando qualcuno, per un’eco arrivata non si sa in quale modo dall’Europa, ha chiamato la sua gente gli ebrei dell’India. Buoni pensieri, buone parole e buone opere. Il segreto è tutto lì.

A portare il sorriso tra tutti quei propositi, ci penserà una ragazzina con un arcobaleno nascosto in una tasca che affiancherà la sua vita a quella di Bomi per non allontanarsene mai. Bomi avrà una sposa alla quale nei momenti difficili affidare i propri pensieri e le proprie convinzioni con una matita rossa e blu.

Una sposa conosciuta al tempio del fuoco tra i vicoli di Motaparsivad tra le gare di colori delle case.

Case colorate a Valsad

Camminando per quel piccolo quartiere non si fatica molto a incontrare qualche Parsi ancora oggi, a farsi offrire un tè e raccontare una storia. Basta uno scampolo di conversazione per capire come mai gli inglesi ne abbiano fatto un gruppo privilegiato a cui affidare spesso gli incarichi più importanti.

Sono scaltri, rapidi di pensiero e con un amore mal celato per il non sense. Le loro risate sono le più occidentali che si possano trovare in India. Fermarsi a parlare e cercare di rubare qualche segreto. Difficile trovare qualcosa che assomigli di più a una partita di backgammon giocata in medio oriente con un vecchietto che ti fa credere di vincere, poi ti batte in un paio di mosse e se la ride divertito con i suoi compagni di una vita.

Ma ride senza cattiveria, ride anche con te e l’epilogo della partita sa un po’ meno di sconfitta. Anche la promessa fatta a Jadi Rana è stata forse la mossa astuta di una partita di backgammon, parlare la lingua del Gujarat e vestire come gli Hindu, bastava quello per perdere l’identità?

I Parsi vivono seguendo le regole imposte tempo fa come fossero stati loro stessi a deciderle. Nessuno al di fuori della loro religione può entrare nel tempio del fuoco o avvicinarsi alle torri del silenzio, nessuno può essere convertito.

Eppure quello che doveva relegarli in un ghetto e farli sparire è servito a non far perdere loro i lineamenti, le leggende, l’umorismo e l’orgoglio. Nelle mezz’ore passate a parlare in quelle verande sbiadite può davvero sembrare di essere lontani dall’India e dalla sua gente e di trovarsi in un luogo indefinito. Holmuz mi spiega che non è solo l’emigrazione a ridurre anno dopo anno il loro numero, i Parsi si sposano tardi e hanno pochi figli, per una regola non scritta che prevede di sposarsi quando si ha la sicurezza economica di poter mantenere la famiglia.

La rinuncia al proselitismo, che li mantiene così distanti da monoteismi più famosi, continuamente a caccia di fedeli in ogni regione del mondo, ha fatto il resto. La realtà di oggi è che questo quartiere, specchio della loro religione, è un secchio bucato che non riceve ormai quasi più acqua e che tra non molto si svuoterà.

Qualcuno pensa che i Parsi siano destinati a scomparire entro la fine di questo secolo, così come, in uno strano destino comune, gli avvoltoi che volano attorno alle torri del silenzio aspettando i loro corpi, si stanno estinguendo.

Quelle scale per le quali Bomi e Jer potevano correre, ora sono sbiadite, pericolanti, senza vita. Destinate a essere abbattute o resistere come traballanti disegni di Escher in mezzo a palazzine di cemento a tre piani prodotte in serie e sparse come semenza per l’India.

Scale di una casa a Valsad

Sono passati gli anni e Bomi si è dimenticato di essere stato inghiottito da una balena di legno e di essere stato il capo dei pirati, di saper fendere l’aria con il naso e di essersi fermato a guardare lo zucchero sciogliersi lentamente in una tazza di latte.

Come molti Parsi lavora per gli inglesi. Che abbia scelto di addolcire la coppa sbagliata? L’India si prepara a liberarsi del fardello del colonialismo, Bomi e Jer devono lasciare la loro città e il loro paese per seguire il lento ritirarsi dell’impero britannico. Lui con il suo lavoro al British Colony Office, lei col suo sorriso di miele.

Come ogni uomo, Bomi si accorge di un cambiamento epocale quando vi è già immerso fino alla cintola, come ogni donna Jer aveva capito tutto già da un pezzo. Avranno due figli, il primo si chiamerà Farrokh, nascerà a Zanzibar nel giorno del capodanno Parsi e crescerà lontano dalla città di cui porta il nome. Vi tornerà forse solo una volta con sua sorella Kashmira, e di quel giorno rimarrà una foto scattata vicino al fiume.

Ma il destino ha in serbo ben altro per Farrokh, qualcosa di più grande di una corsa in bici fino all’oceano o di una collezione di francobolli. Un qualcosa che lo porterà così lontano dalla vecchia Bulsara, che cambierà anche il suo nome. Qualcuno un giorno ha detto che con quei denti non sarebbe andato da nessuna parte.

Ma forse si è sbagliato…

Freddie e Kashmira

 


Tutte le immagini sono tratte dall’articolo originale.