Mandateci i racconti delle vostre esperienze in India che volete condividere con la comunità di IndiaInOut!

Questa è l’esperienza di Silvia: da sempre grande appassionata di India, Silvia ha scelto di vivere questo Paese per la prima volta, all’insegna della scoperta dell’Altro.

Grazie all’Associazione internazionale di intercultura WWOOF, Silvia è vissuta a contatto diretto con la famiglia di un piccolo villaggio nei pressi di Jaipur (Rajasthan).

E così ha scoperto che cosa significa incontrare l’Altro: trovarsi di fronte a modi di vivere e di concepire la vita differenti dal nostro.

 


Non so spiegare esattamente cosa mi abbia spinto a scegliere l’India come meta del mio primo viaggio in Asia. Sono sempre stata molto affascinata dalla cultura indiana e più in generale da quella orientale, complice forse il mio percorso di studi universitari.

Fu così che nell’agosto di quattro anni fa, mi ritrovai all’aeroporto di Jaipur. Avevo scelto di vivere il mio primo viaggio in India non come turista ma all’insegna dell’incontro con l’Altro.

Ero affascinata da quello stile di vita completamente diverso, dalle loro tradizioni e dalle loro usanze. Attraverso l’associazione WWOOF India sono entrata in contatto con una famiglia indiana di un piccolo villaggio vicino Jaipur.

WWOOF (World-Wide Opportunities on Organic Farms) è un movimento internazionale che ha fatto dell’inter-cultura e di uno stile di vita sostenibile i suoi valori fondanti.

Mi sono così ritrovata immersa in una realtà completamente diversa da quella in cui ero abituata a vivere in Italia, fatta di tante piccole fatiche e scomodità, dall’acqua da far necessariamente bollire prima di bere, alla stanza perennemente allagata a causa del monsone.

Una vita fatta tuttavia anche di tante piccole e semplici cose: gesti, parole e sorrisi. Un tempo diverso scandiva lento le mie giornate fatte di tanti piccoli momenti: dal lavoro nei campi, alle attività nella piccola scuola del villaggio, alla vita in famiglia.

Non posso negare che sia stata un’esperienza intensa e in alcuni momenti, soprattutto nei primi giorni, molto dura e faticosa.

Alle volte la fatica, altre volte il forte caldo e le piccole incomprensioni hanno preso il sopravvento su di me, mettendo così in discussione il mio entusiasmo e la mia determinazione.

Le difficoltà insite in questa esperienza non si sono riflettute solamente nei chili persi o nel mio tendine lesionato; le piccole scomodità che li per lì mi infastidivano mi hanno permesso di riflettere su me stessa e di vedere con occhi diversi tante piccole cose e piccoli gesti che altrimenti non avrei colto.

La gioia semplice di un bambino per una piccola matita colorata datagli in dono in occasione dell’Independence Day o un forte legame d’amicizia e di rispetto che si è creato con la famiglia che mi ha accolto.

Profumi, colori, sorrisi, scomodità, fatica, spontaneità e stupore: è tutto ciò che questa esperienza mi ha donato. Molte immagini sono fisse nella mia mente come in una fotografia: lo sguardo di un bambino incuriosito, un villaggio fatto di fango e polvere o la semplicità di un sorriso.

“Nel semplice incontro di un uomo con l’Altro si gioca l’essenziale, l’assoluto: nella manifestazione, nell’«epifania» del volto dell’altro scopro che il mondo è mio nella misura in cui lo posso condividere con l’altro.

E l’assoluto si gioca nella prossimità, alla portata del mio sguardo, alla portata di un gesto di complicità o di aggressività, di accoglienza o di rifiuto.”

Emmanuel Lévinas (1906-1995)

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Foto di Silvia Brambilla

silvia.brambilla90[at]gmail.com