Dopo aver approfondito gli aspetti legali dei matrimoni interreligiosi nel precedente articolo, in questa seconda parte raccontiamo le storie di alcune coppie miste di ogni età e provenienza, intervistate dall’Hindustan Times.

L’autrice è Alessandra Loffredo fondatrice del portale Guida India, inesauribile fonte di curiosità e informazioni su storia, arte, architettura, letteratura, musica, cinema e grandi personalità legate all’India.

Articolo originale tratto da Guida India e disponibile a questo indirizzo.


Kavita e Akhtar Ali, Delhi

Kavita venne tenuta segregata in casa per quasi nove mesi e picchiata regolarmente dai suoi quattro fratelli e dal padre, dopo che aveva annunciato alla famiglia di essersi innamorata di un suo collega di università musulmano, che frequentava ormai da tempo e che intendeva sposare.

Tenuta completamente isolata dal mondo esterno per tutti quei mesi, dopo due tentativi di suicidio Kavita si era rassegnata all’idea che nel frattempo Akhtar l’avesse dimenticata: e invece no.

Nel mentre lui si era messo in contatto con Dhanak, organizzazione specializzata nell’aiutare le coppie interreligiose che subiscono abusi da parte delle famiglie, attraverso la quale aveva presentato una petizione urgente all’Alta Corte di Delhi appellandosi allo Special Marriage Act (SMA).

Nonostante tutte le opposizioni intentate, sono riusciti a sposarsi lo scorso aprile e se la famiglia di Akhtar fa loro visita regolarmente, quella di Kavita per il momento si rifiuta di relazionarsi con la coppia in qualsiasi modo.

 

Gopal e Samreen, Saharanpur – Uttar Pradesh

Samreen, musulmana originaria di Moradabad e Gopal, hindu nativo di Shimla, entrambi provenienti da ambienti conservatori, si erano innamorati quasi subito, poco dopo essersi incontrati alla facoltà di Ingegneria Informatica di Meerut. Si erano sposati in segreto tre anni dopo e da allora ne sono trascorsi altri quattro.

In principio un avvocato aveva spillato loro parecchio denaro per far celebrare il loro matrimonio secondo lo Special Marriage Act, salvo poi invece sconsigliarglielo a causa della questione dell’obbligatorietà delle pubblicazioni, e così Samreen aveva accettato di sposare Gopal con rito religioso secondo l’Hindu Marriage Act.

Ma a causa delle crescenti polemiche contro i matrimoni interreligiosi nel loro Stato, ora hanno paura e vorrebbero quindi registrare le loro nozze anche sotto l’ombrello protettivo dello SMA.

Allo scopo, Samreen questa volta ha dovuto confessare ai suoi di essersi sposata di nascosto con un hindu e sua madre da allora non ha più smesso di piangere. D’altronde, anche il padre di Gopal, informato del matrimonio già tre anni fa, non ha mai più voluto avere alcun contatto con il figlio.

 

Munna Lal Verma e Razia Kazmi, Delhi

Munna Lal Verma e Razia Kazmi

Quando si erano sposati, trent’anni fa circa, questi due studenti della Banaras Hindu University erano certi che la società indiana fosse sul punto di cambiare e che presto il loro matrimonio interreligioso non avrebbe più fatto scalpore.

Si sbagliavano: “Se le cose oggi sono cambiate, è solo in peggio” dice Verma, 55 anni, professore presso un liceo statale.

Lui e Razia, oggi casalinga, si erano sposati secondo il rito hindu di nascosto, ma a quel tempo col supporto e la complicità entusiasta di colleghi e professori universitari, dando poi l’annuncio alle loro famiglie a cose fatte mesi dopo.

Quella di Razia, musulmana, le voltò però compatta le spalle, a eccezione di una sorella maggiore.

I loro figli, Aman ed Ekta, portano nomi che non si associano a nessuna religione in particolare.

 

Prashant e Sharifa, Kerala

Due anni fa Prashant, hindu e all’epoca studente d’informatica, si era sposato in segreto con rito religioso con una collega d’università, Sharifa, musulmana: appena ricevuta la notizia, entrambe le famiglie dei due ragazzi li avevano disconosciuti.

Ma i genitori di Sharifa avevano depositato poco dopo anche una denuncia contro Prashant, costringendolo a pagare una salata cauzione per non finire immediatamente in carcere, mentre fondamentalisti di entrambi gli schieramenti li tempestavano di telefonate e lettere minatorie.

Nessuno dei due coniugi ha mai pensato di convertirsi alla religione dell’altro e se, da quando aspettano un bambino, la sola famiglia di Sharifa ha riallacciato con loro qualche relazione, alla signora non viene comunque consentito di partecipare a tutte le funzioni familiari.

Alla recente morte della nonna, un comitato religioso della loro moschea di riferimento ha infatti esortato la famiglia ad allontanare la ragazza dalla casa in lutto, in quanto “accogliendola si stabiliva un pessimo precedente per tutta la comunità“.

 

Imran Hussein e Veena Virupakshappa Hebbali, Bangalore

Imran Hussein e Veena Virupakshappa Hebbali

Nel maggio del 2013, mentre si diffondevano le polemiche contro i matrimoni interreligiosi, Imran e Veena, perito elettronico 29enne musulmano lui e laureanda in Scienze 24enne hindu lei, si erano presentati al Circolo della Stampa di Bangalore per raccontare pubblicamente la loro storia.

Solo un mese prima, due ragazzi musulmani erano stati aggrediti a sciabolate da fanatici induisti per aver chiacchierato con delle coetanee hindu a Puttur, 50 chilometri da Mangalore, e dozzine di incidenti analoghi si stavano verificando soprattutto lungo la zona costiera del Karnataka.

La coppia di innamorati era giunta a Bangalore fuggendo da Hubli, nel Nord dello Stato, inseguita da una banda di fondamentalisti capeggiata dallo zio e dal fratello della ragazza, che già avevano tentato di aggredirli in diverse circostanze e che li stavano cercando senza sosta.

Dopo aver ascoltato le peripezie dei due fidanzati, tutti i giornalisti presenti al Press Club si erano attivati per rendere possibile la loro unione.

Il 1° giugno seguente i due ragazzi si erano infatti sposati al cospetto della stampa della città al completo, finendo però così sulla prima pagina di tutte le testate del Karnataka.

Abbiamo dovuto nasconderci per mesi e mesi, dopo le nozze“, racconta Veena, mentre Imran è molto preoccupato per le telefonate e le convocazioni che i suoi familiari continuano a ricevere dalla Polizia, a causa di una denuncia per sequestro di persona depositata a suo carico dalla famiglia di Veena e che inspiegabilmente non viene archiviata nonostante i documenti e le dichiarazioni giurate presentate dai due coniugi alle autorità.

Posso uscire di casa solo coperta da un burqa – spiega Veena – e non certo perché mio marito sia musulmano, ma perché ho paura della vendetta dei miei parenti hindu”.

 

Janhavi Samant e  Shan Mohammed, Mumbai

Janhavi Samant e Shan Mohammed

Quando abbiamo cominciato a vederci, ai miei non importava molto che Shan fosse musulmano, forse perchè si aspettavano che la cosa non durasse molto“.

Racconta ridendo la 37enne Janhavi, dirigente di un dipartimento di Pubbliche Relazioni, ora che è sposata da sette anni con Shan, 38enne film maker che le ha dato due figli e col quale è stata fidanzata altri sette prima di decidersi a sposarlo, facendo sì che le due famiglie finissero col tempo per abituarsi all’idea.

In principio zii e zie la tormentavano avvisandola che Shan le avrebbe certamente imposto il burqa e magari avrebbe poi sposato anche altre donne, mentre, dal canto suo, alcuni membri della famiglia di Shan effettivamente speravano che Jahnavi si convertisse all’Islam.

Ma Janhavi non ci ha mai nemmeno pensato, né suo marito glielo ha mai chiesto: si sono sposati con due cerimonie, una hindu e l’altra islamica, e vivono felicissimi così.

I problemi maggiori li hanno avuti però per trovare casa: a causa del cognome palaesemente musulmano del marito, in molte urbanizzazioni centrali di Mumbai si rifiutavano di affittare loro un appartamento.

Dopo quattro anni di depistaggi e bugie, si sono stancati di doversi nascondere e hanno risolto comprandone uno tutto loro a Dadar. E anche coi loro bambini hanno trovato un buon compromesso.

La religione alla fine è una scelta personale: perché orientare i bambini verso una o l’altra? – spiega Janhavi – Mio marito poi fondamentalmente è un ateo, anche se i miei suoceri sono invece molto religiosi; quando i ragazzi ci porranno la questione, vedremo come comportarci“.

Appendice del 7 febbraio 2015

Per contrastare il ‘pericolosissimo’ dilagare tra i giovani Indiani dell’usanza occidentale di festeggiare San Valentino, l’organizzazione politico-religiosa ultrainduista Hindu Mahasabha ha annunciato che qualsiasi coppia verrà sorpresa dai suoi occhiuti membri ad amoreggiare illecitamente il 14 febbraio verrà sposata seduta stante con rito religioso (scatenando così l’ilarità della rete e gli appelli a tutte le coppie contrastate dalle famiglie per ragioni castali o religiose, nonché quelle omosessuali, a tenersi pronte per la fatidica data…)

Non è la prima volta che vengono formulate simili minacce e in realtà c’è poco da ridere.

Già in passato i fondamentalisti induisti si sono prodotti in aggressioni a persone e a locali che ostentavano anche solo oggettistica relazionata con la Festa degli Innamorati.

Ma quest’anno, il primo col BJP al governo centrale, l’Hindu Mahasabha ha pensato bene di andare oltre: con una lettera inviata a ognuno di loro ha formalmente invitato politici di primo piano e star bollywoodiane musulmane sposate con signore hindu a convertirsi il giorno della ricorrenza, per provare così pubblicamente il loro vero amore alle consorti.

Tra gli invitati a sottoporsi alla cerimonia del ghar-wapsi, o ritorno a casa, Aamir Khan, Saif Ali Khan e Shah Rukh Khan.


Tutte le immagini sono tratte da GuidaIndia, Scroll.in , Hindustan Times.