Avete presente i Sikh, gli indiani con il turbante?

Ecco, i Sikh provengono dal Punjab (“terra dei 5 fiumi”) vastissima area tra l’India e il Pakistan, hanno una loro lingua e sono seguaci di una religione che grossolanamente può essere definita come un mix tra islam e induismo.

Nel 1966 la zona indiana del Punjab venne ulteriormente divisa in due: l’attuale Punjab, abitato prevalentemente da cittadini di lingua punjabi e religione sikh, e l’Haryana, con la maggioranza degli abitanti di religione hindu e lingua hindi.

Qui di seguito l’approfondimento di Alessandra Loffredo fondatrice del portale Guida India inesauribile fonte di curiosità e informazioni su storia, arte, architettura, letteratura, musica, cinema e grandi personalità legate all’India.

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Secondo la mitologia, fu nell’Haryana che si svolse uno dei capitoli principali dell’epica hindu.

La battaglia tra i Kuru e i Pandava, le due fazioni le cui vicende sono narrate nel poema epico del Mahabharata, si svolse infatti a Kurukshetra, dove secondo la mitologia scorreva il fiume Saraswati, che si sta cercando tra l’altro di riportare oggi in corso.

Da queste terre sono passati tutti gli invasori stranieri che giunsero in India: dai Greci agli Afghani, e proprio qui si combatterono molte altre battaglie che furono decisive per la storia del Paese intero.

Le campagne sono infatti ancora costellate da fortezze in rovina, tumuli e pietre commemorative.

Nonostante le dolorose ripartizioni territoriali, il Punjab si è mantenuto a lungo come lo Stato più ricco e dunque influente dell’India, che solo di recente ha subito una relativa battuta d’arresto nel suo sviluppo.

Terra estremamente fertile, il Punjab è da sempre considerato il granaio della nazione, oltre a essere tra gli Stati più industrializzati, e i suoi abitanti, di particolare carattere ed eleganza, hanno fama di essere tra i più laboriosi e tra quelli maggiormente dotati di spirito imprenditoriale, nonché marziale, del Paese.

Sikh in Punjab

Sono circa 20mila i Sikh residenti oggi anche in Italia, celebri per le amorevolissime cure che prestano nelle stalle bovine di mezzo Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Lazio, ma sono noti anche come eccellenti operai metalmeccanici.

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I punjabi sono fortemente legati alle tradizioni contadine, da sempre centrate sui riti del raccolto e della semina.

Indossati gli abiti tradizionali, celebrano grandi feste cantando e ballando al ritmo serrato del Bhangra, una forma musicale ormai multiforme e conosciuta mondialmente. Celebre anche la loro ricca gastronomia e i prodotti caseari della regione.

I Sikh sono facilmente riconoscibili in tutta l’India e nel mondo per il precetto religioso che vieta agli adepti maschi di tagliarsi capelli e barba.

Gli adulti raccolgono quindi i lunghissimi capelli in una crocchia sulla sommità del capo e su di essa avvolgono circa cinque metri di mussolina di cotone, formando il loro perfetto turbante.

La barba, oltre certe lunghezze, viene arrotolata partendo dalla punta su di un nastro, le cui estremità poi si legano alla crocchia dei capelli.

Il cuore del Punjab è Amritsar, città costruita intorno al Tempio d’oro, il luogo più santo per tutti i Sikh, nel quale sono custoditi i testi sacri di questa religione che fu fondata da Guru Nanak nel 1469 e perfezionata da nove altri Guru, l’ultimo dei quali fu Guru Gobind Singh, morto nel 1708.

Questa religione aniconica nacque in contrasto con l’islam e l’induismo, ma allo stesso tempo ne colse alcuni aspetti adattandoli perfettamente allo spirito nobile e guerriero dei Rajput.

La capitale amministrativa, contesa con l’Haryana, è però Chandigarh, un notevole esperimento urbanistico progettato e realizzato dall’architetto franco-svizzero Le Corbusier, con diversi edifici pubblici nel caratteristico stile “sopraelevato”.

L’effetto finale però è vagamente sovietico, seppur interessante, mentre del tutto affascinante e amatissimo localmente è il suo Rock Garden, vasta installazione creata abusivamente nei pressi della città dallo scultore autodidatta Nek Chand in alcuni decenni.

Jalandhar è considerata invece la città più antica del Punjab, un centro oggi fortemente industrializzato ed eccellente nella produzione di articoli sportivi.

Forse non a caso, dunque, da questa città provengono alcuni tra i migliori atleti dell’India.

Jalandhar presenta degli interessanti ricordi della dinastia Lodhi, come il tempio Shiv Mandhir, di stile indo-islamico, o ben disegnati monumenti islamici come il mausoleo dell’Imam Nasir e la vicina moschea.

Una delle perle meno conosciute del Punjab è però certamente Patiala, capitale di un regno resosi indipendente a seguito del crollo della dinastia Moghul e che godette di particolare favore durante il Raj britannico.

La sua grandezza è ancora riscontrabile in alcuni dei sontuosi palazzi risalenti al periodo e voluti dai suoi ultimi maharaja, immensamente ricchi e stravaganti, anche se il suo carattere più autentico si può trovare nel magnifico Qila Mubarak, antico forte e residenza dei precedenti regnanti, posto al centro dell’affascinante città vecchia.


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