L’India dei mille colori, dei sapori, delle spezie… l’India dei santoni, delle mucche e del chapati. L’Occidente è invaso da un’ondata di indianità di questo tipo… ma che cosa c’è oltre a queste belle immagini e ai tanti pregiudizi dell’India “paese povero”?

Dal 1947, anno dell’indipendenza dall’impero britannico, a oggi il Paese ha attraversato una serie di profondi cambiamenti, per cui prima di dare giudizi dovremmo chiederci: che cos’è l’India oggi?

Questa domanda mi tormentava talmente tanto che ho voluto andare a vedere con i miei occhi il “cambiamento economico” di questo “paese povero”.

Lo scorso novembre, abbandonate le aule patavine, mi sono voluta catapultare nel bel mezzo del business di una delle più popolose e caotiche città dell’intera India, Mumbai.

Ho fatto le valige e sono sbarcata alla IICCI, Indo Italian Chamber of Commerce and Industry di Mumbai.


Non molti sapranno che gli expat Italiani di Mumbai trovano il loro punto di riferimento nella IICCI, appartenente ad Assocamerestero e operante nel campo delle relazioni commerciali Italia-India. Fondata nel 1966, la IICCI si compone di imprese indiane e italiane e di professionisti che lavorano sodo per mantenere salda la collaborazione commerciale tra i due paesi.

Ero la prima stagista proveniente dall’Università di Padova, dal momento che non sono in vigore accordi o convenzioni con la IICCI, diversamente da quanto accade per l’Università di Gorizia, che da anni propone alla IICCI i propri studenti.

Mentre scrivevo la mia tesi sulla Democrazia Indiana, il mio relatore mi ha acceso una lampadina: perché non fare una ricerca parallela sul sistema politico e sull’economia indiana? Perché non continuare ad approfondire i miei studi sull’India anche dopo la laurea, magari svolgendo uno stage in qualche ente o camera di commercio, a patto che esistano le camere di commercio? Questa era la domanda fatidica: esistono le camere di commercio in India?

Mi sono messa immediatamente alla ricerca e nel giro di qualche settimana, dopo un colloquio telefonico con la IICCI, sono stata accettata come stagista. Fremevo dalla voglia di laurearmi e partire per conoscere quanto avevo studiato sui libri.

A novembre ho conseguito la laurea in Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Diritti Umani e qualche giorno dopo ero già in volo verso Mumbai.

Ringrazio pertanto il mio relatore che mi ha spronata ad affrontare questa avventura, intimandomi di non trascurare la mia palese curiosità verso questo paese straordinario e di approfondire ulteriormente gli studi sul campo.

La IICCI mi ha dato l’opportunità di vivere tre mesi immersa nel mondo degli affari, cogliendo l’enorme contrasto tra il dentro e il fuori ufficio.

Durante le otto ore di lavoro mi occupavo di ricerche di mercato su entrambi i paesi (nei seguenti settori: aerospaziale, vitivinicolo, pelletteria, design di interni, macchinari agricoli), dell’organizzazione di eventi, come per esempio il cinquantesimo della IICCI (una settimana all’insegna dell’italianità), della ricerca di potenziali partner, dell’aggiornamento del data base e della gestione delle comunicazioni interne ed esterne alla Camera.

Il cinquantesimo della IICCI con il segretario generale Claudio Maffioletti.

Uscita dell’ufficio venivo travolta dal traffico inarrestabile, dall’odore dei samosa che friggevano nel baracchino accanto all’ufficio e dal profumo intenso degli incensi della donnina sotto la fermata della metro.

Questa doppia visione inizialmente mi ha creato non pochi disagi: mi riusciva troppo difficile unire quello facevo alla Camera e quello che vedevo fuori, come se una volta in strada tutto perdesse significato. Col trascorrere dei giorni ho imparato che quello che facevo al lavoro era parte di quello che vedevo fuori ed era importante incentivare gli imprenditori italiani a intraprendere una collaborazione con le aziende indiane.

Anche se le tempistiche e le scadenze indiane non coincidono per niente con le nostre, ho percepito l’enorme interesse dell’India di guardare ai prodotti Made in Italy come beni di prima qualità, ma anche il grande sforzo che i pochi italiani a Mumbai fanno per abbattere la diffidenza dei nostri imprenditori verso un mercato che spaventa e che stenta a spiccare il volo.

La ragione sta proprio nei pregiudizi che abbiamo su questo paese, e sulla chiusura mentale (parlo soprattutto da veneta!) verso un’India che vorrebbe fare ma che “è ancora troppo povera”, troppo lenta e troppo lontana da noi.

Numerosi sono i progetti a cui si dedica lo staff della IICCI, composto in parte da italiani e in parte da indiani: dal desk UCIMU (Unione Costruttori Italiani Macchine Utensili) per l’aerospazio, al nuovissimo progetto per la promozione dei vini italiani (Angels of Italian Wine in India) che intende formare Esperti di Vino e Cultura Italiana tramite una serie di incontri tematici (lanciato nelle città di Mumbai, Delhi, Calcutta, Chennai, Bangalore).

Ho condiviso questo percorso formativo con Sara, un’altra stagista che come me e altri ragazzi era curiosa di scoprire anche questo lato dell’India, avendo svolto un percorso di studi in relazioni internazionali e redatto come me una tesi con focus sull’India.

Siamo state sempre coinvolte nei diversi eventi organizzati dalla IICCI: dalle cene di gala a bordo delle navi di Costa Crociere alle serate dedicate alla cultura culinaria italiana, dalle visite aziendali agli incontri in Consolato con la comunità di italiani. Abbiamo vissuto momenti indimenticabili assieme ai colleghi e, nonostante tre mesi siano stati troppo pochi per completare il puzzle, ce ne siamo tornate a casa soddisfatte e cariche di emozioni.

La IICCI mi ha insegnato molto e ha contribuito a far maturare in me la volontà di proseguire questa attività nella mia carriera lavorativa. Sarà anche povera, ma vi posso assicurare è che l’India ha voglia di crescere e noi italiani possiamo fare molto per contribuire a questa crescita.


Fotografie dell’autrice