Nella nuova puntata del sua racconto, il dottor Sunil si reca sulle isole del fiume Brahmaputra per sperimentare nuovi progetti sociali.

Il dottor Sunil Deepak è un medico di origine indiana che ha vissuto e lavorato in Italia per 30 anni. Ha diretto il reparto di assistenza medica e scientifica di AIFO (Amici di Raoul Follereau, un’organizzazione non governativa con sede a Bologna).

Nel 2014 decide di tornare nel suo paese di origine con l’idea di mettersi a disposizione come medico dove ci sia più bisogno. Ha raccontato la sua esperienza sul suo blog Arawaghi, e questa è la quattordicesima puntata della sua avventura.

Articolo originale tratto dal blog Awaraghi e disponibile a questo indirizzo.


Qualche mese fa, sono andato a visitare una delle isole del fiume Brahmaputra con l’associazione C-NES (Centre for North-East Studies) di Guwahati. Il prof. Sanjoy Hazarika, il fondatore e presidente onorario di questa associazione abita vicino alla nostra casa a Nuova Delhi, dove insegna all’università.

Barca ospedale di C-NES, Assam India - Images by Sunil Deepak, isole di Brahmaputra

Il fiume percorre circa 750 km in questa parte dell’India prima di raggiungere il Bangladesh. In alcuni punti, il fiume supera chilometri in larghezza. Centinaia di isole sono abitate.

L’associazione gestisce una quindicina di progetti in altrettanti distretti dell’Assam. Il progetto più importante è quello di portare le cure sanitarie di base nelle isole tramite l’equipe itinerante che viaggia sulle barche-ospedali.

Arrivati sull’isola, un ambulatorio era stato allestito sotto gli alberi e un centinaio di persone, soprattutto donne e bambini, sono accorse per farsi vedere.
Ambulatorio di Daurodoba, Assam India - Images by Sunil Deepak, isole di Brahmaputra

 

Le isole sono visitate da turisti. Agli occhi dei turisti, appaiono come posti meravigliosi, con la sabbia fine e bianchissima, viste mozzafiato sul fiume e una grande varietà di uccelli. Gli abitanti dell’isola le considerano invece posti disgraziati senza servizi e precari, perché ogni anno, durante i monsoni, molte isole vanno sott’acqua.

Nei villaggi lungo il fiume, queste persone non sono ben viste. “Sono immigrati del Bangladesh illegali, bisogna mandarli indietro”, mi ha detto una persona nel piccolo ristorante lungo il fiume.

L’aumento della popolazione musulmana in questa parte dell’India ha creato preoccupazione e risentimento. “Il cambiamento demografico cambierà chi verrà eletto al parlamento nelle prossime elezioni”, ha continuato.

Con Sanjoy avevo ipotizzato la conduzione di una piccola ricerca per capire quante persone disabili vivano sulle isole, come sono le loro vite e quali problemi affrontano, per verificare la fattibilità di un progetto a favore degli isolani disabili.

Così qualche giorno fa mi sono recato su un’isola a circa 80 km da Guwahati. Per arrivarci, ho impiegato quasi 5 ore. Con la sabbia bianca molto fine, i canali d’acqua del fiume e migliaia di persone che vivono tagliate dal mondo – è un mondo austero e difficile!

Il senso di isolamento dovrebbe essere allentato dai cellulari. Esiste anche una linea di barche che collega le isole tra di loro e con la terraferma.
Le donne ASHA che lavorano con il programma di salute comunitaria avevano sparso la voce e  in tanti sono accorsi a farsi vedere: costoro, compreso molti bambini, non sono mai andate a scuola o da uno specialista. Nessuno aveva un certificato di disabilità o era a conoscenza dei programmi governativi a loro favore.
Le persone disabili a Pithakaity, Assam India - Images by Sunil Deepak, isole di Brahmaputra
Persone cieche o con paralisi cerebrale, persone con disabilità genetiche e anziani con la cataratta, persone meno anziane che fanno fatica a leggere e tessere, quelle senza gamba o con altri problemi di ambulazione…. e una marea di persone sorde, sordità causata da infezioni dell’orecchio!

Tutti speravano in qualche risposta da me.

Sono tornato con un senso di rabbia e di frustrazione. L’India dei diritti è ancora lontana dalle persone delle isole. Spero che la mia indagine aiuterà C-NES e altre organizzazioni.

Amo insegnare alle persone che lavorano a livello comunitario con i disabili. Spesso, tra di loro, qualcuno ha disabilità o hanno famigliari disabili.

Penso che sia fondamentale semplificare le conoscenze mediche affinché anche gli operatori comunitari possano aiutare i disabili nei villaggi. Chi vive in piccole città e soprattutto nei villaggi, non può accedere agli ospedali privati (anche se i più poveri hanno delle agevolazioni).

Il coninvolgimento e la formazione del personale comunitario è importante anche perché le disabilità sono problematiche croniche, dove non basta una visita allo specialista o qualche ciclo di terapia: spesso è necessario un cambiamento dello stile di vita e le attività di cura e di prevenzione devono essere praticate giornalmente.

Negli ospedali, gli specialisti non hanno tempo d’insegnare alle famiglie, e molti di loro non ne capiscono la fondamentale importanza.

A Guwahati, ho ripreso a organizzare corsi per il personale comunitario. Lo scorso gennaio abbiamo tenuto un corso per bambini con paralisi cerebrale e problemi di apprendimento. Abbiamo preparato i materiali nella lingua locale (Assamese). E’ stato uno delle cose più gratificanti che abbia fatto ultimamente.

Avevo il compito di avviare un nuovo ufficio regionale dell’ong Mobility India a Guwahati. Con sede a Bangalore, vogliono avviare più progetti nel Nord perché più povero e sottosviluppato.

Fra due mesi il mio contratto termina. Avevo promesso di restare tre anni, ma ho deciso di non prolungare il contratto. L’ufficio regionale è stato avviato in gran parte. Abbiamo sviluppato diverse attività e abbiamo anche avviato un importante progetto di ricerca sulla disabilità.

Non sono riuscito a creare un laboratorio di ortesi e protesi, ma penso che persone più esperte di me nel settore lo porteranno avanti eccellentemente. E’ stata un’esperienza molto  gratificante, ma anche un po’ troppo impegnativa.

L’aspetto meno entusiasmante dell’essere responsabile di un ufficio in grande espansione sono le questioni amministrative. Concluderò la mia esperienza e tornerò a casa per passare qualche mese con mia moglie. Poi deciderò cosa fare.

Mi dispiacerà lasciare Guwahati – oramai la sento casa. La mia camera presso il centro di padre Paolo è il mio rifugio. Tutte le mattine vado a fare un giro in bicicletta, quando le strade sono ancora deserte. Non oso uscire più tardi, il traffico è caotico!

Una mattina a Guwahati, Assam India - Images by Sunil Deepak, isole di Brahmaputra

Molte persone passeggiano al mattino presto. In questi giorni non è molto freddo: alla mattina vi sono almeno 15-16 gradi. Invece molti indossano ancora maglioni, passamontagne, sciarpe e guanti di lana! Quando li vedo, mi fanno sorridere, sembra di essere al Polo Nord.

Ogni tanto abbiamo degli ospiti. Sono soprattutto le suore e i preti, di passaggio da qualche parte lontana di questa regione dell’India. Da qui prendono treni o aerei e partono per tornare in “India”. Da come ne parlano, sembra che siamo su qualche isola remota dall’India!

Oramai leggo bene la lingua locale e posso capire più o meno quello che dicono, soprattutto le persone istruite che parlano la lingua ufficiale. Faccio più fatica con i dialetti dei distretti e non so ancora parlare l’assamese.

Mi dispiacerà salutare padre Paolo. In questi mesi è lui la mia famiglia. Qualche volta discutiamo di politica. Qualche volta di religioni. Più spesso parliamo delle nostre giornate, delle piccole cose successe, dei nostri doloretti quotidiani.


Tutte le immagini sono tratte dall’articolo originale.