Nell’ottava parte del suo racconto Sunil descrive la condizione degli sfollati di Kesla e le vicissitudini del loro villaggio. 

Il dottor Sunil Deepak è un medico di origine indiana che ha vissuto e lavorato in Italia per 30 anni. Ha diretto il reparto di assistenza medica e scientifica di AIFO (Amici di Raoul Follereau, un’organizzazione non governativa con sede a Bologna). 

Nel 2014 decide di tornare nel suo paese di origine con l’idea di mettersi a disposizione come medico dove ci sia più bisogno. Ha raccontato la sua esperienza sul suo blog Arawaghi, e questa è l’ottava puntata della sua avventura.

Articolo originale tratto dal blog Awaraghi e disponibile a questo indirizzo.


Diversi abitanti di Kesla hanno dovuto lasciare le loro terre ancestrali per cercare nuovi insediamenti. Innanzitutto coloro che vivevano intorno al fiume Tawa sono stati costretti ad andare via in seguito alla decisione del governo di costruire la grande diga di Tawa negli anni 1960-70.

Negli anni 1980, i militari costruirono una grande fabbrica per la produzione di materiale bellico e bombe, costringendo altre famiglie a lasciare le loro terre. Qualche anno dopo, le milizie si appropriarono di una lunga striscia di terra per fare le prove degli ordigni esplosivi.

Altri villaggi sono invece rimasti isolati, obbligando gli abitanti a percorrere tratti molto lunghi per uscirne.

Kesla diary, India - images by Sunil Deepak, 2014
In ultima analisi, l’apertura di riserve naturali per tigri e altri animali hanno reso le foreste intorno Kesla “zone protette”. Solo negli ultimi anni il governo si è impegnato a risarcire i danni provocati alle famiglie sfollate ma per decenni le persone non hanno goduto di un minimo sostegno.

La maggior parte delle persone ora chiede adeguati risarcimenti per lasciare i villaggi, mentre altri si rifiutano.

Creare zone protette e salvaguardare la natura è un’ottima scelta, ma è necessario cercare un compromesso per integrare le popolazioni locali, affinché possano trarne beneficio.

Non sono stati gli indigeni a tagliare le foreste, a distruggere l’ambiente o a uccidere le tigri: sono molto rispettosi della natura perciò non possono essere allontanati dalle loro foreste senza cercare delle nuove sinergie di vita tra loro e le riserve naturali. L’area è ricca di bellezze naturali ma è sprovvista di molti servizi.

Kesla diary, India - images by Sunil Deepak, 2014

Smita mi ha presentato tanti attivisti e volontari che collaborano con lei per promuovere lo sviluppo delle comunità locali. Per esempio, il signor Phag Ram è un leader comunitario Korku. E’ membro del consiglio regionale di Kesla.

La signora Bistori è una giovane donna Korku, anche lei volontaria. Ha seguito un corso per fare l’operatrice sanitaria e promuove l’educazione alla salute nei villaggi. Quando me la presentarono, mi sembrava che il suo nome fosse “Bisturi” e le spiegai il significato della parola in italiano.

Invece lei mi disse che il suo nome nella lingua Korku significa “giovedì”.

Nella foto qui sotto, Bistori spiega ai ragazzi del villaggio l’importanza di lavare le mani

Kesla diary, India - images by Sunil Deepak, 2014

Le caste e i templi di Pachmadhi

Ho visto un segno potente del cambiamento che l’India tradizionale sta affrontando in un viaggio sulle montagne di Pachamadhi vicino Kesla. Il nostro autista si chiamava Dubey ed era un bramino. Era un grande amico di Rajeev, parte del nostro gruppo e appartenente alla casta degli intoccabili.

Osservarli scherzare, chiacchierare e mangiare insieme è stata una sorpresa molto piacevole – anche nei villaggi sperduti qualcosa inizia a cambiare. Rajeev è un insegnante di storia presso una scuola superiore.

Secondo lui, l’atteggiamento nei confronti degli intoccabili è cambiato tanto, anche se ogni tanto deve fare i conti con le discriminazioni.

Il viaggio era stato organizzato per tutto il gruppo dei volontari. Pensavo si trattasse di una gita fuori porta, in realtà la visita era completamente dedicata ai pellegrinaggi ai vari templi della zona. Nella spiritualità indù, le montagne sono considerate sacre e il Pachmadhi è pieno di luoghi collegati ai miti e alle leggende dell’induismo e delle religioni indigene.

Kesla diary, India - images by Sunil Deepak, 2014
L’obiettivo della mia visita a Kesla era quella di valutare l’opportunità di avviare un progetto sanitario, tuttavia, dopo lunghe discussioni, sono arrivato alla conclusione che attualmente le condizioni adatte non sussistano.
Il primo problema è la mancanza di figure che possano sostenermi –  da solo non avrei potuto soddisfare il bisogno esistente. In secondo luogo, la mancanza di un’infrastruttura per avviare un ambulatorio o dei fondi per costruire un nuovo edificio.

Smita e altri attivisti e volontari non vogliono chiedere i fondi del governo perché ciò comprometterebbe le loro lotte per i diritti. Non vogliono neanche i fondi stranieri perché pensano che le agenzie che finanziano i progetti in India facciano parte di grandi corporazioni e/o multinazionali.

Ho parlato loro di AIFO per dimostrare che anche le ong straniere si basano su ideali, ma ho dovuto ammettere che AIFO era l’unica associazione di questo tipo che conoscevo e che nei 30 anni di lavoro internazionale non avevo incontrato un’organizzazione europea simile, basata sui principi di partecipazione e democrazia.

Ho suggerito di avviare un piccolo programma di riabilitazione su base comunitaria (CBR) per aiutare le persone con disabilità dei villaggi, senza dover chiedere fondi.

Abbiamo organizzato alcune riunioni nei villaggi per parlare dei problemi avvertiti dalle persone con disabilità.

Ho promesso loro di tornare a Kesla periodicamente per sostenere i loro sforzi nella formazione del CBR.

Kesla diary, India - images by Sunil Deepak, 2014

Le orme dei dinosauri

Il fiume Sukhtawa, letteralmente il fiume secco, passa dietro la casa di Smita. Una mattina, durante una passeggiata lungo il fiume, ho visto due buchi rotondi nella roccia basalto ai margini del fiume. Ogni buco poteva contenere 3-4 zampe di elefante.

Avevo letto che questa rocca è vecchia milioni di anni ed è tra le più dure. Mi sono chiesto chi avesse potuto fare quei buchi e quando, come fossero riusciti a tagliare i buchi con i bordi così netti.

All’improvviso ho pensato alla scena di un dinosauro bloccato nella palude in qualche film – potevano essere le impronte di un dinosauro? Dopo quella volta, ne ho trovato molti altri lungo il fiume, alcuni più piccoli, altri ancora più grandi.

Non so se qualcuno può provare se questi buchi siano segni dell’esistenza dei dinosauri, ma per me, da quella mattina, quella era diventata “la passeggiata dei dinosauri“.

Kesla diary, India - images by Sunil Deepak, 2014

I dieci giorni a Kesla sono passati in un lampo. Ho condiviso una capanna con due altre persone dove entrava l’acqua ogni volta che pioveva. Avevo paura che entrassero serpenti e altri animali. In quei giorni non mi sono mai guardato allo specchio: la casa di Smita era molto essenziale.

Ciò nonostante, mi sono trovato bene con Smita e gli altri attivisti-volontari. Ho passato molto tempo a passeggiare, a visitare le famiglie e a parlare con le persone. Spero che la CBR possa essere realizzate e continuerò a sostenere i loro sforzi.


Tutte le immagini sono tratte dall’articolo originale.