Oggi andremo alla scoperta delle meraviglie e dei segreti della tomba del grande imperatore moghul Akbar. Un sito da non perdere, se visitate il Taj Mahal: siamo a pochi chilometri di distanza.

L’autrice dell’articolo è Alessandra Loffredo, fondatrice del portale online Guida India, inesauribile fonte di curiosità e informazioni su storia, arte, architettura, letteratura, musica, cinema e grandi personalità legate all’India.

Articolo originale tratto da Guida India e disponibile a questo indirizzo.

 


A pochi chilometri dal centro di Agra, la città dell’Uttar Pradesh dove si trova il celebre Taj Mahal, si trova Sikandra, che fu capitale durante il sultanato di Sikandar Lodhi e che ospita il mausoleo dell’imperatore moghul Akbar.

Non è possibile stabilire quanta parte abbia avuto il gusto dell’imperatore moghul Akbar nel decidere l’aspetto finale della sua ultima dimora, costruita nell’antica città del sultano Sikandar Lodhi, presso Agra.

Jahangir, il figlio succedutogli, racconta che, quando visitò il luogo in cui da qualche anno si stava costruendo il mausoleo, trovò che “i muratori lo avevano fatto a loro piacere”. Ordinò allora di distruggerne gran parte e di ricostruirlo.

Secondo un’iscrizione posta sulla porta occidentale del Char Bagh, il classico giardino quadripartito nel quale è posto l’edificio, la struttura fu compiuta nel 1613.

Ma certamente i lavori furono iniziati da Akbar in persona poco prima della sua morte, avvenuta nel 1605, e presentano delle innovazioni rispetto alle precedenti costruzioni funebri moghul.

Diversamente da quanto prescritto dalla tradizione islamica, la sepoltura dell’imperatore prevedeva infatti che la testa del defunto fosse rivolta verso il sole nascente e non verso La Mecca e anche i quattro minareti di marmo bianco che accompagnano gli angoli dell’edificio, probabilmente voluti da Jahangir, costituirono una novità per una tomba imperiale in India.

Da ognuno dei quattro alti portali che interrompono le mura di cinta della struttura, partono incrociandosi al centro dell’area ampi viali lastricati, percorsi da altrettanti canali che rappresentano i quattro fiumi del Paradiso.

Il plinto della tomba vera e propria, di circa 103 metri di lato, sembra riproporre su scala molto maggiore il baradari, un padiglione aerato, proprio del Sultano Sikandar, che sorge non molto distante dal mausoleo, mentre gli altri tre piani che costituiscono la struttura sono trabeati e di dimensioni decrescenti, con uno stile rapportabile a quello del Rang Mahal di Fatehpur Sikri.

La piattaforma finale avrebbe dovuto essere probabilmente ricoperta da una cupola, nelle intenzioni. E’ invece strutturata a chiostri con belle jalis, schermature traforate in marmo, che ne ornano le arcate esterne.

Al suo centro, su di una piattaforma, si trova un blocco di marmo finemente decorato con temi floreali e iscrizioni e che rappresenta la sepoltura vera e propria posta all’interno.

A questa si accede attraverso l’arcata centrale del plinto e che introduce a un vasto vestibolo riccamente ornato a stucco in toni oro e blu. Da qui un corridoio inclinato porta a una camera a volta, dove in un semplice sarcofago di marmo bianco riposarono i resti mortali del grande sovrano.

Durante le rivolte che segnarono il regno dell’imperatore Aurangzeb, la tomba venne profanata da ribelli Jats che, si dice, dispersero le spoglie di Akbar.

Altre piccole camere funerarie a livello della piattaforma circondano quella principale e in queste riposano due figlie e un figlio dell’imperatore.

Anche le decorazioni del plinto e della porta d’ingresso costituirono un’innovazione: l’arenaria rossa è infatti quasi ricoperta da una lavorazione in marmo bianco, grigio e nero con disegni di intrecci rettilinei di grande varietà, mentre il portale offre ampie fasce ornate da un motivo floreale stilizzato.

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Numerose sono le iscrizioni in persiano, attribuite al calligrafo Abd ul-haqq, che doveva più tardi tracciarne molte per anche il Taj Mahal. Una recita così:

Salve, spazio benedetto, più felice del giardino del Paradiso!

Salve, nobile edificio, più alto del trono divino!

Un paradiso, il cui giardino ha migliaia di Rizwan* come servi,

il cui giardino ha migliaia di paradisi per la sua terra.

La penna dell’operaio del decreto divino ha scritto sulla sua corte:

Questi sono i giardini dell’Eden: entrateci per vivere eternamente.

 

* Rizwan è il Guardiano delle porte del Paradiso.

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