Mal d’India: anche se vivere in India non è affatto facile, ci saranno dei motivi per cui, una volta tornati in Italia, l’India vi mancherà.

Michela, partita per l’India per seguire il marito, ci racconta con il suo stile ironico e pungente quali sono le cose che, nonostante tutto, le mancheranno dell’India. 

Michela Zorzi, partita per Pune nel 2013, è appassionata di yoga, lavora come volontaria in un orfanotrofio, scrive in un blog in cui parla delle sue disavventure indiane, dello shock culturale e di come sopravvivere in questo Paese.

L’articolo originale è tratto dal suo blog Sopravvivere in India ed è disponibile a questo indirizzo.

 


In una giornata in cui non ho gas in casa quindi non posso cucinare, non c’è elettricità quindi non posso lavare le verdure, lavare me stessa o semplicemente accendere il ventilatore e non morire di caldo, vi spiego perché l’India mi mancherà quando (e se) un giorno me ne andrò.

Sperando che la batteria del pc non mi lasci a metà dell’opera, facendo di quest’opera incompiuta un pezzo di storia, vi assicuro che la vita in India è dura quanto l’abbandono dell’India.

Iniziamo dicendo che l’India di voi se ne sbatte le palle, prende quello di buono che c’è in ognuno di noi e tanti saluti, non ha tempo per ringraziarvi, dovete cercare la bellezza da soli e solitamente la trovate nei posti più impensabili.

1 – Le baracche di frutta e verdura

frutta e verdura

Essendo io un’orrenda vegetariana e una taccagna di prima categoria l’India è il paese che fa per me.

Mi sfamo con pochissime rupie, i prodotti sono sempre freschi e saporiti perché guadagnati con il sudore della fronte, accumulato negli interminabili minuti di lotte con gli altri indiani che al baracchino saltano la fila.

Qui in India ogni mattina un espatriato si alza e sa che dovrà correre più veloce delle maid (le domestiche indiane), per prendere i pomodori freschi e non ammaccati.

La maid ogni mattina si alza e sa che potrà camminare serenamente perché non importa a che ora parte, riuscirà comunque a saltare la fila, sfilarti i pomodori migliori, pagare meno, andarsene e mandarti a quel paese!

Io le adoro e le studio da anni, ma ancora non capisco come facciano queste donne ormai prossime alla pensione e spesso con acciacchi alla schiena, a passare la fila con nonchalance e cattiveria che “Joker levati perché non sei nessuno”.

Mi mancherà questa guerra, mi mancheranno i loro sguardi al limite della compassione perché potrò anche vestirmi con i più costosi abiti-assetto-da-guerra, ma loro vinceranno sempre.

 

2 – Camminare per strada come Bitter Sweet Symphony

Vi ricordate il video di Bitter Sweet Symphony dei Verve, in cui il cantante cammina e sbatte addosso alla gente? Sbattendosene allegramente le palle?! Ecco, quello è un chiaro tributo alla camminata indiana.

L’indiano medio quando guida o cammina si aliena, entra in un universo parallelo e smette di prestare attenzione a quello che fa.

Nonostante il termine “vivere sulle nuvole” suoni molto poetico, vivere con persone che vivono sulle nuvole non è facile. Diventa estremamente difficile quando tu stai camminando, si avvicina un tipo in moto e ti fa pelo e contropelo semplicemente perché non ti vede: stava pensando ad altro!

Gli indiani sono così, sono dei poeti, degli artisti. Venerdì stavamo camminando, le persone correvano in moto o i rickshaw sul marciapiede e si incazzavano anche se gli facevi notare che è fatto per la gente a piedi.

La logica non fa parte dell’India e questo caos, l’anarchia indiana, questa avventura costante in un sentiero che porta alla morte mi mancherà quando me ne andrò.

 

3 – I rickshaw

Risciò

I rickshaw driver (i guidatori di risciò) sono portatori sani di rabbia. Codeste persone sono nate e addestrate per tirare fuori tutta la collera che hai in corpo.

Vi ricordate quel litigio con la nonna, la viglia di Natale del 1995? No?

Venite in India, parlate con un rickshaw driver per cinque minuti e riscoprirete la gioia dell’antico rancore.

Non avendo un autista personale o un mio personale mezzo di trasporto devo servirmi spesso del rickshaw, questa è una fortuna perché giornalmente mi alleno a trovare la pace interiore.

Ti avvicini a queste scatole di morte con amore e serenità, il rickshaw driver ti guarda, vede la tua non indianità e spara un prezzo a caso che solitamente equivale a quattro volte il prezzo vero.

Al ché inizia una guerra silenziosa di sguardi, in cui ci guardiamo con decisione e tenacia, rabbia e orgoglio, il primo che abbassa lo sguardo vince. Queste battaglie durano anche ore.

Se durante il giorno pur di risparmiare cinque centesimi faresti anche otto chilometri a piedi, o spaccheresti la gabbia di latta che sei costretto a prendere, di notte, in preda dei fumi dell’alcool, il rickshaw assume le sembianze del Santo Graal.

Avere uno sconosciuto che ti riporta a casa quando hai bevuto peggio di Grignani durante i saldi al Lidl, è il sogno di noi veneti.

Poter bere “come gorne” (come grondaie) senza l’incubo controlli è la nostra idea di paradiso, e qui puoi farlo.

I rickshaw driver lo sanno e di notte sparano prezzi a dir poco folli e tu accetti, e lo ringrazi anche, perché la fatica più grande non sarà quella di dormire in macchina ma quella di dirgli la destinazione.

I driver sono sempre gli stessi, quindi conscio di averti rapinato ci riproverà continuamente, in un gioco senza fine in cui a volte sganci la grana e a volte fai il taccagno, dipende dalla quantità di bibite in corpo!

La vita è dura per noi espatriati, l’integrazione non è semplice per entrambe le parti, ma l’India mi ha insegnato che alla fine il masochismo piace a tutti e io sento che di questo paese mi mancherà tutto, anche l’odore di cibo fritto e coriandolo alle sei del mattino!

 

PS:  la corrente è ritornata dopo cinque ore di assenza!

 

Leggi anche: 10 cose dell’India che ti mancheranno


Immagine principale tratta da www.indiamarks.com

Immagini tratte dall’articolo originale