Michela, partita per l’India per seguire il marito, ci racconta oggi con il suo stile ironico e pungente quali sono le cose che in India NON si possono fare.  E, soprattutto, come sopravvivere.

Michela Zorzi, partita per Pune nel 2013, è appassionata di yoga, lavora come volontaria in un orfanotrofio, scrive in un blog in cui parla delle sue disavventure indiane, dello shock culturale e di come sopravvivere in questo Paese.

L’articolo originale è tratto dal suo blog Sopravvivere in India ed è disponibile a questo indirizzo.


 

Dovete sapere che per me la vita normale è quella veneta, fatta di prosecchi alle dieci del mattino, grappetta alle due e dopo a piede libero verso la sana via dell’alcolismo.

Una bestemmia qua, un gesto dell’ombrello là, gran giri in bici e cose urlate in dialetto, a caso, a tutti, perché in paese non c’è nessuno che non conosci.

L’India, la più grande democrazia del mondo, invece, nasconde insidie e difficoltà difficili da capire e comprendere, per questo, amiche e adepti, voglio spiegarvi cosa NON fare a Pune!

 1 – Giocare a Pokemon GO

Durante le mie vacanze in Italia, scaricai Pokemon Go, un po’ perché spero che la CIA venga a prenderci e ci riporti a casa, un po’ perché mi piace fare quello che fanno tutti, se il mio amico si butta nel fosso, ci vado anch’io, allegramente.

Scaricai questo gioco con la certezza che giocarci a Pune sarebbe stato fighissimo, avrei trovato animali stranissimi e mi sarei divertita come una pazza nel tragitto di cinquecento metri, che a farlo ci metti quasi un’ora!

Ritornata nella “più grande democrazia del mondo”, come uno schiaffo in piena faccia, Pune mi ricorda che se cammini per strada sei l’ultimo anello della catena alimentare indiana, sei peggio degli intoccabili e per questo ogni distrazione equivale alla morte.

A Pune è quasi impossibile camminare senza rischiare di essere schiacciato, di schiacciare qualcuno che dorme per terra, pestare escrementi umani e non, pestare animali, pestare carcasse di animali e, last but not least, cadere in buchi profondissimi che portano direttamente al centro della terra e risbuchi dall’altra parte morto o semi-morto.

 

2 – Prendere il sole in bikini

Prendere il sole, in bikini, nel proprio terrazzo, a Pune non si fa.

Ma in realtà dipende in quale society vivi (in India la society è un complesso residenziale dove vivono persone benestanti).

Per esempio, dove vivo ora, poche persone rompono le scatole, sarà perché qui molti lavorano, sarà che la society è enorme, sarà quel che sarà, ma qui vige il vivi e lascia vivere, con certe piccole eccezioni perché comunque siamo sempre in India!

Nella society in cui vivevo prima, invece, prendere il sole in bikini, nel proprio terrazzo o nella piscina della society, era vietato.

O meglio, non era vietato, ma una volta una famiglia di indiani chiamò la polizia, e da quel momento diventò quasi vietato farlo.

Era una regola scritta? No. Era una regola decisa da tutti? No. Era veramente vietato farlo? Boh!

Io sono ancora certa che questa regola dipendesse dalla bellezza della persona in bikini, infatti, quando arrivò una signora molto bella e iniziò a scendere in bikini nessuno le disse niente.

Al massimo le mamme indiane invidiose le lanciavano addosso orde di bambini fino a che lei volontariamente se ne andava.

Quindi, è vietato mettersi in bikini a Pune? Ufficialmente no, ma non si può mai sapere!

 

3 – Avere una propria privacy

Una cosa che vi dovete scordare in India è la privacy, per chi non lo sapesse la grande democrazia ha un piccolo problema di sovrappopolazione.

Qua la gente è ovunque, sbuca da ogni dove, si moltiplicano con una tenacia e una velocità che cozza con la loro lentezza perenne.

I ricchi si lamentano perché i poveri sfornano continuamente figli, i poveri vogliono prole e noi espatriati siamo nel mezzo di questa valanga che cresce costantemente, senza freno. Potete capire che in questa situazione senza nessun controllo, parlare di privacy è alquanto assurdo.

Il piccolo, nuovo espatriato, dovrà abituarsi al fatto che tutti ti fissano mentre digiti il PIN del bancomat.

Lo so, è fastidioso, ma oltre ad assumere una faccia cattiva, pari solo a quella di King Joffrey, e al contempo posizioni acrobatiche per non fargli vedere il PIN, c’è poco da fare, loro guarderanno, sempre, innocentemente, inequivocabilmente.

Quando cammini per strada tutti si girano, facendoti sentire un misto fra un lebbroso e una famosa star.

Non preoccupatevi, quando passi non smettono di scattarrare, ma lo fanno fissandoti negli occhi. Inquietante? Sì nel primo periodo, poi fai il callo!

 

4 – Evitare le domande personali

Gli indiani vogliono sapere tutto di te, fanno domande impertinenti senza neanche rendersene conto, chiedono cose che non sai neanche tu e lo fanno anche se sei un perfetto estraneo!

In questi anni mi sono sentita chiedere da persone che neanche conoscevo: “quanti soldi prende tuo marito? quanti soldi ha il collega di tuo marito? Ma il collega di tuo marito è ricco? Perché non hai ANCORA bambini? Dove vai? Cosa fai?”

La migliore rimane quella volta che PCLPLDCDNT (persona che lavora per la ditta colpevole del nostro trasferimento) osò andarsene dalla piscina troppo in anticipo e i dipendenti gli chiesero, per ben cinque volte, perché se andava.

Lui, gentiluomo come solo gli uomini d’altri tempi sanno essere, alla quinta volta sussurrò un debole: “vado a farmi gli STRACAZZI MIEIIII”!

 

E quindi? Come sopravvivere?

La mia filosofia dunque è quella di accettare quello che NON puoi fare, o quello che non puoi cambiare, e osservare questi fantastici indiani, nella speranza che qualcosa cambi, o con la paura che qualcosa cambi, perché si sa, in India tutto è possibile e al peggio non c’è mai fine!

Ma l’ho detto che io adoro gli indiani?


Immagine principale tratta dal blog dell’autrice