Uber, la società americana online di taxi, è stata recentemente messa al bando a Delhi in seguito allo stupro di una giovane passeggera da parte del tassista che la accompagnava a casa. Il successo di Uber in India sembra dunque essere scosso, con il venir meno del suo scopo dichiarato: fornire alla clientela un servizio economico e, soprattutto, sicuro.


Delhi, 8 dicembre 2014: La compagnia americana di taxi Uber ha visto concludersi a Delhi, nel giro di pochi mesi dal suo debutto, quel sogno di successo che i dati promettevano. Sbarcata in India di recente, Uber si è distinta per offrire un servizio di taxi completamente online, raggiungibile con un semplice click e costantemente monitorabile tramite il GPS dello smartphone degli autisti affiliati.

In seguito alla denuncia di un caso di stupro avvenuto in tarda serata il 5 dicembre ai danni di una donna di 27 anni che usufruiva dei servizi di taxi, un comunicato del Dipartimento dei Trasporti della capitale indiana ha annunciato la messa al bando di tutti i servizi di taxi forniti dalla società di San Francisco nell’area metropolitana di Delhi, mentre verranno mantenuti nelle altre città indiane.

L’autore dello stupro, Shiv Kumar Yadav, 32 anni e originario di Meerut, cittadina a pochi chilometri da Delhi, era già stato arrestato per un’altra violenza sessuale in passato. Dinanzi alle accuse da parte della sua passeggera, Yadav ha confessato l’episodio senza mostrare alcun segno di pentimento.

L’accusato non ha esitato a spegnere il proprio smartphone e a rendersi quindi irraggiungibile durante l’esecuzione della violenza sessuale.

Sembra che Uber abbia peccato nell’esecuzione dei controlli necessari al reclutamento dei propri tassisti.

Accanto ad Uber, che era già nell’occhio del ciclone in India per il suo sistema di pagamento online tramite carta di credito (a cui aveva ovviato tramite l’introduzione di un pay wallet con cui controllare l’esecuzione e ricezione dei pagamenti in India), rischiano di essere messe al bando altre 6 compagnie di taxi in India, non registrate presso il Ministero dei Trasporti indiano.

Il governo Modi, probabilmente sotto pressione dalle compagnie di taxi tradizionali, sembra sicuro di aver compiuto la scelta giusta dinanzi all’ennesima minaccia per la sicurezza dei cittadini e non sembra al momento trovare altra soluzione che la chiusura di Uber a Delhi.

Un vero peccato per le migliaia di utenti di Uber, ma un sollievo per le compagnie di taxi locali che stavano soffrendo la concorrenza e la comodità dei servizi offerti dalla compagnia americana raggiungibili con un click dal proprio smartphone.


Immagine di copertina tratta da: www.hindustantimes.com/india-news

Fonte utilizzata: “Uber cabs face nationwide ban; Ola, TaxiForSure face heat” in indianexpress.com