Sono sette i fiumi sacri dell’India secondo la tradizione induista.

Sette fiumi che vantano origini divine. Spesso rappresentano divinità femminili scese sulla Terra, così che immergersi nelle loro acque significa purificasi ed eliminare i propri peccati.

Allo stesso modo i maggiori festival e pellegrinaggi, a cui accorrono milioni di fedeli da tutta l’India, si svolgono sulle rive dei fiumi.

Nonostante il loro significato religioso, oggi i fiumi indiani sono fortemente minacciati da uno sviluppo poco rispettoso dell’ambiente che causa inquinamento e sfruttamento idrico.

1 – Gange

Il Gange a Varanasi

Il Gange è il cuore e l’anima della cultura indiana.

In italiano lo chiamiamo Gange, ma in India è Ganga, al femminile come la maggior parte dei fiumi.

Secondo la geografia mitologica, la dea Ganga è un fiume divino, sceso dal Cielo sulla Terra scivolando sulla chioma del Dio Shiva.

Secondo la geografia terrestre, invece, il Gange nasce dall’Himalaya, dal ghiacciaio di Gangotri, e attraversa la pianura dell’India del Nord fino a sfociare dopo 2500 km nel Golfo del Bengala con un intricato delta.

Uno dei suoi luoghi più sacri è la città di Varanasi. È lungo i suoi ghat, le scalinate che scendono nel Gange, che accorrono migliaia di fedeli a immergersi nelle acque sacre e che vengono cremati i cadaveri: le loro ceneri saranno poi affidate alla stessa dea Ganga.

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2 – Yamuna

Il Taj Mahal che si specchia nella Yamuna

L’avete visto in mille fotografie, con il Taj Mahal che ci si riflette all’alba o al tramonto: è forse il fiume più fotografato dell’India.

La Yamuna nasce dall’Himalaya, scorre quasi parallela al Gange, attraversa Delhi e Agra, e confluisce poi nel Gange nella città di Allahabad.

Anche la Yamuna è una dea, figlia del Dio del sole Surya e sorella del Dio della morte Yama: secondo una leggenda, sono state le lacrime per la partenza del fratello verso il regno dei morti a creare il fiume.

La Yamuna ha però anche il triste primato di essere il fiume più inquinato del mondo: non si può certo dire che il Gange sia pulito, ma gli scarichi fognari e industriali  hanno reso la Yamuna il corso d’acqua più contaminato del pianeta.

3 – Saraswati

Al Kumbh Mela 2015

La Saraswati è un fiume che non c’è. O almeno non c’è più.

Se ne parla negli antichi testi della mitologia indiana, come di un fiume che nasce dall’Himalaya. Alcuni studi archeologici e geologici sembrerebbero confermare che questo fiume sia realmente esistito, prima di asciugarsi totalmente in seguito a un periodo di siccità.

Ma secondo la mitologia la Saraswati è scomparsa sottoterra, ed è questa l’ipotesi più magica e mistica che ancora in molti credono. Il suo corso sotterraneo ed esoterico confluisce nel Gange nei pressi di Allahabad, insieme alla Yamuna.

E se i fiumi sono sacri in India, la confluenza di più fiumi è ancora più sacra: Allahabad è infatti meta di uno dei più grandi pellegrinaggi induisti, il Kumbh Mela, che viene celebrato qui ogni volta ogni 12 anni e che attira milioni di persone.

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4 – IndoL'Indo in Ladakh

L’India deve il suo nome attuale a un fiume, l’Indo.
È uno dei pochi fiumi ad avere un nome maschile e negli antichi testi vedici viene descritto come un guerriero.

L’Indo è testimone di una delle civiltà più antiche del mondo, sviluppata nella sua valle, e nei secoli, da Alessandro Magno in poi, ha attratto conquistatori alla volta dell’Oriente.

In realtà l’Indo oggi scorre solo per un piccolo tratto in territorio indiano: nasce in Tibet e dopo avere attraversato la regione indiana del Kashmir e Ladakh, entra in Pakistan per sfociare nel Mare Arabico.

Se visitate il Ladakh, lo vedrete scorrere in mezzo al paesaggio di alta montagna, brullo e desertico, a formare piccole oasi verdi che permettono agli abitanti delle sue rive di praticare un’agricoltura di sussistenza.

5 – Narmada

La dida sulla Narmada

È il fiume che segna ufficialmente il confine fra Nord e Sud dell’India: nasce nello stato del Madhya Pradesh e sfocia nel Mare Arabico.

Svariate leggende raccontano le sue origini sacre: chi la vuole nascere dal sudore del Dio Shiva, chi dalle lacrime di Brahma.

Oggi la Narmada è il fiume che più rappresenta il doppio volto dello sviluppo economico indiano.

Con un progetto molto controverso, appoggiato dal governo e ostacolato dagli ambientalisti e dalla popolazione locale, sul corso della Narmada è in costruzione una serie di dighe, fra cui la Sardar Sarovar, attualmente una delle dighe più grandi al mondo.

Il progetto sarà in grado di fornire irrigazione ed energia elettrica a milioni di persone, ma per i contadini che abitano nella valle della Narmada ha già significato veder la propria casa e la propria terra sommerse per sempre.

6 – Godavari

Il Godavari a Nasik durante il Kumbh Mela 2015

Con i suoi 1465 km la Godavari è il secondo fiume dell’India dopo il Gange.

Nasce nel Maharastra e scorre verso Est fino a tuffarsi nel Golfo del Bengala.

Una leggenda vuole che sia una deviazione del Gange voluta da Shiva e, come il Gange, è considerata sacra.

Le sponde della Godavari sono sede di uno dei Kumbh Mela che si svolgono sui fiumi indiani: quest’anno, dal 14 luglio al 25 settembre 2015, è la volta della città di Nasik, con milioni di pellegrini in arrivo.

7 – Kaveri

La cascate Shivasamudram

Conosciuta come il “Gange del Sud” e celebrata nella letteratura in lingua tamil, anche la Kaveri ha origini divine: una delle tante leggende racconta che Kaveri, un’apsara (ninfa) cresciuta come figlia di Brahma, abbia chiesto e ottenuto di diventare un fiume per poter lavar via i peccati dal mondo.

La Kaveri nasce nello stato del Karnakatha e sfocia in Tamil Nadu. Il suo corso è attraversato da vari dislivelli, sfruttati da alcune dighe costriute già al tempo degli inglesi.

In particolare, lungo il suo corso troviamo le spettacolari cascate di Shivasamudram (“l’oceano di Shiva”), le più alte dell’India.

 


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