Articolo in 2 minuti –  Il Partito dell’Uomo Comune (Aam Aadmi Party) di Arvind Kejriwal (nella foto) nelle ultime elezioni di febbraio a Delhi ha ottenuto un vero e proprio trionfo, superando di netto gli avversari del BJP, il partito di destra del Primo Ministro Modi, e il malandato partito del Congresso.

Il movimento di natura anti-sistema, per alcuni aspetti avvicinabile al nostro Movimento Cinque Stelle, ha riconquistato la fiducia degli abitanti dello stato della capitale dopo il passo falso del 2013

In quell’anno infatti Kejriwal aveva ottenuto la vittoria, salvo poi rinunciare alla carica  per il mancato raggiungimento di un accordo sulla legge anti-corruzione.

Avendo riconosciuto subito dopo di aver fatto un errore madornale, lui ed i suoi alleati hanno presto ritentato e il loro impegno è stato ripagato da una vittoria schiacciante.

Persino l’algido Primo Ministro Modi con molta sportività si è congratulato via Twitter con il neo eletto Chief Minister di Delhi. 

 


 

Per approfondire –  L’Aam Aadmi Party, traducibile in italiano come, il Partito dell’Uomo Comune, lo scorso 14 febbraio ha conquistato ben 67 seggi – su un totale di 70 – nelle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea della città di Delhi.

Il BJP (Bharatiya Janata Party), cioè il partito di destra da cui proviene l’attuale Primo Ministro Narendra Modi, si è preso i restanti tre seggi, e non ne sono dunque rimasti per la formazione di centro-sinistra del Congresso.

Per saperne di più su Modi, leggete qui: Modi – Ode all’Hindu che è in voi

Il partito del Congresso usciva già notevolmente indebolito dalle elezioni nazionali, nelle quali la mancanza di un leader convincente e carismatico aveva spianato la strada alla vittoria di Modi e confermando la percezione che l’elettorato non fosse più convinto della dinastia Gandhi-Nehru da decenni alla guida del partito.

In questo senso le elezioni di Delhi hanno quindi confermato un trend nazionale, ma rappresentano anche una rivoluzione (come lo stesso Kejriwal definisce questi risultati, sicuro del fatto che “l’India cambierà velocemente”) perché questo “terzo polo” è un movimento giovane, dinamico, distante dalla vecchia politica, che è stato in grado di portare risultati così netti come non se ne vedevano da anni.

Il lettore italiano potrebbe scorgere una certa affinità tra L’Aam Aadmi Party e il nostrano Movimento Cinque Stelle. Entrambi nascono quasi per reazione ad un certo tipo di politica stantio, ad un sistema corrotto e a una “casta” di vecchie facce ‘ancorate’ alle poltrone.

I candidati dell’Aam Aadmi Party sono davvero degli uomini comuni, come recitano i buffi cappellini di carta che indossano durante i comizi. Primo fra tutti Arwind Kejriwal, neoeletto governatore dello stato di Delhi, ingegnere meccanico.

Le sue vicende personali lo avvicinano gradualmente alla politica e fonda nel 2012 questo nuovo partito destinato a vincere le elezioni di Delhi nel 2013, diventando così governatore dello stato della capitale.

Questa prima esperienza è però brevissima, giusto 49 giorni di governo: dopo questo periodo Kejriwal si dimette per protesta contro le altre forze di governo, accusandole di voler ostacolare l’approvazione di una legge anti-corruzione.

Quasi istantaneamente si pente però di questa mossa troppo idealista. Chiede anzi ripetutamente scusa per aver disatteso le aspettative dei suoi elettori, che avevano riposto in lui fiducia e speranze. Torna in campo poco dopo, adoperandosi per le elezioni nazionali di maggio 2014, dove racimola 4 seggi basando la campagna elettorale incentrata sulla lotta alla corruzione.

Alla vigilia di nuove elezioni per l’Assemblea di Delhi Kejriwal si candida di nuovo ma aggiustando il tiro. Basa la campagna elettorale sui bisogni concreti dei cittadini della capitale e promette di non ripetere gli errori commessi durante il primo mandato per un’intransigenza che, sebbene in buona fede, aveva troncato ogni possibilità di miglioramento.

Il suo elettorato gli rimane fedele ed anzi viene arricchito da coloro che ormai non si riconoscono più nel Congresso o che semplicemente non sono stati convinti dalla retorica troppo nazionalista del BJP.

L’immagine pulita, l’idealismo pacato e la concretezza della sua campagna elettorale hanno dunque portato Kejriwal al secondo mandato e il suo partito a dominare l’Assemblea di Delhi.

Un risultato tanto netto e stupefacente che ha incuriosito e stupito molto, tanto che il Primo Ministro Narendra Modi ha dovuto sottolineare su twitter di essersi sportivamente congratulato con il neoeletto ed avergli assicurato tutto il sostegno del governo centrale nella gestione della capitale.

 


Immagine tratta da SantaBanta.com