“Non aveva importanza che la storia fosse già iniziata, dal momento che il Kathakali ha scoperto molto tempo fa che il segreto delle Grandi Storie è che esse non hanno segreti.

Le Grandi Storie sono quelle che abbiamo già sentito e che vogliamo sentire di nuovo. Quelle in cui possiamo entrare da una parte qualunque e starci comodi.

Non ci ingannano con trasalimenti e finali a sorpresa. Non ci sorprendono con l’imprevisto.

Ci sono familiari come le case in cui abitiamo. Come l’odore della pelle del nostro amante.

Sappiamo in anticipo come vanno a finire, eppure le seguiamo come se non lo sapessimo. Allo stesso modo in cui sappiamo che un giorno dovremo morire, ma viviamo come se non lo sapessimo.”

È con queste parole che ho letto per la prima volta nella mia vita del Kathakali, l’antica forma di teatro del Kerala, nel romanzo Il dio delle piccole cose di Arundhati Roy.

Pochi mesi dopo il destino mi ha portato proprio in Kerala, a casa di Prem, un caro amico indiano…

 


 

Il Kerala attrae migliaia di turisti per le sue belle spiagge, ma io sono qui, in un piccolo villaggio dell’entroterra, per esplorare la sua letteratura e le sue tradizioni artistiche.

Vista la mia curiosità, Prem ha organizzato per me un’intera giornata all’insegna del Kathakali, contattando i più grandi maestri e la scuola migliore dell’India e facendo culminare la giornata con uno spettacolo nell’ambito di un festival religioso.

Ci viene a prendere un suo amico con una vecchia Ambassador bianca. La prima tappa è la casa di Harikumar, maestro e direttore di una scuola di Kathakali.

È molto contento di vedermi e inizia subito a spiegarmi. Il Kathakali si è sviluppato dal Koodiyattom e dal Krishnanattom, forme precedenti di teatro nate circa 2000 anni fa, che avevano come missione quella di raccontare la vita degli dèi.

La forma propria del Kathakali si definisce solo nel XVII secolo, quando viene anche adottato il malayalam, la lingua regionale del Kerala, al posto del sanscrito, lingua letteraria ormai non più parlata quotidianamente.

I testi letterari da cui trae spunto sono principalmente i due maggiori poemi epici indiani, il Mahabharata e il Ramayana, che forniscono gran parte delle storie rappresentate.

Per saperne di più sull’epica indiana, leggi: Mahabharata e Ramayana – L’epica ai tempi della tv

I testi sono stati trasformati in versioni teatrali ed esiste un repertorio di testi classici, ma in principio ogni storia è buona, tanto che Harikumar ha addirittura adattato il Giulio Cesare di Shakespeare per una rappresentazione di Kathakali.

Ciò che accomuna tutte le storie è la finale vittoria del bene sul male, a ribadire il significato religioso.

Ma, più che la storia in sé, ciò che conta è come la storia viene raccontata. Più che il testo, ciò che conta è l’espressione corporea, più che l’autore, l’attore.

Gli attori non parlano mai, ma vengono accompagnati da musicisti sul palco che cantano e suonano.

Gli attori hanno a disposizione solo il corpo per parlare. Diventa molto importante così la danza, basata su sequenze di passi, ma soprattutto il complesso linguaggio di gesti, detti mudra, attraverso cui si può esprimere qualsiasi cosa.

Per farmi capire meglio, Harikumar mi esemplifica alcuni gesti.mi esemplifica alcuni gesti.

È impressionante, mette tutto se stesso nei gesti, sembra quasi trasformarsi in un’altra persona. In questa metamorfosi, a parte la bellezza e il lento fluire delle mani, la cosa più stupefacente sono i movimenti degli occhi, velocissimi.

Mi insegna quali sono i gesti per dire fiume, monte, uccello, pesce, occhi, cobra, come in una lingua dei segni, e poi le parole si trasformano in frasi, fluendo fra l’ondeggiare delle mani, capaci di descrivere verbi, preposizioni e avverbi in una danza senza fine.

Altro fattore importantissimo sono i costumi e il trucco.

A questo proposito Harikumar mi raccomanda di arrivare largamente in anticipo, questa sera, per non perdermi l’operazione del trucco: per circa tre ore gli attori stanno sdraiati per terra senza il minimo movimento per farsi truccare.

Il risultato è molto importante: il colore del volto definisce il ruolo del personaggio: verde per gli eroi, rosso per i demoni.

La prossima tappa è la scuola di Kalamandalam, la migliore scuola di Kathakali in India, che organizza corsi per gli studenti che vogliono imparare, oltre al Kathakali, anche altre forme tradizionali di danza e teatro.

Un insegnante della scuola ci porta in giro fra le aule, spiegandoci il programma dei corsi. L’apprendimento del Kathakali è riservato a soli attori maschi, che interpretano anche i ruoli femminili.

L’allenamento richiesto per diventare attori è lungo e impegnativo, inizia dall’età di dieci-dodici anni e sono necessari almeno dieci anni per diventare un buon attore.

La giornata è molto impegnativa: quattro sessioni al giorno, dalle quattro del mattino alle otto di sera, con brevi pause per i pasti.

L’allenamento prevede una serie di esercizi fisici, per essere in grado di mantenere delle posture spesso innaturali nonché di indossare i costumi che arrivano a pesare fino a 30 chili, insieme a studi estetici e di teatro.

L’esercizio fisico è accompagnato da massaggi allo scopo di rendere ogni parte del corpo totalmente indipendente dalle altre e contiene elementi comuni alle arti marziali e alla medicina tradizionale ayurvedica.

Ma la parte più difficile è forse quella degli esercizi per i muscoli facciali e gli occhi, che viene svolta al mattino presto.

Vengono classificati diversi registri espressivi (terrore, comicità, meraviglia ecc.), che lo studente deve imparare a tenere sul volto per almeno venti minuti.

A questo punto visitiamo le varie aule, affollate da ragazzi dai dieci ai vent’anni: studenti alle prese con esercizi fisici di coordinazione, altri che imparano a mescolare i pigmenti naturali per il trucco e si esercitano a dipingere, altri ancora seguono lezioni di percussione.

La persona che frequenta la scuola viene formata come un artista veramente completo, che conosce la tradizione letteraria teatrale e che sa fare un’innumerevole quantità di cose.

Ora siamo pronti per vedere uno spettacolo: alla prossima puntata!


Immagini dell’autrice