Articolo in 2 minuti – L’Ayurveda, la medicina tradizionale indiana, è considerata parente stretto dello yoga, in quanto ne condivide molti principi filosofici e strumenti di guarigione.

Le interazioni dei cinque elementi – etere, aria, fuoco, acqua, terra – e il loro impatto sul corpo e sulla mente sono fondamentali per la teoria ayurvedica.

Ogni individuo possiede tutti gli elementi in proporzioni uniche. Tuttavia, l’ayurveda ha identificato tre categorie (o energie) principali, i dosha, entro le quali ogni individuo rientra. I tre dosha sono vata (cioè aria), pitta (fuoco) e kapha (acqua).

Una persona molto lenta e di costituzione robusta sarà probabilmente kapha, una persona iperattiva e magra vata mentre una persona aggressiva pitta.

Dosha significa “ciò che cambia” poiché tali energie mutano costantemente rimanendo in un equilibrio dinamico fra  loro.

Lo scopo dell’ayurveda è quello di ristabilire e mantenere l’equilibrio naturale della persona, rendendola rafforzata e realizzata, secondo la propria indole psicofisica.

 


 

Per approfondire – L’ayurveda pone le sue basi teorico-pratiche nei Veda, le antiche scritture indiane.

Alcune delle pratiche descritte nei testi vedici, secondo alcuni studiosi, risalgono addirittura al 8000 a.C.

La scienza dell’ayurveda, dal Sanscrito aiu (vita) e veda (conoscenza o scienza), propone l’arte di vivere con saggezza, con scelte che alimentano e sostengono l’equilibrio e il benessere personale, la vitalità e la fiducia in se stessi, per terminare con la piena espressione di sé.

L’ayurveda si basa su un approccio di guarigione che riconosce l’unicità di ogni individuo. Pertanto non ambisce a curare la malattia e i suoi sintomi, ma la persona nella sua globalità.

 

Qual è il principio di valutazione nell’ayurveda?

L’ayurveda non propone un approccio unico per tutti (come la nostra medicina allopatica) ma guarda l’individuo nel suo complesso definendo innanzitutto la sua personale combinazione dei cinque elementi (etere, aria, fuoco, acqua, terra).

Per fare ciò l’ayurveda fa riferimento ai dosha, tre categorie (o energie) principali entro le quali ogni individuo rientra. I tre dosha sono vata (cioè aria), pitta (fuoco) e kapha (acqua).

Una volta identificato il tipo di dosha predominante in una persona, si identifica la giusta terapia e  alimentazione.

 

Cosa sono i dosha?

I dosha sono il risultato della combinazione dei cinque elementi, e sono responsabili delle varie funzioni degli organi del corpo.

Per esempio, una persona molto lenta e di costituzione robusta sarà predominantemente kapha, una persona iperattiva e magra sarà vata, mentre una persona aggressiva sarà probabilmente pitta.

I tre dosha rappresentano tre funzioni diverse, in ognuna delle quali uno degli elementi è predominante:

Vata: principio che governa il movimento, gli elementi spazio e aria predominano.

Pitta: principio che governa il metabolismo, gli elementi fuoco e acqua predominano.

Kapha: principio che governa la coesione, creando la struttura del corpo, gli elementi acqua e terra predominano.

I tre dosha vengono presi in esame per determinare  l’origine dei disturbi, causato da uno squilibrio in essi.

Parte integrante del processo di guarigione sono quindi le terapie di purificazione (pancha karma), i massaggi, l’esercizio fisico e l’alimentazione.

Generalmente la causa di una malattia è l’accrescimento di uno o più dosha, mentre la loro diminuzione spesso non comporta disturbi gravi e manifestazioni particolari di malessere.

Nelle prossime righe troverete alcuni consigli che riguardano l’alimentazione dal punto di vista ayurvedico.

In questo periodo autunnale, definito di transizione, scopriremo come la natura e i suoi frutti, ancora una volta, corrano in nostro aiuto.

 

Si può migliorare la propria salute con l’alimentazione?

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Il primo principio alla base dell’ayurveda, per quanto riguarda il cibo, è quello di mangiare “secondo natura”, cioè alimentarsi con il cibo che viene coltivato dalle forze del sole e della terra, del vento e dell’acqua. Un prodotto il più vicino possibile alla fonte, cioè alla natura, mantiene vivi i suoi benefici e la sua energia ed è ricco di forza vitale.

Attraverso l’esame, in ciascun individuo, delle sue preferenze di gusto, della combinazione degli elementi e dei dosha, l’ayurveda stabilisce quali cibi sono adatti a questa persona, quali la danneggiano e quali ne possono ristabilire l’equilibrio quando si manifestano determinate carenze.

In generale, in autunno è meglio mangiare ortaggi a radice che aiutano a costruire la nostra forza e l’immunità per l’inverno.

L’autunno è una stagione molto importante dal punto di vista della salute. Secondo l’ayurveda, il fuoco (pitta) accumulato durante l’estate diventa aggressivo, mentre l’aria (vata)  subisce un incremento naturale prima del freddo inverno.

Per tutti in questa stagione sono consigliati alimenti dal gusto amaro, oppure dal gusto dolce o astringente.

I seguenti sapori pacificano il fuoco individuale: cibi facilmente digeribili e rinfrescanti come il riso, la soia verde, la zucca e il miele, i cereali, le insalate e la frutta fresca.

Sono invece da evitare i cibi pesanti, i grassi e i superalcolici. L’autunno è una stagione molto adatta ai trattamenti di purificazione.

La natura ci dà esattamente quello che ci serve al momento giusto, è l’alleata della buona forma e della salute: quindi è importantissimo mangiare frutta e verdura di stagione.

Ricordiamo che il cibo è ciò che siamo: siamo i figli della madre terra e ognuno è parte di questo tesoro.

L’ayurveda è il ricordo di questa verità!

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Immagine tratta da centerforayurveda.com