Alzi la mano chi di voi non ha mai visto una puntata delle Iene?

Quasi tutti, soprattutto i più giovani, conoscono il programma satirico di Italia Uno che mischia satira, informazione e intrattenimento.

Coloro che sono appassionati di servizi all’estero e reportage d’inchiesta, avranno probabilmente notato Pablo Trincia, giornalista italiano vincitore per due volte del prestigioso premio giornalistico Ilaria Alpi che di recente è divenuto famoso sui social network per un video in cui parla con scioltezza le nove lingue che conosce.

L’ormai ex-Iena, ha avuto il pregio di portare all’attenzione del grande pubblico italiano storie e tematiche relative all’India (per esempio il tema del microcredito o la storia di Elisabetta e Tomaso recentemente liberati dal carcere di Varanasi).

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La passione di Pablo per l’India comincia con un film di Bollywood che lo porterà ad imparare l’hindi, a viverci per un po’ di tempo come giornalista freelance, e poi a tornarci tuttora quando le storie che segue lo portano lì…

Qui di seguito Pablo Trincia racconta a IndiaInOut la sua esperienza con l’India.

 

Che relazione hai con l’India?

“L’India è un paese a cui sono molto affezionato. Ho studiato una delle sue lingue principali – l’hindi – e ho avuto la fortuna in questi ultimi 15 anni di andarci spesso e anche di viverci.”

 

C’è un motivo particolare per il quale sei finito in India?

“Mi sono appassionato a molti Paesi e l’India è uno di questi.

L’India è affascinante per la sua storia, le sue lingue e perché, per molti versi, è un posto davvero unico.

Infatti in pochi luoghi al mondo si può trovare così tanta umanità concentrata. Ci sono città gigantesche con milioni di persone che convivono sopportandosi con una pazienza infinita.

In particolare sono capitato in India dopo essermi appassionato all’hindi che ho studiato all’università dopo aver visto un film di Bollywood: Lagaan.

Non sono mai stato ‘malato’ di India, ma è un posto che trovo sicuramente molto affascinante.”

 

Dove sei stato esattamente in India e cosa hai fatto di preciso?

“Ci sono stato sia per lavoro – come giornalista – che per viaggio quando ero uno studente.

Ho viaggiato in tutto il nord, Delhi ovviamente, poi in Uttar Pradesh, Varanasi, Calcutta, Punjab, Rajastan, Mumbai, mentre conosco meno il sud dove sono stato solo a Chennai.

Nel 2007 ho vissuto in India. Lavoravo per La Stampa come corrispondente free lance. E’ stato un periodo in cui si parlava tanto di India e Cina come potenze asiatiche emergenti, ovviamente con criteri e modalità diversi.

Mi ero proposto a La Stampa, dicendo che ero giovane, parlavo la lingua e che ci ero già stato. Purtroppo questa esperienza non andò benissimo e rientrai dopo 6 mesi.

Tuttora vado in India per dei servizi quando necessario”

 

C’è un aspetto in particolare dell’India che vuoi condividere?

“Una cosa che mi ha sempre affascinato degli indiani è questa grande pazienza, questa capacità di sopportarsi che hanno.

Gli indiani riescono a sopportarsi anche in situazioni estreme: per esempio in un vagone della metropolitana di Mumbai fermo per mezzora sui binari con un caldo devastante senza neanche i ventilatori accessi, tutti appiccicati, pigiati uno addosso all’altro.

Gli indiani devono sopportare molte cose. Sono infatti un popolo vessato in continuazione sotto tantissimi punti di vista: la famiglia, le relazioni personali in generale, la rigidità delle caste, le condizioni atmosferiche, la povertà, la polizia (corrotta), la politica marcia, il sovraffollamento.

Vessata è soprattutto la donna. Una volta sposata, deve infatti andare a vivere, in condizione di inferiorità, dal marito con la suocera e tutta la famiglia del marito.

Gli indiani hanno poi una splendida curiosità  nei confronti dello straniero ed una grandissima capacità di stringere relazioni da subito. Per esempio mi capitava di fare due chiacchiere con una persona per dieci minuti e già si creava un legame.

Tipo ci si scambiava il numero di telefono, poi magari mi scrivevano i messaggini ‘Amico Mio, come stai? Mi manchi…’

E anche i legami famigliari sono estremamente forti. Diciamo che sono un popolo che tende a socializzare tantissimo.

Questo è un aspetto della società indiana che mi ha stupito e che ho apprezzato molto.”

 

Come ben hai raccontato, ci sono problemi e sfide enormi in India. Sovraffollamento, corruzione, tutela ambientale, baraccopoli, disuguaglianze crescenti.

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Tuttavia è un paese che sta cambiando molto ed è ancora molto contraddittorio. A Delhi o Mumbai per esempio, la classe media sta crescendo, a discapito delle iniquità ancora fortissime.

Tu come vedi il futuro dell’India tra tutte queste sfide e contraddizioni?

“Secondo me, a naso, sono problemi che ci saranno sempre, anche se le cose stanno cambiando. Infatti ci sono più possibilità anche per giovani provenienti da classi disagiate.

Poi questo boom tecnologico in un certo senso ha dato la possibilità a tanti giovani di cimentarsi, di entrare nel mondo del lavoro e ritagliarsi un percorso.

Secondo me non si può che essere ottimisti, nonostante una percentuale enorme della popolazione viva ancora al di sotto della soglia di povertà, la politica sia marcia, la burocrazia spaventosa.

Tutte queste sono cose che resteranno nel DNA di questo Paese.

Tuttavia progressi ne sono stati fatti. Da un punto di vista giornalistico è un paese con degli ottimi giornali molto attenti che denunciano, e che vanno giù pesante contro la politica.

Ma per rispondere a questa domanda, dovrei tornarci tra venti anni e vedere le differenze rispetto alla prima volta che ci sono andato.

Si diciamo che tendenzialmente si può essere ottimisti ma le cose per milioni di persone senza accesso all’acqua e nemmeno i servizi igienici in casa, rimarranno così per molto tempo.”

 

Infatti parlando del giornalismo, e delle libertà più in generale, l’India è comunque relativamente avanzata, soprattutto se vista in prospettiva (basti pensare ai vicini Pakistan, Cina, Myanmar, …). Nonostante tutto l’India è un Paese democratico.

Ci sono poi anche molti osservatori che si sono stupiti di come l’India sia riuscita a rimanere democratica ed unita nonostante enormi differenze di lingue, etnie, religione e frammentazione di caste e classi.

“Ho letto una volta un’interessante intervista ad un intellettuale indiano, Meghnad Desai, un economista che vive da molti anni a Londra.

Lui diceva che l’India è un Paese che è rimasto unito grazie a Bollywood e al cricket.

Sono d’accordo con questa affermazione.

E’ un paese molto diviso, pieno di culture, lingue diverse, religioni, c’è un melting pot pazzesco. E ti domandi come abbiano fatto a stare insieme. E difatti il cinema indiano e il cricket hanno contribuito fortemente a creare la nazione indiana come la conosciamo oggi. Bollywood (ma anche Kollywood) promuove infatti ideali di nazione, unità, famiglia, mentre la nazionale di cricket ha unito gli indiani sotto un’unica passione e bandiera (un po’ come la nazionale di calcio italiana, ndr).”

 

In India lo scorso anno ci sono state le più grandi elezioni nella storia.

Come saprai, ha vinto Narendra Modi, rappresentante del BJP, il partito conservatore hindu, con aspetti controversi riguardo il rispetto delle minoranze (in particolare musulmane), e le politiche ambientali e sociali.

Cosa ne pensi di questo nuovo governo, credi sia un elemento di rottura o di instabilità per la società indiana come in molti temono?

“Non ne ho idea perché non ho seguito.

Devo dire che quando Modi è stato eletto ho alzato un po’ le sopracciglia. Perché me lo ricordo quando era governatore del Gujarat (lo stato nell’ovest del Paese, quello di origine di Mahatma Gandhi, ndr) che diceva cose molto forti. Me lo ricordo come un nazionalista hindu con un ruolo rilevante negli scontri di Ahmedabad contro la minoranza musulmana.

Ma appunto non ho avuto la possibilità di farmi un’idea anche se ne ho sentito parlare bene adesso.”

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Ultimamente segui altre aree, altri Paesi fuori dall’India?

“All’inizio mi ero specializzato sull’Africa ma poi presto ho capito che forse specializzarsi troppo è sbagliato per il mio lavoro.

Mi conviene seguire le storie. Se una storia mi porta in India ci vado. Per esempio in India ho seguito la storia di Tomaso ed Elisabetta (da poco assolti e quindi liberi).”

 

Ringraziamo Pablo Trincia per aver raccontato la sua esperienza a IndiaInOut.

Gli facciamo i migliori auguri per il suo impegno nel seguire e portare all’attenzione del grande pubblico italiano tematiche sociali, soprattutto estere, che i mass media italiani purtroppo relegano ai margini dell’offerta informativa.

 


Immagine di proprietà di Pablo Trincia