Oggi ci ritroviamo a cenare su una barca in Kumarakom, in Kerala: qui, tutto arriva e si muove in barca.

L’autrice dell’articolo è Alessandra Loffredo. Fondatrice del portale online Guida India, è una fonte inesauribile di curiosità e informazioni su storia, arte, architettura, letteratura, musica, cinema e grandi personalità legate all’India.

L’articolo originale, che potete trovare qui, è tratto dal blog Guida India.

 


 

La maggior parte delle abitazioni si affaccia qui sull’acqua, non sulla strada. Ed è proprio dall’acqua che molti abitanti ottengono direttamente il loro cibo quotidiano pescandoselo. I fiumi e i canali sono le principali vie di trasporto e collegamento nella zona delle backwaters del Kerala meridionale (1500 km navigabili circa). Al centro vi si trova Kumarakom, una delle più richieste – e costose – mete del turismo in India.

Kumarakom non esisteva, un paio di secoli or sono. Il villaggio crebbe sulla terra strappata a partire dal 1847 al lago Vembanad dal missionario britannico Alfred George Baker.  Essa era destinata per la sua gran parte alla coltivazione.

Dicono i locali “Dio fece l’uomo e l’uomo fece Kuttanad”. Kuttanad è il nome dell’area al centro della quale si trova Kumarakom. Fino a 20 anni fa la cittadina era praticamente sconosciuta ai turisti e al resto del mondo.

Tuttavia a partire dagli anni Novanta, quando il turismo abbandonò il Kashmir a causa dei gravi disordini locali, i vacanzieri di tutto il mondo sentirono soprattutto la mancanza delle sue case galleggianti e dei placidi soggiorni sul magnifico lago Dal. Gli operatori del settore videro allora nelle backwaters del Kerala un’opportunità. Adattarono le barche locali da trasporto, le kettuvallam, in case galleggianti e inziarono a proporre tours sulle barche da riso. La risposta fu subito positiva e cominciarono a sorgere quindi nell’area hotel e negozi.

Kumarakom è divisa in due da un canale, attraversato da un paio di ponti. Sulla via principale si affaccia qualche panificio, negozi di tessuti e piccoli supermarket. Essi forniscono ai locali e ai visitanti tutti i generi di prima necessità. Le stradine secondarie sono punteggiate principalmente dai giardini delle case private o costeggiate da canali. 

Oltre il 90% dell’offerta di alloggiamento della zona rimane fortunatamente di stampo tradizionale. I residenti che si sono lanciati nel turismo hanno semplicemente offerto ai forestieri quel che avevano, il cibo locale e le loro case dai tetti coperti di tegole. Il governo del Kerala ha offerto dei sussidi ai proprietari desiderosi di adattare le proprie case per l’accoglienza turistica.  Gli edifici sarebbero però dovuti essere più vecchi di almeno 50 anni.

Perciò qui è più raro quel genere di grandi resorts che cementifica invece altre zone. Difficilmente potrete trovare in loco un ristorante che offra cibo cinese o cucina Tandoori. Magioni dai muri bianchi e spogli, tetti di tegole, mobilia in teak o in palo di rosa, pavimenti rossi e a volte divinità finemente cesellate che ne adornano le porte d’ingresso è quanto offre la zona.

Questo non vuol dire che a Kumarakum non ci si sia adattati al turismo. I resorts offrono spettacoli concentrati di teatro Kathakali o di Kalari payattu. Le case su terra propongono camere di lusso con aria condizionata e quelle galleggianti stanze perfettamente ammobiliate con Tv via cavo. Le celeberrime reti cinesi da pesca vengono posizionate solo per la gioia dei visitatori ormai.

È solo che tutti i turisti apprezzano l’aria di pigra tranquillità e di quasi indifferenza dimostrata dai locali. Cosa che gli indigeni hanno capito e felicemente assecondano.

Eppure a Kumarakom si teme di subire la stessa sorte di luoghi quali Kovalam. Posti dove le agenzie turistiche, gli alberghetti economici, i procacciatori, il chiasso e i rifiuti sembrano essere diventati ormai onnipresenti.

I locali sono preoccupati dall’eccessivo numero di houseboats che quotidianamente disturbano la quiete. I suoni provenienti dalle televisioni e dai sound system su queste installati sovrastano il canto degli uccelli tropicali e gli schiamazzi delle scimmie. Le acque poi diventano sempre più torbide…

Tuttavia la vita scorre ancora molto lenta, nell’interno di Kumarakom. Giustamente l’ufficio del turismo avvisa che la vita nelle backwaters del Kerala va a 10 km all’ora. Non ci sono industrie, negozi o attività moderne che si affaccino sui suoi canali. Molti tra gli abitanti che lavorano nelle città vicine fanno quanto possono per conservare l’assoluta, languida pace che regna – turisti chiassosi permettendo – sulle loro meravigliose backwaters.

Si può volare fino a Kochi e poi raggiungere Kumarakom su strada (80 km circa). Le stazioni ferroviare più vicine sono Kottayam e Aleppey. Numerosi nella zona i resort di lusso di stampo architettonico tradizionale ma, come detto, sono molte anche le case private che offrono alloggi.

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Foto di copertina tratta da: http://suburban.travel/kumarakom-houseboat/