Articolo in 2 minuti – Grossomodo nello stesso periodo che vide fiorire il regno dei Pallava in Tamil Nadu, dall’attuale stato del Karnataka si espanse il dominio della dinastia dei Chalukya, che fece dell’antica Vatapi (Badami) la sua capitale.

Grandi nemici dei Pallava di Kanchipuram, con cui ingaggiarono guerre dalla alterne vicende, i Chalukya di Badami segnarono il passaggio dall’epoca dei piccoli regni del sud a quella dei grandi imperi meridionali, sotto la guida di valorosi sovrani che combatterono mille battaglie, nelle quali alcuni di loro persero la vita.

Ma i Chalukya di Badami non solo rivoluzionarono la storia dell’India meridionale, bensì diedero inizio a un capitolo cruciale nell’architettura religiosa indiana, dando vita al cosiddetto stile vesara (ibrido), punto di convergenza tra le tradizioni artistiche del Nord e del Sud.

Il repertorio dell’edilizia religiosa Chalukya conta tra i suoi esemplari templi rupestri, di cui si hanno testimonianze notevoli ad Aihole (pronunciato Aivolli) e a Badami, e templi costruiti, di cui gli esempi più rappresentativi si conservano ad Aihole e Pattadakal, sito Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

 


 

Per approfondire Grossomodo nello stesso periodo che vide fiorire il regno dei Pallava in Tamil Nadu, dall’attuale stato del Karnataka si espanse il dominio della dinastia dei Chalukya. I Chalukya di Badami o Primi Chalukya Occidentali – per distinguerli da altre branche che si successero nel tempo – stabilirono la propria capitale nell’antica Vatapi (Badami) e da lì arrivarono a dominare un impero che si estendeva dalle rive del fiume Kaveri, a sud, alle sponde del fiume Narmada, a nord, ai margini settentrionali dell’Altopiano del Deccan.

Grandi nemici dei Pallava di Kanchipuram, con cui ingaggiarono guerre dalla alterne vicende, i Chalukya di Badami segnarono il passaggio dall’epoca dei piccoli regni del sud a quella dei grandi imperi meridionali, sotto la guida di valorosi sovrani che combatterono mille battaglie, nelle quali alcuni di loro persero la vita.

Pulakeshin I (540-566 d.c. circa), il fondatore della dinastia; Pulakeshin II (610-642 d.c. circa), forse il meglio conosciuto e uno tra i più rimarchevoli sovrani nella storia dell’India, colui che arrestò l’avanzata verso sud del potente Harsha di Kanauj e che da grande eroe morì combattendo contro i Pallava; Vikramaditya I (655-680 d.c. circa), che ristabilì l’ordine nel regno dopo la morte del padre e scacciò i Pallava dalla capitale Badami; Vikramaditya II (733-744 d.c. circa), riconosciuto in tutto l’impero per la sua benevolenza e che risollevò le sorti della dinastia espandendo il suo dominio in gran parte del Tamil Nadu; Kirtivarman II, l’ultimo regnante della dinastia che venne sconfitto dai Rashtrakuta, feudatari dei Chalukya, i quali regnarono fino al 973 d.c., quando il potere tornò nelle mani dei Chalukya di Kalyani (o Chalukya Occidentali).

Sono questi i nomi di coloro che non solo rivoluzionarono la storia dell’India meridionale, ma diedero inizio a un capitolo cruciale nell’architettura religiosa indiana. Instancabili costruttori di edifici sacri, i Chalukya di Badami diedero vita al cosiddetto stile vesara (ibrido), punto di convergenza tra le tradizioni artistiche del Nord e del Sud. I Chalukya non adottano infatti con decisione né lo stile templare nagara (del Nord), né quello dravida (del Sud): al contrario, edificarono uno accanto all’altro, santuari costruiti nei due stili, nonché forme peculiari che tuttavia non verranno sviluppate o riproposte in futuro.

Il repertorio dell’edilizia religiosa Chalukya conta tra i suoi esemplari templi rupestri, di cui si hanno testimonianze notevoli ad Aihole (pronunciato Aivolli) e a Badami, e templi costruiti, di cui gli esempi più rappresentativi si conservano sempre ad Aihole e a Pattadakal, sito Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

I segni distintivi della scuola architettonica Chalukya di Badami sono di facile identificazione: assemblaggio a secco dei blocchi di arenaria, tetti per lo più piatti, soffitti finemente decorati e immagini divine ben isolate le une dalle altre, il tutto inserito in uno spirito estetico canonico definibile “classico”.

Situata sulle rive del fiume Malaprabha, Aihole, che fu la capitale del regno Chalukya prima di Badami, venne definita dallo studioso britannico Percy Brown “una delle culle dell’architettura templare indiana”. Oltre 125 templi, commissionati tra il VI e l’XI secolo dai Chalukya di Badami, dai Rashtrakuta e dai Chalukya di Kalyani, si trovano infatti concentrati in uno dei siti archeologici più ricchi di monumenti di tutta la regione, divisi oggi in 22 gruppi.

Raro nel suo genere per la planimetria a forma absidale che lo caratterizza è il cosiddetto tempio di Durga, il cui nome sembrerebbe trarre origine da una fortezza (“durga”) che si trovava nei pressi del tempio e di cui effettivamente se ne conservano ancora oggi i resti. Il tempio, costituito di una veranda con due scalinate, di un padiglione colonnato (mandapa) e della cella sacra, è circondato da un ambulacro, ovvero da un portico perimetrale che regala al devoto un’ulteriore opportunità di circumambulazione, atto di culto che si compie porgendo la destra al sacrario. Le pareti interne dell’ambulacro sono decorate con splendide sculture ad alto rilievo tra le quali spicca l’immagine della dea Durga nell’atto di sconfiggere il demone Bufalo, una tra le più notevoli in assoluto. Edificato alla fine del VII secolo, il tempio ricorda molto, per forma, le sale di culto (Chaityagriha) che erano tipiche dei templi in grotta di stampo buddhista, tradizione religiosa che per lunghi secoli aveva fortemente influenzato la produzione artistica della regione.

Altrettanto interessante dal punto di vista architettonico, per la funzione di “modello embrionale” che svolge nella storia dello sviluppo dello stile Chalukya, è il cosiddetto Lad Khan Mandir che prende il nome da colui che lo occupò per qualche tempo, probabilmente un pastore o un santo musulmano. A pianta quadrata, il tempio venne edificato alla fine del VII secolo e manca totalmente di quelle forme slanciate che caratterizzeranno in maniera distinta sia i templi del Nord che quelli del Sud. Il tetto risulta infatti piatto, composto da massicci lastroni di pietra che culminano con una piccola cappella dove sono ospitate alcune immagini sacre.

Leggermente spostata rispetto a questi due, situata sul fianco della collina che circonda il sito sacro, si trova la Ravanaphadi Cave, forse il più antico tempio in grotta dei Chalukya. Scavata intorno al 550, la grotta consiste di un portico a due colonne che vede una splendida rappresentazione di Shiva Nataraja ( “il re della danza”) accompagnato dalle Sette Madri (saptamatrika) raffigurate a grandezza naturale.

Ancora più in alto sulla collinetta che sovrasta l’intero sito archeologico di Aihole, vi è poi il Meguti Jain Temple, il più antico tempio strutturale della zona consacrato alla fede jainista. Datato 634 d.c., venne commissionato sotto il regno di Pulakeshin II ma rimase molto probabilmente incompiuto. Raggiungendo la cella posta sul tetto, potrete godere di meravigliose viste panoramiche.

Situato anch’esso sulle rive del fiume Malaprabha a pochi chilometri da Aihole, sorge il parco archeologico di Pattadakal, oggi sito Patrimonio Mondiale dell’Unesco e che servì, nei secoli VII e VIII, come luogo di  incoronazione dei re Chalukya. Qui, quattro templi nagara e sei dravida, assegnabili alla fase più matura dell’arte Chalukya, sono custoditi all’interno di un ordinato giardino, la cui quiete potrebbe essere facilmente interrotta dagli schiamazzi delle scolaresche in visita didattica.

Meravigliosi esemplari nei due stili architettonici si trovano costruiti l’uno accanto all’altro, ora ricordandoci la struttura dei templi Pallava di Kanchipuram – da cui molto probabilmente presero ispirazione – ora le slanciate forme del Nord, con alti shikhara (pinnacoli) che sovrastano le celle sacre. E’ il caso rispettivamente del Tempio di Virupaksha e del cosiddetto Galaganatha, entrambi capolavori di grande pregio.

Giunti quindi finalmente a Badami, antica capitale del regno e oggi cittadina incastonata in un suggestivo paesaggio, tra colline di pietra rossa affacciate sul lago Agastya, ecco apparire di fronte ai nostri occhi alcuni tra i templi rupestri più affascinanti di tutta l’India. Scavate nel fianco della collina chiamata South Fort, le quattro grotte di patrocinio reale si trovano collocate a diversi livelli, la prima dedicata a Shiva, la seconda e la terza a Vishnu mentre la quarta al culto jainista. Sulle pareti, grandi pannelli a rilievo riproducono varie forme delle divinità, tutte finemente scolpite ed estremamente elaborate.

Lungo le sponde del lago e sulla collina chiamata North Fort, si trovano altri esempi di templi costruiti in stile dravida, alcuni dei quali colpiscono per le forme particolari, rare nel loro genere. Tra questi il tempio di Mallikarjuna e il Melagitti Shivalaya Mandir, entrambi dedicati a Shiva.

Badami, che si apprezza meglio se vista al tramonto quando la luce del sole accende di rosso le pareti rocciose che la circondano, è uno dei quei tanti luoghi dell’India capace di trasmettere grande spiritualità e immenso fascino, un luogo che trasuda storia di altre epoche. Occhio alle scimmie!

Tutti questi luoghi possono essere facilmente raggiunti con i mezzi pubblici tenendo come base Badami oppure, se state pernottando ad Hampi, non sarà difficile organizzare un’escursione in giornata prenotando un taxi in una qualsiasi agenzia di viaggi. Un ottimo ristorante che serve solo piatti tipici dell’India del Sud è il “Geeta Darshini”,  vicino alla stazione dei bus di Badami.

 


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