Articolo in due minuti – Alla parola deserto, l’immagine immediata è una distesa di sabbia dorata e dune a perdita d’occhio. Ma avete mai pensato a un deserto bianco?

Ve ne sono ben quattro nel mondo, il Rann of Kutch in Gujarat figura tra uno di questi: infinite distese di sale, per cui il nome bianco, quasi come fosse neve.

Per visitarlo, dovrete partire dalla piccola città di Bhuj e prendere un autobus per percorrere gli 82 km che la separano dal deserto.  

Portate il passaporto perché avrete bisogno di un permesso per entrare nella zona e preparatevi anche alle bancarelle di una fiera dell’artigianato ai margini del deserto.

Una volta arrivati, però,  lo spettacolo del Rann of Kutch che si estende a perdita d’occhio verso il Pakistan è meraviglioso. 

Articolo trattto dal blog dell’autrice I Sentieri del Mondo e disponibile a questo indirizzo. 


Per approfondire – Chiudete gli occhi e pensate al deserto. Qual è la prima immagine che vi viene in mente? La maggior parte degli italiani – basta fare una breve ricerca su Google – tende ad associare questa parola all’immagine dei deserti africani, alle dune di sabbia color ocra scolpite dal vento, alle oasi, ai cammelli, ai beduini.

Niente di strano ovviamente: in una visione eurocentrica, i deserti africani sono quelli a noi più vicini e quindi, proprio per questo, i primi a cui rivolgiamo il nostro pensiero.

Provate però a cambiare zona geografica e a chiedere, per esempio, a un abitante del Gujarat, in India, di che colore è per lui il deserto e vedrete che la risposta sarà completamente diversa.

“Bianco!”, vi dirà, perché bianco è il colore del sale che ricopre quell’immensa e desolata distesa di terra conosciuta con il nome di White Desert.

Siamo ai confini con il Pakistan, nell’estremità occidentale del paese, là dove, durante la stagione secca, le acque di un’immensa palude salata evaporano per il calore, lasciando emergere in superficie i sedimenti salini che altrimenti rimarrebbero sommersi.

Il Great Rann of Kutch – così lo chiamano localmente – è un luogo leggendario in cui finalmente sono riuscita a mettere piede quest’anno! Devo ammetterlo, pensavo che raggiungerlo sarebbe stata un’impresa molto più ardua e invece, sarà per l’abitudine ai mezzi e alle distanze indiane, arrivarci mi è sembrato un gioco da ragazzi.

Punto di partenza per la visita al White Desert è la piccola città di Bhuj, molto carina, piacevole e per nulla “avamposto” come invece uno si aspetterebbe guardando alla sua posizione sulla mappa dell’India.

Dalla stazione degli autobus di Bhuj, in concomitanza con la durata del Rann Utsav (un festival di cui vi parlerò tra poco), ogni giorno alle 9:30 (Indian time!) parte un bus governativo alla volta del White Desert. Dite che siete diretti a Dhordo e vi indicheranno dove andare.

Il bus, trasformato per l’occasione in pullman turistico, è a tutti gli effetti un servizio organizzato apposta per portare e riportare in città il gruppo vacanze che nel frattempo si è formato a bordo: l’atmosfera è quella di una vera e propria gita in cui il controllore, oltre a vendere i biglietti, assume il ruolo di tour leader, dando gli orari e i luoghi di incontro.

La distanza tra Bhuj e il deserto è di 82 km e il costo del biglietto di 81 rupie (162 a/r).

A circa metà strada tutti i passeggeri dovranno scendere dal pullman, mostrare i documenti alle “autorità” e acquistare il permesso di entrata (100 rupie). Trattandosi di zone di confine è obbligatorio essere in possesso di tali permessi, per cui ricordatevi di portare con voi il passaporto!

L’ambiente si fa sempre più arido, gli arbusti sempre più bassi ed ecco che improvvisamente appare! Che cosa, il deserto? No! Ecco la pataccata indiana, il mega allestimento per il Rann Utsav che si tiene ogni anno da novembre a febbraio.

Una fiera dell’artigianato, ecco di cosa si tratta. Tendoni, bancarelle, prodotti d’artigianato provenienti dai villaggi della regione, cibo, bevande, il tutto in grande stile: questa è l’India, quella che ti sconvolge, quella dove è meglio arrivare sempre privi di aspettative, pronti a prendersi quel che c’è! Al festival ci torneremo nel pomeriggio dove ci verrà data un’ora di tempo libero.

Proseguiamo quindi fino al White Desert che finalmente incomincia a vedersi in lontananza ed è l’attrazione di punta: carretti trainati da cammelli che portano avanti e indietro chi proprio non ha voglia di farsi a piedi quei circa 2 km che dal parcheggio permettono di raggiungere la distesa di sale.

cammello

Non se ne vede la fine, lo spettacolo del Rann of Kutch che si estende a perdita d’occhio verso il Pakistan è meraviglioso. Allontanatevi dalla folla camminando sul sale e riuscirete a sentirne il silenzio.

Godetevi la bellezza di questo angolo remoto dell’India: il conduttore/tour leader vi ha dato due ore!

Avete visto che meraviglia? E voi, conoscete altri deserti bianchi da aggiungere alla lista?

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Tutte le fotografie sono tratte dall’articolo originale