Articolo in 2 minuti – Fondata dai Chalukya nel X secolo, Bijapur divenne nel 1518 la capitale della dinastia degli Adil Shah.

I sovrani di questa dinastia abbellirono la città con due perle preziose: l’Ibrahim Rauza che, secondo la tradizione, avrebbe ispirato la costruzione del Taj Mahal, il mitico simbolo dell’India e il Golgumbaz, dotato di una delle più grandi cupole del mondo, seconda solo – almeno così sembrerebbe – a quella della Basilica di S. Pietro a Roma!

Andiamo a scoprire se davvero esiste una città degna dell’appellativo di “Agra del Sud”! 

 


 

Per approfondire – La storia dell’India ci racconta che verso la fine del XII secolo, le fertili pianure del Nord vennero invase da una potenza straniera, formata per lo più da schiavi o ex schiavi di estrazione turca, persiana e afghana, capeggiati dal bellicoso Muhammad di Ghur (1160-1206 d.c.), il cadetto di una famiglia di principi di religione musulmana sunnita.

A lui toccò in sorte l’importante compito d’iniziare la costruzione di uno stabile potere islamico nell’India del Nord, compito che portò a termine per mano dei suoi generali, tra i quali Qutb-ud-din Aibak che, nel 1206, diede inizio alla storia del sultanato di Delhi.

Un’età che vide il succedersi di numerosi sovrani e il progressivo sfaldamento del potere politico tanto più il dominio del sultanato si espandeva verso sud.

Non furono rari infatti i tentativi di ribellione della classe dirigente la quale, approfittando della distanza da Delhi, riuscì a dare vita a sultanati indipendenti. Tra questi fu sicuramente il sultanato di Bijapur il più dinamico e longevo e che si seppe maggiormente adattare al contesto hindu.

Fondata dai Chalukya nel X secolo, Bijapur divenne nel 1518 la capitale della dinastia degli Adil Shah che tennero le redini del neonato sultanato indipendente fino al 1686, quando la città cadde sotto il controllo dell’impero Moghul.

Costantemente in lotta con l’impero Vijayanagara e con gli altri sultanati del Deccan, nell’India Meridionale, i governatori della dinastia Adil Shah dotarono Bijapur di imponenti fortificazioni nonché di meravigliosi monumenti che le renderanno in seguito il titolo di “Agra del Sud”.

Un centro di cultura e di apprendimento, luogo di scambi e di commerci, fu soprattutto sotto il governo di Ibrahim Adil Shah II (1556-1627 d.C.) e di Mohammed Adil Shah (1627-1656 d.C.), profondamente dediti alle arti e all’architettura, che la città fortificata venne abbellita con due perle preziose: l’Ibrahim Rauza e il Golgumbaz.

l’Ibrahim Rauza:

Commissionato originariamente per essere la tomba della moglie di Ibrahim Adil Shah II e quindi regina del sultanato, l’Ibrahim Rauza finirà per essere il luogo di eterno riposo di entrambi, situato a poco meno di un chilometro a ovest dei bastioni, all’esterno della cinta muraria che circonda il centro cittadino.

Costruito nel 1626, si tratta di un luogo incantevole che colpisce per la sua grazia e semplicità, di un paradiso di pace lontano dal traffico: un complesso composto da una tomba e da una moschea che si specchiano l’una nell’altra dai lati opposti di una grande vasca per le abluzioni, sfoggiando nel cielo i loro meravigliosi minareti che terminano a forma di bocciolo di fiore.

Decorazioni, intarsi e iscrizioni di altissimo livello artistico ricoprono i pilastri, le arcate, i portali e le finestre di entrambi gli edifici, rendendolo davvero uno dei massimi esempi di architettura musulmana in India del Sud: quello che, secondo la tradizione, avrebbe ispirato la costruzione del Taj Mahal, il mitico simbolo dell’India.



– Il Golgumbaz:

Sicuramente l’edificio più famoso di Bijapur, visibile da quasi ogni angolo della città, il Golgumbaz, il cui nome significa “cupola tonda”, svetta maestoso a un’altezza di 50 metri, a poca distanza dalla porta Est, all’interno delle mura cittadine.

Costruito a partire dal 1626 da Mohammed Adil Shah, l’edificio venne concepito come mausoleo destinato alle spoglie del sovrano stesso, nonostante dovettero passare altri trent’anni prima della sua morte.

Con un diametro di 37,92 metri, la cupola del Golgumbaz è senza dubbio una delle più grandi cupole del mondo, seconda solo – almeno così sembrerebbe – alla Basilica di S. Pietro a Roma!

Salendo una delle scale a chiocciola che si innalzano all’interno dei quattro minareti ottagonali, potrete raggiungere dapprima la balconata esterna alla cupola, da cui godere di ottime viste sulla città, e quindi quella interna, la cosiddetta “Galleria dei Sussurri” (Whispering Gallery), dalla quale vi potrete affacciare nel vuoto, proprio sopra alla tomba del grande sovrano.



A Bijapur vi sono numerosi altri luoghi che potrete visitare:

– la Jama Masjid, la moschea che venne commissionata nel 1565 da Ali Adil Shah I (1558-1579 d.c.) per commemorare la vittoria nella battaglia di Talikota che vide i sultanati del Deccan sconfiggere definitivamente l’ultimo grande impero meridionale: quello dei Viajayanagara;

– il Mehtar Mahal, una delle più eleganti strutture di Bijapur. Trattasi di una torre a due piani, abbellita da meravigliose finestre con balconcini decorati in stile indo-saraceno e coronata da due snelli minareti di fattura altrettanto pregevole;

– il Gagan Mahal, all’interno di quello che rimane della Cittadella, fu un tempo il “Palazzo Paradisiaco” costruito nel 1561 da Ali Adil Shah I per essere utilizzato come sua residenza. Fu in seguito usato dagli altri sultani come durbar o “sala delle udienze”;

– il Bara Kaman (“dodici archi”), un mausoleo commissionato da Ali Adil Shah II (1657-1672 d.c.) nel 1672 ma rimasto purtroppo incompiuto per via della sua morte improvvisa. Vuole la tradizione che l’edificio dovesse raggiungere un’altezza tale che la sua ombra potesse oscurare l’imponente Golgumbaz (vedi sopra) e quindi la fama di suo padre.

– infine il Malik-i-Maidan, un cannone dal peso di 55 tonnellate, forse il più grande cannone medievale mai forgiato.



 

Detto questo dunque andate voi a giudicare coi vostri occhi se davvero esista una città degna dell’appellativo di “Agra del Sud”! Buon viaggio!

 


Foto dell’autrice

Articolo pubblicato per il blog dell’autrice ‘I Sentieri del Mondo’