Articolo in 2 minuti – È a Kushinagar, una piccola località dell’India settentrionale, che il Buddha scelse di andare a morire.

Questa località è oggi una meta del “Buddha tour”, un percorso sui luoghi della vita del Buddha che attrae un numero sempre maggiore di visitatori da tutto il mondo.

Prendendo atto di questo fenomeno di “globalizzazione buddhista”, il Ministero del Turismo Indiano ha creato un treno speciale, il Maha Parinirvana Express, che porta nei luoghi più importanti della vita del Buddha.

È soprattutto a Bodh Gaya, un villaggio dello Stato indiano del Bihar dove Siddhartha raggiunse per la prima volta l’illuminazione, che si respira maggiormente questa atmosfera di Buddhismo globale.

Nel Maha Bodhi Temple, Tempio della Grande Illuminazione, si possono incontrare pellegrini thailandesi, giapponesi, cinesi, birmani, coreani, tibetani… ma anche occidentali.

Articolo originale pubblicato sul blog dell’autore Mille Orienti, disponibile a questo indirizzo.

 

Per approfondire – Dilani mi mostra orgogliosa la sua opera d’arte: ha cucito un fiore di loto fatto di centinaia di petali di seta – rossi, arancioni, rosa, gialli – con un tulle rosso e bianco al centro del fiore.

Il loto è appoggiato su una lunga stoffa di cotone rosso che Dilani tiene ripiegata sulle braccia: è una veste da monaco buddhista.

«Quando sarà il mio turno di entrare nel tempio offrirò questi due oggetti, fatti con le mie mani, in dono al Buddha» spiega Dilani, che con tante altre donne è in coda all’ingresso del tempio. «Pregherò l’Illuminato perché aiuti mia figlia, che sta per sposarsi, ad avere un matrimonio felice».

Dilani è singalese, e con altre duecento donne è arrivata qui dallo Sri Lanka in pellegrinaggio.

Sono venute qui a Kushinagar, una piccola località dell’India settentrionale, perché fu qui che nell’anno 486 avanti Cristo un uomo di nome Siddhartha Gautama, oggi venerato da centinaia di milioni di persone con il titolo di Buddha, scelse di venire a morire.

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Presto arriva anche un’altra comitiva di pellegrini: sono americani di origine sia occidentale sia orientale e attraversano il giardino diretti al tempio di Kushinagar portando un lunghissima tela ocra (altro colore delle vesti monacali) che doneranno alla statua del Buddha.

Kushinagar è una delle tappe principali di quello che è ormai noto come “Buddha Tour”, il giro dei luoghi santi legati agli eventi principali della vita di Siddhartha: la sua nascita (a Lumbini), la sua illuminazione (a Bodh Gaya), i luoghi dei suoi discorsi pubblici più importanti (a Sarnath e a Rajgir) e il luogo della sua morte (che è appunto Kushinagar).

L’India oggi non è un Paese buddhista – i seguaci di questa religione sono appena l’ 1,5% della popolazione indiana – ma è pur sempre il Paese dove il Buddha visse, predicò e morì, e come tale è meta di pellegrini da tutto il mondo, Occidente compreso.

Prendendo atto di questo fenomeno, quattro anni fa il Ministero del Turismo Indiano ha creato un treno speciale che porta nei posti più significativi della vita del Buddha: si trovano tutti nell’India settentrionale tranne uno, Lumbini, luogo di nascita di Siddhartha, che si trova in Nepal, subito al di là del confine indo-nepalese, ma che è compreso anch’esso nel Buddha Tour.

Il treno speciale che collega tutti questi luoghi si chiama Maha (cioè “grande”) Parinirvana Express, e parte un paio di volte al mese da una stazione secondaria di New Delhi, la Safdarjung Station.

E’ un treno di sole cuccette: in treno si dorme, si cena, si fa colazione (salvo alcune soste in qualche albergo) e quando si raggiunge una destinazione le guide culturali – una per ciascun vagone – conducono i viaggiatori nei siti archeologici dell’epoca del Buddha ma anche nei templi che nell’ultimo secolo sono stati eretti “in loco” da fedeli di altri Paesi: thailandesi, giapponesi, cinesi, birmani, coreani, tibetani…

Questa presenza di templi, monaci e pellegrini di altri Paesi nei luoghi di Siddhartha ha prodotto una strana atmosfera: una specie di “globalizzazione buddhista”, con risultati a volte sorprendenti, perché fa un certo effetto trovarsi in un sito archeologico indiano e vedere lì accanto un centro coreano di meditazione zen o un tempio thailandese, così diversi per architettura, stile e atmosfera.

I segni di questa globalizzazione sono visibili un po’ in tutti i luoghi del Buddha Tour, ma soprattutto in uno: Bodh Gaya, un villaggio dell’odierno stato indiano del Bihar dove, duemilacinquecento anni fa, il principe Siddhartha raggiunse per la prima volta l’illuminazione meditando sotto un albero di Ficus Religiosa.

Sorprendentemente l’albero è ancora lì, o meglio è lì un maestoso esemplare “figlio” di quell’antico albero trapiantato da molti secoli e venerato come l’originale: attorno ad esso si fermano a meditare e a fare yoga pellegrini e turisti di ogni angolo del pianeta, in un silenzio carico di fascino e di energia.

Buddha tour

L’albero sacro si trova al centro del Maha Bodhi Temple, il Tempio della Grande Illuminazione che è il cuore di Bodh Gaya ed è contornato da una miriade di edifici religiosi di altri Paesi, ciascuno edificato nel proprio peculiare stile, ciascuno frequentato da visitatori di tutto il mondo.

Incontro così una coppia di buddhisti francesi in un centro tibetano, un gruppo di turisti malesi in un tempio birmano, una comitiva di inglesi di origine cinese in un tempio thailandese… è una specie di “Buddhalandia” come la chiama – con definizione azzeccata – la Rough Guide dell’India del nord.

Bodh Gaya è uno specchio della nostra epoca globalizzata. E anche i passeggeri del Mahaparinirvana Express, arrivati a Bodh Gaya insieme a me, sono un’espressione di questo nuovo “Buddhismo globale”.

Uno di loro, per esempio, è un simpatico farmacologo messicano: si chiama Alejandro Jimenez, ha 43 anni e lavora all’Università di Città del Messico facendo ricerca sulle cellule staminali per trovare una cura anti-cancro.

Ma che ci fa uno scienziato messicano in un Buddha Tour?

«Il Buddhismo non dà formule magiche: insegna a coltivare la mente attraverso la meditazione, insegna ad avere un’attenzione costante al momento presente. Io faccio ricerca scientifica e sono una persona razionale e a Città del Messico frequento regolarmente un centro di meditazione buddhista vipassana: non c’è contraddizione in questo» spiega sorridendo.

«Ho deciso di fare questo viaggio per farmi un regalo: vedere i luoghi dove venticinque secoli fa un uomo diede vita a un sistema di pensiero che oggi mi è utile per rinnovare le mie energie mentali».

Ognuno ha le sue motivazioni, nel Buddha Tour: quelle del messicano Alejandro e quelle della singalese Dilani sono molto diverse ma altrettanto legittime.

Comunque una cosa è certa: il Buddhismo globale è ormai una realtà, ed è facile prevedere che in futuro il Mahaparinirvana Express moltiplicherà i suoi viaggi.


Foto tratte dal blog dell’autore