Articolo in 2 minuti – Bundi è una incantevole città del Rajastahn poco visitata e al di fuori dalle rotte turistiche. Ci si arriva in treno oppure in autobus.

Le stradine della cittadina sono dipinte di blu, indaco e violetto, e i muri degli antichi palazzi sfoggiano originali murales. 

Potete visitare il Sadar Bazar, il mercato, e gustare un buonissimo tè da Krishna, un maestro nella preparazione del chai.

Altro sito da non perdere è il Forte di Taragarh: da lì potrete ammirare fantastici panorami sulla città, sul lago e sui monti che la circondano. 

Ma il pezzo forte della città è il suo palazzo, testimonianza del glorioso passato di Bundi.

Non può poi mancare una visita ai baori (pozzi), decorati e intarsiati e, se avete ancora tempo e se riuscite a incontrare il signor Kukki, archeologo autodidatta, anche le pitture rupestri preistoriche nei dintorni di Bundi. 

Articolo tratto dal blog dell’autrice I Sentieri del Mondo e disponibile a questo indirizzo.

 


Per approfondire – Bundi è una tranquilla città del Rajasthan immersa nella cornice dei Monti Aravalli, lontana dalle folle di visitatori e fuori dalle rotte turistiche.

 

Bundi

Per raggiungere Bundi basta prendere qualsiasi treno diretto a Kota oppure un autobus governativo che, con massimo 5 ore di viaggio, la collega a Jodhpur, Jaipur e Ajmer (vicino a Pushkar).

Dalla stazione dei treni di Kota Junction prendete un autorisciò per il Bus Stand (70 rupie) e da lì, salite sul primo pullman diretto a Bundi. Il tragitto dura circa 45 minuti e ha un costo di 25 rupie.

Le strutture ricettive si concentrano tutte nella zona del lago artificiale conosciuto con il nome di Nawal Sagar, nel lato opposto della città rispetto alla stazione degli autobus, in posizione estremamente tranquilla e silenziosa nonché a due passi dal palazzo e dal forte.

Io ho pernottato alla Raj Mahal Guest House che vi consiglio per l’ottimo rapporto qualità prezzo (fatevi dare una stanza con vista lago) ma anche per la vicinanza al miglior ristorante della città, il Lake View Garden Restaurant.

A meno che non arriviate tardi o siate distrutti dal viaggio, approfittate delle ore di luce che avete a disposizione il primo giorno per cominciare a esplorare le strette stradine della città: azzurro, indaco e violetto sono i colori che la fanno da padrone.

Bundi

Disegni murali decorano le facciate delle haveli che si sviluppano in bellissimi cortili dove il tempo sembra essersi fermato, testimonianza di un antico splendore.

  Bundi

Spingetevi in direzione del Sadar Bazar, ovvero ripercorrete in parte la strada che avete seguito con il tuk tuk per raggiungere la guest house (praticamente l’unica esistente).

Man mano che vi avvicinerete alla porta d’ingresso della città, il Chogan Gate, vedrete il sostituirsi dei negozi più turistici con quelli che invece non lo sono per nulla: venditori di cotone, di libri per la scuola, di bracciali (bangles) per signora e poi, qua e là, qualche tempio e baretto dove fermarsi a prendere un tè.

Bundi

Se siete amanti del chai non potete perdervi di certo una tappa da Krishna, un maestro nella preparazione!

Lo troverete sicuramente accovacciato vicino al fornello intento a macinare spezie o a travasare latte bollente da un pentolino all’altro: un uomo di poche parole (non parla l’inglese quasi per niente) ma uno che con i suoi sguardi riesce a esprimere tutta l’ospitalità di Bundi.

Krishna's Chai - Bundi

Il secondo giorno potete dedicarlo alla visita del forte, del palazzo, dei baori (pozzi) e del lago Jait Sagar, dove si trova il Sukh Mahal, la residenza che per un breve periodo ospitò lo scrittore Rudyard Kipling il quale ivi trovò ispirazione per la stesura di Kim, uno dei suoi capolavori.

“Quello del Libro della Giungla” vi diranno tutti, così che anche non avendone mai sentito parlare, chiunque sappia a chi ci si sta riferendo.

Svegliatevi di buona mattina e dirigetevi verso il palazzo dove, all’ingresso, potrete acquistare anche il biglietto per il forte.

Il costo complessivo se siete muniti di macchina fotografica sarà di 300 rupie.

Cominciate a salire con l’obiettivo di fare prima tappa al Forte di Taragarh che si trova in cima alla collina alle spalle del palazzo.

Seguite le indicazioni e aspettatevi che qualcuno vi venga a importunare per farvi da guida ma sappiate che chiunque sia il giovanotto il giochetto è sempre lo stesso: cercare di convincervi che sia molto facile perdersi e che continuare da soli sia pericoloso per la presenza di scimmie aggressive.

Le scimmie ci sono, è vero, ma basta munirsi di un bastone, non dar loro fastidio e non portare con sé cose da mangiare perché vi lascino stare.

Per quanto riguarda il perdersi poi, non è neanche da mettere in conto essendoci un unico sentiero.

Con questo non sto dicendo che la presenza di una guida non possa essere piacevole, ma, se ne volete una, sarebbe meglio rivolgersi alla biglietteria.

Dall’alto del forte, che si estende su un’area boschiva quasi praticamente abbandonata a sé stessa, le viste sul palazzo, sulla città, sui Monti Aravalli e sul lago Jai Sagar sono spettacolari.

Per arrivare fin qui meglio che indossiate pantaloni lunghi e scarpe con suola abbastanza spessa perché le spine dei rovi sono seriamente grosse e appuntite!

Bundi

Riscendiamo ora verso il palazzo.

Quando si sente parlare della “Terra dei Re”, ovvero del Rajasthan, i primi luoghi che vengono in mente sono Jaipur, la città rosa, Jodhpur, la città blu, Udaipur, la città bianca, Jaisalmer, la città nel deserto; mai si sente parlare di Bundi.

Eppure se ora mi chiedete quale sia la mia città preferita dello stato vi risponderei proprio Bundi!

Bundi fu la capitale del piccolo regno di Haravati, governato dai discendenti di uno dei clan rajput tra i più rispettati, quello dei Chauhan che prese potere intorno alla metà del XIV secolo.

Un labirinto di terrazze, di padiglioni e di sale meravigliosamente decorate con affreschi unici che rappresentano scene di corte o della mitologia riguardante la vita di Krishna, rendono questo luogo degno della descrizione che ne fece Rudyard Kipling il quale lo definì “un’opera dei folletti piuttosto che dell’uomo”.

Bundi Palace

 

Il color turchese e il verde acqua prevalgono su tutte le altre tonalità, le miniature sono dei capolavori, l’architettura del palazzo nel suo complesso è in perfetto stile rajput e si adatta meravigliosamente alla morfologia della collina su cui sorge: insomma stiamo parlando del fiore all’occhiello di Bundi!

 

Bundi Palace

Dopo pranzo potete proseguire la visita con i pozzi della città, in particolare con il Nagar Sagar Kund, il Raniji-ki-baori e il Dhabhai Kund.

Utilizzati da sempre per la raccolta delle acque piovane, alcuni di questi venivano utilizzati anche per celebrazioni religiose e quindi abbelliti come se fossero templi capovolti.

Il Raniji-ki-baori, per il quale si paga un ingresso di ben 200 rupie, venne commissionato nel 1699 dalla regina Nathavati Ji, la più giovane tra le consorti dell’allora ex regnante Rao Raja Anirudh Singh.

Raniji-ki-Baori - Bundi

A Bundi è  molto probabile che sentirete parlare almeno una volta del signor Kukki.

Si tratta di colui che, divertendosi fin da bambino a fare l’archeologo pur non avendo mai studiato per ricoprire un tale ruolo, ha scoperto nei dintorni della città una serie innumerevole di pitture rupestri risalenti all’epoca preistorica.

Intrepido e appassionato, sarà lui – o suo figlio – ad accompagnarvi alla scoperta di queste meraviglie antiche. Vi basterà chiedere le sue disponibilità e, se possibile, unirvi a un gruppetto già in partenza per dividere il costo del taxi di 1.500 rupie.

L’escursione durerà circa 5/6 ore e vi porterà a ridosso di un profondo e bellissimo canyon dove, al riparo di grotte naturali, si trovano alcuni di questi interessanti dipinti.

Pace e silenzio vi accompagneranno per tutto il percorso che si svolgerà in parte a piedi (circa un’ora tra andata e ritorno) attraverso una desolata pianura semi-arida.

 

Rock paintings -Bundi

 

Nei dintorni è poi possibile ammirare i resti di quello che si pensa potesse essere un antico tempio: la statua nel Nandin, il toro di Shiva, ne sarebbe la prova. Accanto a essa un altro reperto ritrovato da Kukki, un meraviglioso lingam risalente, secondo gli studi, all’epoca Gupta, ovvero circa al V-VI secolo!

 

Rock paintings -Bundi

 

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Immagini tratte dall’articolo originale