Per gli indiani amanti delle bistecche si prospettano tempi difficili. Mumbai, da sempre considerata la capitale finanziaria del paese nonchè una delle metropoli più moderne e all’avanguardia dell’India, dice no alla carne di manzo, preservando le proprie mucche, per tradizione considerate sacre.

 


 

Mumbai, 3 Marzo 2015 Lo stato indiano del Maharashtra mette al bando la vendita e il consumo della carne di manzo, con l’approvazione da parte del Presidente dell’India Pranab Mukherjee di una legge che era già stata approvata 19 anni fa dal partito Shiv Sena, da decadi al potere a Mumbai.

Era il lontano 1995 quando la coalizione Shiv Sena-BJP (il partito nazionalista hindu del primo ministro Narendra Modi) allora al potere approvò l’emendamento per la preservazione degli animali in Maharashtra.

Ci sono voluti ben 19 anni per ottenere l’assenzo finale del presidente della repubblica indiano e per trasformare in realtà la semplice aspirazione di purezza delle fazioni di estrema destra indù.

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Da oggi in avanti non sarà più permesso non solo consumare e vendere carne di manzo, ma anche la macellazione di mucche, tori e vitelli. La violazione di tale divieto comporterà una multa di 10mila rupie (circa 200 euro) e in alcuni casi l’imprigionamento fino a 5 anni.

L’opinione pubblica indiana e internazionale si separa a riguardo: a perdere lavoro saranno gli esponenti della comunità musulmana dei Qureshi, che da sempre si occupano del commercio del manzo e che si stanno organizzando per presentare un ricorso legale a propria tutela.

Ed ovviamente i ristoratori che servono una clientela medio alta e straniera registreranno un calo delle vendite nonchè la difficoltà di realizzare preparazioni di cucina internazionale.

Di conseguenza si aspetta un rincaro consistente delle altre carni consumate in India, specialmente di montone e agnello ed una esacerbazione delle tensioni comunitarie tra indù e musulmani.

Nonostante la protezione della mucca in India abbia da sempre costituito un importante obiettivo politico, si sta di recente assistendo ad un’enfasi spropositata di tale tematica con l’elezione del Primo Ministro Narendra Modi, esponente del partito di  destra BJP, interessato a cambiare rotta rispetto alle politiche più morbide del Congresso.

Se ad uno studio più attento delle politiche Indiane si scopre che sono ben 26 gli stati che seguono restrizioni in materia della macellazione e vendita delle carni di manzo, e se si considera che la maggioranza dei locali spacciano per manzo le carni di bufalo, non sorprende affatto che un nuovo provvedimento sia stato approvato a tutela del bovino sacro.

Ciò che fa riflettere è l’utilizzo di quella che dovrebbe essere una questione religiosa a fini prettamente politici, per mietere consensi tra la maggioranza indù ed ostracizzare ulteriormente i membri della casta più bassa dalit e le minoranze musulmane che si occupano dell’abbattimento e macellazione del bestiame.

Perché dunque non concentrarsi su problematiche più urgenti come la sicurezza della donna e l’approvvigionamento idrico?

Al nuovo governo indiano l’ardua sentenza.

 


Fonte utilizzata: “Maharashtra bans beef, 5 years jail, Rs 10,000 fine for possession or sale”, www.indianexpress.com

Foto tratta da: www.mattersindia.com