“Un altro schiaffo dall’India”. Così Il Sole 24ore titolava l’articolo sulla notizia dei marò a dicembre scorso: l’Alta Corte dell’India ha rifiutato le richieste dei due marò italiani Latorre e Girone che chiedevano, rispettivamente, di poter prorogare di quattro mesi la permanenza in Italia per sottoporsi a cure mediche (Latorre) e di poter venire in Italia per le festività natalizie (Girone).

Motivo? Il presidente dell’Alta Corte, H. L. Dattu, ha dichiarato:  «L’inchiesta sulla morte dei pescatori non è finita e i capi d’accusa non sono stati ancora presentati», aggiungendo che «anche le vittime hanno i loro diritti».

I maggiori quotidiani indiani davano poi la notizia senza pubblicare alcun commento, segno che attendevano di valutare anche un pronunciamento ufficiale del governo indiano.

A seguito di ciò, il presidente Napolitano si disse «fortemente contrariato» e la polemica politica da parte italiana divampò, aggravando le relazioni fra i due Paesi, peraltro già compromesse in vari campi (ricordiamo che l’India non parteciperà a Expo 2015,  anche se numerosi visitatori indiani sono attesi a titolo personale).

Articolo pubblicato sul blog Milleorienti.com

 


 

Riassumiamo i fatti: i due marò italiani sono accusati della morte di due pescatori del Kerala scambiati per pirati, ma non c’è accordo fra Italia e India sulla giurisdizione, cioè su chi debba giudicarli.

Se la nave battente bandiera italiana si trovava in acque internazionali la giurisdizione è italiana, viceversa l’India sostiene che la nave si trovasse in acque indiane e che la giurisdizione fosse dunque indiana.

Leggi: Due Anni e Otto Mesi, Cronistoria dei due Marò

Il problema vero è che Latorre e Girone attendono un processo da ben 33 mesi, un ritardo e una tensione terribili, che hanno causato a Latorre un’ischemia cerebrale.

Questo ritardo è avvenuto anzitutto per ragioni politiche (le elezioni indiane) e burocratiche interne all’India, ma anche per la scarsa decisione con cui si sono mossi nel frattempo i vari governi italiani (MilleOrienti ne ha parlato qui).

Dunque, che fare ora?

 

L’opinione di MilleOrienti

Il caso è complesso e si presta a facili strumentalizzazioni nazionalistiche da entrambe le parti. Ne ho parlato oggi in un’intervista a Radio Città Futura di Roma e voglio condividere con voi le mie opinioni, in attesa di ricevere le vostre.

Le domande essenziali sono tre:

 

1) Quale atteggiamento dovrebbe tenere ognuno di noi di fronte a questa vicenda?

Sui social media stiamo assistendo a uno spettacolo assurdo: lo scontro fra “colpevolisti” e “innocentisti” riguardo ai due Marò.

Ma di cosa sta parlando chi fa polemica sul web? Questa non è una partita di calcio e non ha senso dividersi in tifoserie!

La verità è che fino alla conclusione di un processo gli imputati vanno considerati innocenti e che solo dopo la sentenza potremo sapere se sono innocenti o colpevoli. Non abbiamo gli strumenti e le informazioni necessarie per giudicare, quello è compito della magistratura. Ognuno deve fare il suo mestiere.

 

2) Che cosa dovremmo pensare dell’India in questa vicenda?

L’India in questa vicenda si è mossa male per molte ragioni (ritardi, strumentalizzazioni politiche interne, il tentativo – per fortuna rigettato – di utilizzare la legge antiterrorismo per giudicare i due Marò);  resta il fatto che l’India non è una dittatura, è una democrazia.

I magistrati indiani non sono burattini del governo indiano, così come i magistrati italiani non sono burattini del governo italiano. Perciò i magistrati indiani in questa situazione hanno risposto: l’inchiesta va conclusa, il processo va celebrato.

Se poi sia l’India ad avere il diritto di celebrare quel processo, è tutt’altra questione. Che va gestita politicamente. Il caso Marò va risolto finalmente tenendo presenti i diritti di tutti (sia gli imputati, sia le vittime) senza farlo diventare una “guerra politica” fra Italia e India che non gioverebbe neanche ai due Marò.

 

3) Che cosa deve fare l’Italia?

Chi, in Italia, invoca ritorsioni economiche all’India, si copre di ridicolo: è l’India (con la Cina) il gigante del XXI secolo, non l’Italia. Non sarà la zanzara a dar fastidio all’elefante.

L’unico vero strumento politico in mano all’Italia è l’internazionalizzazione della vicenda. Già nell’aprile 2014 l’allora ministro degli Esteri Mogherini annunciava “L’apertura di una nuova fase del caso Marò con l’avvio di una procedura internazionale” e in agosto, come ricorda il Times of India, il premier Renzi aveva parlato del caso Marò con il premier Modi.

Alla luce di quanto appena accaduto però è evidente che i mezzi messi in campo finora non sono risultati sufficienti: l’Italia deve dunque impegnarsi con molta maggior forza in tutte le sedi internazionali per arrivare a un arbitrato internazionale.

Anche su questo noi cittadini italiani giudicheremo la politica estera del governo Renzi.

 


 Immagine tratta dal sito: Tempi.it