È il 2004: Consuelo Pintus ha solo 19 anni e parte in missione per il suo primo viaggio in India. Durante il suo viaggio, Consuelo scrive quasi in diretta un diario, Chapati in the Darkness, che poi verrà premiato dall’Archivio Nazionale Diari di Pieve Santo Stefano nel 2008.

Consuelo oggi insegna hindi all’Università di Milano e ha voluto condividere con noi il suo diario. Questa è la quarta puntata, in cui seguiamo le sue giornate in missione nel Darjeeling.


9 luglio 2004

Stamattina mi sono svegliata un po’ meglio, ho ancora un po’ di mal di stomaco ma sopportabile. Le altre sono andate a scuola ed io invece sono qua, in questa camera ad ascoltare le voci dei bambini, ad odorare le lenzuola del mio letto… Ho provato a fare il bucato e a stenderlo, ma poi, arrivata all’ ultimo piano,dove c’è lo “stenditoio”, ci sono le ragazze che studiano inglese. Ora andrò dalle suore a prendere il tè.

Ti giuro, mi sento troppo un peso, anche per le mie compagne che ieri mi sono state vicine in ogni momento. Poi Rossella è fantastica, la sua solarità tipicamente italiana fa sì che ogni cosa sia più bella di quella che non è già. Indosso la maglietta con su “Paolo il Pollo”, e le suore quando l’hanno vista si sono subito messe a ridere. Piove ancora.

Nel pomeriggio siamo andate a visitare, così improvvisamente, a vedere un tempio buddista qui a Siliguri. Dopo una bella pioggia monsonica, ci siamo tolte i sandali e siamo salite su per le scale che portavano a quel tempio, sede distaccata del grande tempio tibetano. Salendo incontriamo subito le custodi, le api, tutte ammucchiate, sotto all’ingresso. Sono terrorizzata.

Sempre con i piedi sporchi ci addentriamo e ad accoglierci un monaco tibetano, di sette anni a dir tanto, che ci mostra prima la foto del loro guru e poi quella del Dalai Lama, in hindi ci chiede di dove siamo e poi, in quell’ atmosfera ricca di profumi (incenso, odore di legno) e di colori, ci mostra le reliquie di uccelli…

Tutt’intorno case di famiglie buddiste che per farsi riconoscere appartenenti a questa religione espongono tre bandiere in alto sulla propria casa. Poi ci fa sedere, con la consueta posizione, su dei cuscini, e ci fa toccare con la testa una stuoia. Non ne conosco il significato. Saliamo e incontriamo altri due giovani monaci che stanno facendo esercizio di pratiche tibetane e che continuano impertinenti a ripetere l’AUM “SACRO”.

In seguito abbiamo assistito ad una scena molto simpatica: UN TORO IN MEZZO ALLA STRADA E GLI INDIANI CHE CERCAVANO DI SPOSTARLO. Poi però anche queste due scene, meno simpatiche: una mamma che spulciava la figlia nella propria baracca e una bambina che faceva la pipì, e che si lavava nella palude e quando la mamma uscì, la frustò per farla entrare in quell’ammasso di bambù che era la loro casa.

La sera, dopo la consueta preghiera le suore hanno singolarmente detto il loro grazie al Signore per la loro settimana. After dinner (pastina, chapati e formaggino) al lume di candela (è stato forse un caso che la corrente saltasse proprio in quel momento??) anche noi abbiamo detto qualcosa. È stato un momento importante! Dopo di che abbiamo mangiato gli anacardi fatti come dei pop-corn e abbiamo mostrato loro i nostri acquisti. Poi in camera di Rossella a ridere come delle pazze, a fare foto ecc…

 

10 luglio 2004

È sabato. Io adoro il sabato anche in Italia. Ho finalmente steso la mia roba e così ho colto l’occasione per salire qui di prima mattina. Tutto tace, almeno qui, perché di sabato comunque i bambini non vanno a scuola. Si vedono le montagne del Darjeeling, si sentono i corvi che tra poco andranno a picchiettare il loro becco sul muso delle mucche. Io odiavo i corvi, mi “sapevano di morte”; ora comincio ad apprezzarli perché qui sono indispensabili.

Viaggio verso Kalchini

Nel Darjeeling distese di piantagioni tè, risaie, uomini e donne allo stato primitivo, strade dissestate, profumo di tè bianco misto fango. Arriviamo alla missione; questa si che è STRONG, anzi HARD! Siamo in mezzo alla palude, è una vera e propria foresta. Dove staremo è molto piccolo ma dentro alla missione in generale ci sono un collegio, due case ed un ospedale.

Abbiamo subito bevuto tè, come di consueto quando vogliono darci il benvenuto e poi abbiamo visto come le suore insegnano alle madri a nutrire nel modo migliore i neonati, i metodi più diffusi di parto e le cure successive. QUESTE SI CHE SONO DELLE GRANDI! Dovreste vedere la bilancia per pesare i bambini e i sacchi enormi della CARITAS mandati dagli Stati Uniti con il cibo base dell’ alimentazione di una donna incinta. Le suore giovani mi hanno chiesto di chiedere alle donne qualcosa in hindi così sarebbero state più contente di venire poi a stringerci la mano.

Dopo pranzo (qua faccio ancora più fatica che in altri posti, ma loro rinunciano a mangiare certe cose per darle a noi… e poi faccio di quelle espressioni a volte, e quando non mi piace qualcosa, comincio a bere due bicchieri d’acqua, uno dietro l’altro, poi mi rendo conto che anche quella ha il sapore “d’amuchina” e così mi arrendo…) ci annunciano che siamo nella regione di confine, a 50 km dal Bangladesh, e a 15 minuti dal Bhutan

E COSì ANDIAMO IN BHUTAN, dove visitiamo un tempio buddhista, più bello del precedente e da dove riusciamo ad ammirare la vastità e la bellezza dei campi, dei fiumi, e dei villaggi indiani. Ogni cosa è un regalo… UN GRANDE SOGNO CHE SI STA REALIZZANDO PIANO PIANO…

In questo territorio abbiamo percepito sin da subito la differenza dei tratti somatici, tipico prototipo mongoloide. Non ci hanno fermato alla frontiera e così non abbiamo nemmeno pagato per il visto, WAOUH!

Qua però il cellulare non prende, mi sento proprio isolata in questo mondo riservato a persone stupende che hanno una forza interiore ed una solarità inconfondibili. Prima di ritornare, riusciamo a vedere, sempre dal sedile posteriore della mitica jeep blu, la “versione serale”dei villaggi.

È UNA COSA MAGNIFICA VEDERE COME LA SERA SIA UN MONDO MAGICO, IN OGNI PARTE DEL MONDO. Donne che si truccano, indossano il sari più bello che possiedono, per non parlare dei capelli tenuti sciolti sulla schiena, questo nero che si dispiega su colori forti come giallo, rosso e arancione del velo…

Uomini che scherzando si dirigono in gruppo a pregare al tempio induista, solitamente posto ad uno o due km di distanza dall’altro. Tempietti piccoli, illuminati da tutte queste lucine, così come i negozi. Dopo il tempio, abluzione al fiume…

Cena e come al solito, niente corrente; dopo cena ricompare, giusto in tempo per assistere alla visione della telenovela indiana, una sorta di “Beautiful” versione indiana, tutta in hindi! Mentre scorrono i titoli di coda, NEWS: “ IL MONSONE AUMENTERÀ…”.

Sono infatti in camera che ascolto il rumore della pioggia che ho registrato. È TROPICALE…Mi sento profumata, i capelli puliti (per fortuna li ho lavati stamattina altrimenti qua con un solo catino sarebbe stato IMPOSSIBILE), mi piace mettere le mani tra di essi e farle scorrere lentamente fino alle punte. Spero che crescano, man non saranno mai belli come quelli delle indiane, MAI.

Scrivo da un letto durissimo, solo legno, non c’ è il materasso, rinchiuso nella solita zanzariera, MA QUA LE ZANZARE SONO IL TRIPLO!! Sono in mezzo alle altre, mi danno della “SORELLA PIÙ PICCOLA”.

P.S. Al tempio oggi ho perso l’ombrello rosso, è destino!


Foto tratta da https://steenbergs.co.uk.