È il 2004: Consuelo Pintus ha solo 19 anni e parte in missione per il suo primo viaggio in India. Durante il suo viaggio, Consuelo scrive quasi in diretta un diario, Chapati in the Darkness, che poi verrà premiato dall’Archivio Nazionale Diari di Pieve Santo Stefano nel 2008.

Consuelo oggi insegna hindi all’Università di Milano e ha voluto condividere con noi il suo diario. Questa è la sesta puntata, in cui seguiamo la sua nuova missione nel lebbrosario a Mehendiphara.


13 luglio 2004

Oggi finalmente si parte alla volta di un nuovo posto, una nuova missione, un lebbrosario vicino a Calcutta, nulla a che fare però con quelli di Madre Teresa… Il viaggio è stato alquanto comico, ma lungo (sei ore).

Comico perché ne abbiamo viste di tutti i colori, compresa una dispersione di energia elettrica, con il rischio di prenderci anche la scossa mentre cercavamo di fare la pipì vicino ad un albero, dove, seppure indossando un poncho, due uomini ammiravano quel “fascino” straniero. Musica indiana, su di una jeep (la solita) che ad un certo punto è diventata molto scomoda.

Guardo fuori dal finestrino e vedo l’India in versione solare. È stupendo perché sono carica, ascolto insieme a Rossella (che con le sue risate alimenta la mia carica positiva) i miei cd quando ad un certo punto ci fermiamo ai lati di un campo e io rifilo tutto il ripieno del chapati (patate e chili) a lei.

Dopo aver passato ancora per una volta il Gange, arriviamo al bagno del BISHOP… MA SI PUÒ CHE I CANI DEL BISHOP ABBIANO LA ROGNA?

Eccoci a Mehendiphara, l’impatto è stato duro già solo quando ci hanno portato a vedere la nostra stanza, all’ interno del lebbrosario, la sola qui nel loro stabile, le suore sono di là. Il governo qua fornisce medicine e la malattia è solo al primo stadio (non perdono in giro la pelle, almeno per ora!).

Sono persone davvero belle, anche se per ora solo da lontano. Li intravediamo e ci salutano con il gesto dell’ANJALI e dicono una preghiera per noi in bengali. Qua la gente non parla altro che questa lingua, tranne le suore che ovviamente parlano in inglese tra di loro e con me hanno provato qualche volta in hindi.

Per il resto la missione è fantastica, ci sono piante di ogni dimensione e tipo… STAGNI UN PO’ TROPPO PALUDOSI. La scuola di bambini poveri è stato un altro colpo al cuore, proprio quando ho visto due bambine che “rubavano” i cereali, mettendoli nel loro vestitino, mentre fuori gli altri ripetevano in coro le canzoni che Rossella aveva insegnato loro.

È pazzesco come le persone possano lasciare il segno dentro le altre. Comunque qua si prega molto. Fino alle 22 non abbiamo fatto altro. Poi tutte in terrazza a vedere le stelle mentre mi prendevano in giro chiamandomi SUNDARI, e mentre parlavano hindi (un po’).

Qua in India il buio è proprio buio, e le stelle proprio stelle e le persone proprio persone. Davanti a me un gatto che da quando ha capito che mi piace molto è sempre vicino a me. Questo si che si può definire gatto, altro che la mia Kitty, ma Pussy si muove in modo così selvaggio ma allo stesso tempo molto affascinante.

Quanta paura qua stasera, non riesco a dormire neanche pensando alle cose più belle che esistano. Penso e ripenso ai lebbrosi separati da me solo da una stanza. Probabilmente qui ci dormivano prima che noi arrivassimo. Per quanto possano essere stati puliti, la lebbra si prende per via aerea…

Anche se qua sono ancora al primo stadio, poi li mandano via! Ho paura anche degli insetti, ce ne sono veramente troppi. Ho messo tutte le protezioni ma nulla, è così efficace da eliminarli dalla mia mente quando sono al buio. È pieno di paludi, ci credo che siamo invase. Non ci devo pensare. Chissà in Italia cosa starà facendo tutta la gente che conosco!! MI MANCANO! Basta, basta, buonanotte.

Mercoledì, 14 luglio 2004

Ore 8:30

Ci siamo svegliate troppo presto per i miei gusti! Abbiamo fatto colazione con un dolce alla polvere di riso e ci siamo subito lavate i piedi dopo aver camminato in quel fango! Ora sono sulla terrazza del lebbrosario, cerco di prendere un po’ di sole intanto che c’è!

Ci siamo date alle canzoni per bambini e abbiamo trovato un canzoniere con “E TI VENGO A CERCARE” di Battiato e “NINNA NANNA” dei Modena City Ramblers. Probabilmente l’avrà lasciato la ragazza che è venuta prima di noi! E ho trovato anche una canzone che devo assolutamente imparare a casa:

 

Le Ragazze di Osaka

Mi sento solo in mezzo alla gente,

osservo tutto ma non tocco niente.

Mi sento strano e poco importante,

quasi fossi trasparente e poi resto fermo e non muovo niente.

La sabbia scende molto lentamente,

l’acqua è chiara e si vede il fondo,

limpido finalmente.

Ma no, non voglio essere solo, no

Non voglio essere solo, no, non voglio essere solo mai.

E sogno a nord del tempio di Kansua sulla collina delle giovani erbe:

mi avvicinavo sempre di più a loro

quasi per istinto, sagome dolci lungo i muri, bandiere tenui più sotto al sole.

Passò un treno, o era un temporale? Sì, forse lo era.

Ma lei chinava il capo,

poco per salutare in strada quelli colpiti da stupore.

Da lì si rifletteva chiara in una tazza scura, in una stanza più scura.

Ma non, non voglio essere solo.

The end.

Prima di mezzogiorno siamo andate a vedere il giro del medico al lebbrosario.

Qui il medico viene una volta alla settimana. Qui ci sono anche le bambine ammalate. Per salutarci i lebbrosi hanno prima posto le mani al cielo, si sono abbassati e ci hanno toccato i piedi.

Sono in crisi, ho paura di ammalarmi!

Nel pomeriggio siamo andate a fare un sonnellino, due ore! Ci siamo risvegliate più rimbambite di prima. Però ci è servito, altrimenti non avremmo resistito a tutte quelle preghiere, ai giochi con i bambini, alle chiacchiere con le suore sotto un cielo fantasticamente stellato.


Foto tratta da www.hiveminer.com.