È il 2004: Consuelo Pintus ha solo 19 anni e parte in missione per il suo primo viaggio in India. Durante il suo viaggio, Consuelo scrive quasi in diretta un diario, Chapati in the Darkness, che poi verrà premiato dall’Archivio Nazionale Diari di Pieve Santo Stefano nel 2008.

Consuelo oggi insegna hindi all’Università di Milano e ha voluto condividere con noi il suo diario. Questa è la decima e ultima puntata, in cui racconta i suoi ultimissimi giorni in India e il rientro in Italia.


25 luglio 2004

Sveglia prima del solito oggi, alle 6:00 dovevo già essere pronta.

Si va al villaggio. Eh sì, ieri S. Alfonsa annunciando l’arrivo del suo compleanno mi ha chiesto se volevo andare con lei…
Ho risposto che ne ero più che felice di andarci.

Cosi, dopo l’arrivo del mitico prete salesiano, con le classiche caratteristiche del prete missionario, ci avventuriamo alla volta del villaggio, passando dalla jungla. Invece che dalla strada normale…

Cominciamo a passare pozzanghere enormi ed ecco che cominciamo anche a passare sopra veri e propri fiumi, tanto che il nostro driver deve scendere per controllare quant’è profondo il fiume e da che parte sia meglio passare per non rimanerci dentro. Ai lati, piante, piante e ancora piante! È DAVVERO LA GIUNGLA! Arriviamo nei primi villaggi che ovviamente sono costituiti da palafitte e bungalow. La gente mi guarda come sempre.

L’occidentale bianca, con la macchina fotografica al collo…

È strano assistere ad una estrema unzione, concessa ad una donna che stava per morire a causa del colera. Qui è molto difficile, soprattutto in questi villaggi, per la mancanza di igiene. Piange, penso che capisca che sta per morire. Il nipote di sei mesi mi tiene la mano, guarda la nonna. È una scena straziante. Non è giusto.

Poi ci rechiamo nella casetta o meglio capanna vicina. Mi fanno notare una ragazza che sta preparando per me del cibo. Io affermo che non mangerò, ma non ci sono storie. Mentre afferro il riso con le mie manine sporche le vedo tremare, e penso che mi succederà qualcosa. Ma cosa posso fare? Si offendono. Dopo quella “ricca abbuffata” mi fiondo a dormire nella jeep per tutto il tempo del ritorno, anche se la strada è dissestata.

Fa caldo, fa molto caldo!

Mi faccio una doccia e vado a dormire!

No, ma non si riesce perché ci sono le aspiranti suore che sistemano il giardino. Cosi mi vesto e vado ad aiutarle. È stato troppo divertente.

Questa loro semplicità mi piace.

 

27 luglio 2004

Sono seduta al sole, finalmente posso constatare con la mia pelle il calore del sole qui in India. Le aspiranti suore stanno facendo lezione di inglese qui in terrazza. Potremmo proporre di fare anche noi qualche lezione all’aperto… Come non detto, sarà impossibile. Comunque qua l’inglese lo sanno tutti, lo parlano, ma ALLA LORO MANIERA.

Faccio meno fatica a capire l’hindi che il loro inglese… è tutta una storpiatura, un mix.

Sto morendo dalle risate, c’è un corvo che zampetta sul filo del bucato e sembra quasi una danza, fa troppo ridere.

Nel frattempo passano elicotteri di qualsiasi tipo, qui siamo nella zona di confine, tra India e Bangladesh, la polizia si aggira dappertutto, anche in mezzo ai mercati, ai campi, così come i militari con tanto di fucile pronto all’uso.

 

28 luglio 2004

Stamattina niente messa, non mi sento per niente bene. Ho lo stomaco sottosopra, la febbre a 37.5 °C.

Subito dopo aver bevuto il tè e aver preso una bustina di fermenti lattici ho avuto una scarica di diarrea.

Così fino a mezzogiorno. Sento mia mamma e l’Annalisa. Ho sempre più l’impressione che stavolta sia più forte della precedente.

Eh si, infatti, nel pomeriggio ogni cosa che mangiavo mi procurava dissenteria.

Alle 18:00 durante la preghiera per le candidate che sarebbero diventate poi aspiranti, tra incensi, balli e musica, mi sentivo prudere dappertutto… Credevo fosse solo una reazione al fatto che avessi mal di stomaco, ma poi tornando in camera la cosa è cominciata a peggiorare.

Telefono a mio papà… Non ce la faccio più.

Così verso le 21:00 quando su tutto il corpo si manifesta un qualcosa simile ad allergia, anche le suore cominciano a prenderla sul serio. Decidono di portarmi all’ospedale più vicino. Sulla jeep le suore erano totalmente silenziose. Mi sentivo sempre più un peso, ma non era colpa mia!

 

29 luglio 2004

È stata la notte più brutta della mia vita, in assoluto.

È questa l’unica volta che ho sentito davvero il bisogno di tornare a casa e di stare nel mio letto, con il mio cibo, le mie coperte, il mio clima…

È arrivata proprio oggi la notizia del volo per l’Italia. Che contraddizione…

Non voglio tornare…

 

30 luglio 2004

…Eccomi qua, sul primo volo del mio rimpatrio! Chissà se ho fatto la cosa giusta. Sto già rimpiangendo quei 14 giorni in più in cui sarei potuta rimanere qui. Guardo l’India, la mia India da questo oblò! (è strano però tutte le volte finisco vicino al finestrino)

È BELLISSIMA. AMO QUESTO PAESE ED ORA LO SENTO Più MIO.

Ma ormai è palese. Non posso stare in condizioni igieniche precarie, il mio stomaco è troppo debole! Laghi, fiumi, alberi, campi! Dall’alto tutto appare molto più bello. Stamattina non potevo aprire gli occhi sapendo che quello sarebbe stato il mio ultimo risveglio qui, no, non ci posso credere. Non riuscivo a preparare la valigia, mi hanno dovuto aiutare. Le mani mi tremavano.

Dopo aver preso tutte le mie medicine e dopo aver bevuto un sorso di tè (perché di più non riuscivo a fare), solita visita alla toilette. È ormai il terzo giorno che va avanti così, sono le nove e mi reco a scuola a salutare. Mi regalano tre libri. Sono davvero contenta, sono fondamentali per me. Dopo di che, saluto tutte le insegnanti e i ragazzini. Vado a salutare tutte le aspiranti suore, mi cantano una canzone in hindi per salutarmi. Mi scendono le lacrime quasi senza accorgermene. Il caldo che sentivo lungo le gambe già da stamattina, aumenta sempre di più. Scendo, prendo un tè veloce!

Saluto le altre suore e salgo sulla jeep. Non riesco a guardare fuori, non riesco a salutare quello che è stata la mia casa per tanto tempo.

C’è UNA SOLA COSA CHE RIMPIANGO DI NON AVER FATTO!!!

QUEL TEMPIETTO ROSSO, quel bellissimo tempietto rosso che vedevo tutti i giorni dalla terrazza. Mi ero promessa che prima di tornare sarei andata a vederlo. Non saprò mai com’è fatto. Perché so che mai tornerò qui. Vado a comprare qualcosa di ricordo perché altrimenti non posso portare a casa niente!

Entro in un negozio di strumenti. Sono rimasta esterrefatta. Comprerei tutto ma non ne ho il tempo, né la voglia. Prendo solo due tamburelli, uno per me, ed uno per il mio migliore amico musicista. Qui ci sono la tabla, violini, bassi, chitarre. Tutto artigianale. In quel negozio c’era un profumo di legno, un colore stupendo. Nel frattempo già due lebbrosi per strada mi avevano toccato per chiedermi l’elemosina. È strano, ma allo stesso tempo comprensibile, il fatto che quando mi vedono in città si aggrappano a me.

Come questi due bambini, uno piccolo in braccio alla sorellina più grande, che mi tirano il vestito, mi toccano le mani, vogliono dei soldi o del riso (così mi dicono). La bambina ha i capelli tutti rovinati, anche strappati. Il maschietto ha del mucco che scende dal naso. È sicuramente malato, si vede anche dagli occhi. Così dopo aver ottenuto il resto per i due fermacapelli che mi sono comprata, metto giusto quelle due rupie che ho nelle loro mani.

Ormai riesco a riconoscerli lontano un miglio i bambini che chiedono l’elemosina… Infatti ne intravedo altri due, e anche loro con quel classico gesto di toccarti e di toccarsi la pancia per dire che non hanno niente da mangiare, mi chiedono ancora soldi, e potrei dargliene, ma poi mi assalirebbero ancora. Quindi faccio finta di niente…è difficile, molto difficile. Camminare sapendo di avere dietro di te due persone, due vite umane.

Arrivata in aeroporto vado all’ufficio per cambiare il biglietto. Dovrei pagare 60 € di penale, ma penso che non se ne siano ricordati o che addirittura non lo sappiano.

Saluto le suore, una di loro piange. È la persona più splendida che ho conosciuto qui in India. Ci sarebbe da scrivere un romanzo solo su di lei. Mi avvio al controllo bagagli…

Chiedo allo stuart di portarmi una penna..

Dopo poco tempo mi portano una limonata al sapore di India.

Non riesco a spiegare, qui tutto ha un odore e un sapore inconfondibile.

Me lo sento addosso, ti si impregna sui vestiti, sulle mani, nella bocca. Così anche per il cibo che mi portano. Qui tutte le volte ti chiedono se vuoi il vegetariano o no.

Tanto non posso mangiare, ho un mal di pancia pazzesco.

Sono le mie ultime ore qui in India… Ho passato il mio ultimo check in indiano e con questo anche l’ultimo bollino rosso. Sì, perché ad ogni check in ed ad ogni passaggio alla sicurezza ti mettono ovunque dei timbrini rossi.

C’ è la televisione che va 24 h su 24, news in hindi; sono nella sala d’ aspetto per il mio volo.

Dovrei essere appiccicata al televisore per cercare di captare qualche parola, ma non ne ho la forza. Non riesco a muovermi… Nelle gambe sento un caldo allucinante, e lo sfogo aumenta sempre di più.

Speriamo che nessuno lo veda.

A parte che in quest’aeroporto c’è un casino di gente che neanche ci si riesce a muovere.

Perché devono capitare tutte a me?

Bè, la risposta gia ce l’ho,

perché me le vado a cercare, e perché in fondo in fondo, mi piace stare tra le cose strane…

Qua dormono tutti, mi sa che ci provo anche io,

vediamo cosa riesco a fare,

l’unica cosa che non devo fare è pensare troppo, altrimenti poi comincerei a far uscire dagli occhi dei goccioloni molto profondi.

Bene, 2:10, imbarcata.

Sono seduta di fianco ad un punjabi, con il turbante azzurro. È carino, solo un po’ cicciotello. Tutto ingioiellato..

Leggo dal giornale italiano, con spiacevole sorpresa che è morto Tiziano Terzani… Credo che leggerò l’articolo sul Corriere della Sera.

Fa davvero strano tornare in questo mondo italiano, ma tanto io ora so d’India.

Ho anche comprato un piccolo profumino al muschio bianco e continuo ad annusarmi per non perdere la fragranza e l’essenza che l’India mi ha regalato.

Guardo fuori dal finestrino…

PROMETTO CHE TORNERò. COSTI QUEL CHE COSTI. VOGLIO ASSAPORARE OGNI SINGOLO ASPETTO, LATO, ANGOLO DI QUESTO PAESE.

OGNI PROFUMO, OGNI ODORE, OGNI ESSENZA.

Ecco stiamo per partire…

Ci allontaniamo, lentamente dal mondo dei miei sogni…

Beh, buon risveglio India,

mi mancherai,

ti porterò nel mio essere di tutti i giorni,

della mia vita,

con tutti i volti, che hai deciso di presentarmi come tua rappresentanza.

Arrivederci.


Foto di Silvia Merialdo