È il 2004: Consuelo Pintus ha solo 19 anni e parte in missione per il suo primo viaggio in India. Durante il suo viaggio, Consuelo scrive quasi in diretta un diario, Chapati in the Darkness, che poi verrà premiato dall’Archivio Nazionale Diari di Pieve Santo Stefano nel 2008.

Consuelo oggi insegna hindi all’Università di Milano e ha voluto condividere con noi il suo diario. Questa è l’ottava puntata, in cui seguiamo le sue avventure quotidiane nel lebbrosario a Mehendiphara.

 


17 luglio 2004

Ci svegliamo sempre alle 5. Mi fa male la testa e la schiena. Mi muovo lentamente, come tutto il resto qui. È sabato. I bambini finiscono la scuola  alle 10 e poi cominciano a pulire tutta la missione. Per loro è quasi un gioco. Nel frattempo noi laviamo i capelli (perché dopo la giornata di ieri) approfittiamo del sole tiepido. Per ammorbidirli usiamo il famoso OLIO DI COCCO delle indiane, i miei capelli diventano proprio come piacciono a me.

Si parla di tragedie familiari e ci rendiamo conto di quanto siamo fortunate ad aver avuto l’ opportunità di stare qui e di essere in salute (almeno si spera). C’è poca acqua e poca corrente elettrica. Io non sono capace di andare così al risparmio in queste cose. Verso le 11 siamo andate a vedere un po’ cosa facevano le bambine (stavano prendendo acqua dal pozzo per lavarsi).

Comincio a vedere cose che non accetto: quindi le aiuto a tirar su l’acqua dal pozzo per quelle più piccole che con i loro piedini nudi poi andavano a farsi la doccia vicino allo stagno in cui poi si sarebbero immerse per sciacquarsi (NOTA: LO STAGNO ERA PIÙ MELMA CHE ACQUA).

Quando Rossella fa le foto per documentare queste condizioni (già buone per la povertà che dilaga qua attorno) loro si tuffano in massa. Ci stava per venire un “coccolone”. Cerchiamo un modo per farle uscire e le sciacquiamo dalla testa ai piedi. Poi cominciano a lavare i loro vestiti solo con il sapone che usiamo noi per lavarci le mani. Cerchiamo di aggiungere un po’ di Napisan nei loro secchielloni. Li stendono su quella sorta di filo che hanno a disposizione… Ma non ci stanno tutti, così alcuni vengono adagiati sull’erba piena di fango.

È ora di pranzo e, dopo la campanella che ne scandisce l’inizio, si vedono tutti i bambini correre a prendere il loro piattino di latta. Decidiamo che oggi saremo noi a distribuire il cibo… Quindi ci rechiamo tutti in cucina. CHE CALDO! C’ è il forno a legna. Vediamo un enorme pentolone di riso, poi un altro e poi un altro ancora.

Tutti i bambini in fila pronti per ricevere forse il loro unico pasto della giornata. Io e Rossella davanti a loro pronte per distribuire quel pranzo che non sappiamo neanche cosa contenga. Sbaglio a distribuirlo, ne do troppo poco. Poi cercano di spiegarmelo in Bengali, intuisco e abbondo nel dosaggio.

Andiamo a mangiare anche noi ma prima intravedo una bambina che “spidocchia” l’ altra. Appena mi vedono, però, smettono di farlo. Per loro è una vergogna, conoscono che è brutto e triste. Non è normale per loro, come tutti pensano. Solitamente si afferma che per loro è una cosa comune. Col cavolo!!! Ci soffrono e dà molto fastidio a tutti.

Giusto il tempo di arrivare nella nostra sala da pranzo e comincia un temporale senza paragoni. Dopo di che andiamo per fare un pisolino nella nostra stanzetta e voilà… SORPRESINA! Un’invasione di zanzare! RISCHIAMO UNO SCHOCK ANAFILATTICO QUI DENTRO. Io esco a scrivere, lei rimane dentro ma ora vado a controllare se è ancora viva.

18 luglio 2004, ore 10

Caro Don,

stamattina ti dedico i pensieri di questo quaderno…

Questa mattina ci siamo svegliate alle 5.25, nonostante la sveglia fosse prevista per le 6.30.

È domenica e qui le nostre sister ci hanno concesso la grazia della messa alle ore 8. Ho iniziato a parlare con Rossella delle nostre vicissitudini amorose.

Non ci siamo accorte che il tempo scorreva veloce e ad un certo punto Sister Tency ci ha fatto visita. La scena è stata a dir poco tragicomica (almeno dal punto di vista di una suora), in quanto eravamo entrambe sdraiate sul suo letto ed io ancora solo con il pigiama della parte di sopra, visto che qui fa molto caldo anche la notte. Chissà cosa avrà pensato la giovane e precisa Sister Tency.

Fatto sta che non ci siamo poste alcun problema. Piuttosto non sapevamo se commentare o meno la scena con le altre. Per non parlare poi del mio ingresso trionfante con la blouse del sari che accentuava un seno abbastanza scarno, comico, che ha fatto ridere tutte le sister (in particolare Viviana). Mancavano cinque minuti alla messa e già eravamo esauste.

Il rito della “vestizione” dei sari è stato affannoso ma bellissimo. Sister Tency e Bhagyan hanno modellato quelle stoffe dure sui nostri corpi. Ci sentivamo un po’ come delle spose indiane. Per i bambini eravamo le due goffe DIDI che indossavano il sari ma che non si sentivano a loro agio. Durante la messa che sembrava interminabile (più di due ore, tutta in bangla), abbiamo cantato l’alleluja delle lampadine. Tutti i bimbi erano un po’ divertiti.

Ci siamo date al servizio fotografico “matrimoniale”, diretto da sister “beep” (non si può dire) che deve averci preso gusto nell’utilizzare la macchina di Ross. Finiti i momenti Bohemien, “Father Riporto”, uno dei padri della missione, è stato omaggiato dai bambini con canti, preghiere, fiori e corone per l’occasione del suo compleanno. Lui ha offerto caramelle e figurine. Poi ci ha invitato nella sua dimora per una “Bangla speciality” : latte, zucchero, zucchero e zucchero.

Io stavo già sclerando per tutto quel cibo. Non ne posso più di continuare a mangiare e non lavorare.

Passiamo però al momento più fruttoso della giornata: la costruzione della road, dal convento alla church. Era un pezzo di strada completamente fangoso e cosi ho avuto l’idea di porre i mattoni per agevolare il cammino dei bambini e delle suore. Ci sembrava davvero ingiusto che ogni volta debbano sporcarsi i piedi in quella melma puzzolente. I mattoni dovevano essere acquistati al mercato e non ci sarebbe stato il tempo di comprarli prima della nostra partenza.

Così “Father K.” ci ha fatto la brillante proposta di venderci i suoi “brick” sgangherati ed ammucchiati come “spazzatura” nel giardino dell’ostello dei ragazzi. Bell’affare il furbacchione, per circa 100 pezzi ha chiesto 5000 rupie, l’ equivalente di 100 €, mica scemo!!!

Per fortuna qui la manodopera è tanta e gratis. Alludo ai bambini ed alle bambine di questa missione che 7 giorni su 7, da mattina a sera dopo i compiti, il lavaggio personale e delle stanze, non fanno altro che eseguire i lavori più disparati, dal piantare il riso negli stagni fangosi e pullulanti di chissà quante e quali zanzare malefiche, a tagliare il prato ecc…

E così oggi le bambine più grandi assieme ai maschietti  hanno portato i mattoni (che già puzzavano). Io e Ross abbiamo cercato di aiutarli ma ci siamo subito accorte che molti di quei frugoletti magri avevano più forza di noi. Ross ha voluto personalmente sperimentare cosa significasse stare con i piedi nel fango e dice che non è proprio piacevole. I piedi e le mani cominciavano a bruciarle. Ma non ci badava perché troppo entusiasta di lavorare con i bambini.

Le ragazze, dal canto loro, non facevano che ridere di quelle due bianche che a fatica portavano un solo mattone e che avrebbero volentieri messo i piedi nello stagno per sciacquarli come fanno i bambini perché quella sostanza tra i piedi e le mani era così appiccicosa ed insopportabile! Ho provato molta rabbia perché Father K solo con il denaro si è deciso ad aiutare le suore a mettere a posto questo tratto di campo. Ha tanti tanti schiavetti ai suoi ordini.

L’importante è che il risultato abbia sortito effetti benefici e che le suore e i bambini ora abbiano la vita un po’ più facile. La giornata stava per finire un po’ come al solito. Dopo la lezione di italiano e i giochi con le bambine, la preghiera; la cena, invece, ci ha procurato una ventata di giubilo.

Sapevamo di dover cenare da father “riporto” per festeggiare il compleanno ma non abbiamo indossato il sari perché troppo stanche e provate dalla costruzione della  strada! Ma sorpresa!!! Poco dopo il nostro arrivo giungono cinque ragazzi quasi tutti di bell’aspetto e quindi preti anche loro.

Al rientro in camera ci ha poi accolto la gradita presenza di un MEGASCARAFAGGIO. Quello schifoso era sotto il mio letto. Rossella, presa da un raptus, ha rivestito la porta di scotch. Abbiamo anche scattato una foto per immortalare il momento.


Foto tratta da: http://dayatrust.com/statistics-indian-girls.