Articolo in 2 minuti – Il 26 maggio 2014 Narendra Modi ha assunto l’incarico di primo ministro indiano dopo una schiacciante vittoria alle elezioni nazionali – le più grandi della storia per numero di votanti.

L’ideologia di Modi – leader del partito di destra BJP – è imperniata su due assi principali: l’enfasi su uno sviluppo economico volto a incentivare il business e il conservatorismo dei valori indù.

In molti – tra cui il premio Nobel indiano per l’economia Amartya Sen – hanno espresso perplessità su Narendra Modi.

Al di là della propaganda elettorale, è l’effettiva capacità di Narendra Modi di portare il paese verso uno sviluppo economico a essere messa in dubbio. E anche se tale sviluppo dovesse avvenire ci si chiede se questo riuscirà a migliorare significativamente la condizione di coloro che vivono in estrema povertà nel paese – che sono numerosissimi. Inoltre la preoccupazione riguarda la capacità di Modi di tutelare le minoranze del paese, soprattutto i musulmani.

In ogni società ci sono tensioni tra i diversi gruppi sociali, economici, etnici e religiosi che la compongono, tensioni che sono particolarmente forti in India. In quanto rappresentante di tutta la comunità, un buon leader dovrebbe puntare a ricomporre queste tensioni invece di fomentarle per ottenere vantaggi elettorali immediati, come sembra stia facendo Modi.

Narendra Modi camminerà quindi sul filo del rasoio: dovrà mantenere le promesse verso i propri elettori cercando di evitare ulteriori instabilità sociali ed economiche in un Paese come l’India che è già una polveriera di tensioni.

 


 

Per approfondire – A seguito di elezioni nazionali, durate quasi due mesi, il 26 maggio 2014 Narendra Modi ha assunto l’incarico di primo ministro indiano, il quindicesimo dell’India indipendente.

Narendra Modi è il leader del partito BJP (Bharatiya Janata Party – Partito Popolare Indiano) fondato nel 1980. Il BJP è considerato il braccio politico del RSS (Rashtriya Swayamsevak Sangh) nato nel 1925 come organizzazione volontaria ed educativa per rafforzare la comunità induista, combattere il colonialismo britannico e opporsi alle velleità separatiste dei musulmani.

In pratica il BJP si prefigge la protezione dei valori induisti soprattutto in relazione alle forti minoranze musulmane presenti nel Paese.

In questo il BJP si distingue dal suo principale antagonista – il Partito del Congresso Indiano, quello di Nehru e dei Gandhi – che è più dialogante verso le minoranze etniche e religiose del paese, in primo luogo quelle musulmane.

Conservatorismo induista e una forte enfasi sullo sviluppo economico sono quindi i punti su cui ha fatto presa Narendra Modi, e da questi nascono anche le maggiori critiche e preoccupazioni.

In primo luogo ci si domanda come si comporterà Modi nei confronti delle minoranze – soprattutto religiose – presenti in India. L’India ha vissuto e vive ancora forti tensioni dovute alla presenza di una moltitudine di religioni. La tensione principale è quella tra la maggioranza induista e la principale minoranza del paese, quella musulmana.

Collegato a questo aspetto c’è la principale macchia del passato di Modi: i tumulti del 2002 nello stato del Gujarat, allora governato proprio da lui.

Nel febbraio 2002 su un treno di pellegrini indù divampò un incendio che causò diverse decine di morti. A conseguenza di questo tragico episodio – secondo alcuni solo un incidente mentre per altri causato volontariamente da estremisti musulmani – scoppiarono tumulti e linciaggi di musulmani da parte di gruppi di induisti, causando un numero di vittime stimato tra mille e duemila.

Narendra Modi venne considerato responsabile di non avere preso sufficienti misure per evitare il massacro e – secondo alcuni – di aver addirittura tollerato che tali tumulti avvenissero.

In secondo luogo ci si interroga se il suo modello di sviluppo economico sarà solo volto a favorire le fasce più abbienti o riuscirà ad includere anche le classi più disagiate. A questo proposito ricordiamo che in India, secondo la Banca Mondiale, tuttora un terzo della popolazione vive con meno di un euro al giorno.

I sostenitori di Narendra Modi vedono nelle sue capacità decisionali e competenze economiche le principali ragioni dell’ottima performance economica dello stato del Gujarat mentre ne era governatore per due mandati consecutivi. Tuttavia in molti si chiedono se tale performance non sia dovuta ad altri fattori e Modi si sia semplicemente trovato al posto giusto nel momento giusto per prendersi i meriti di uno sviluppo economico che sarebbe avvenuto in ogni caso.

Amartya Sen, l’economista indiano vincitore del premio Nobel dell’economia per gli studi sui collegamenti tra economia ed etica è uno tra coloro che lo hanno criticato in relazione a questi due aspetti. Sen sostiene che Modi non faccia abbastanza per tutelare le minoranze in India e che il Gujarat guidato da lui si sia focalizzato troppo sullo sviluppo delle infrastrutture ma presenti forti criticità in relazione a istruzione e sanità.

Narendra Modi si è costruito l’immagine di uomo forte, capace di combattere la piaga della corruzione, di unificare l’India sotto la guida induista e trainarla fuori dalla miseria tramite uno sviluppo economico rampante.

Le elezioni di aprile e maggio gli hanno conferito una maggioranza schiacciante, segnalando un’enorme fiducia che Modi ha cristallizzato intorno a sé. Una maggioranza talmente ampia che consente a lui e al BJP di governare senza bisogno di coalizzarsi con altri partiti.

Da una prospettiva più ampia, la principale preoccupazione riguarda la carica polarizzante e divisiva di Modi. In ogni società ci sono divisioni e antagonismi tra i diversi gruppi economici, etnici e religiosi che la compongono.

Date queste tensioni, i politici in ogni parte del mondo possono fare due cose: ricomporre queste tensioni in un’ottica di vivere comune basato sul rispetto reciproco oppure cavalcarle per il proprio vantaggio personale, cioè per andare al potere.

Purtroppo sempre più politici al giorno d’oggi ricorrono alla seconda opzione in quanto cavalcare la paura dà un vantaggio facile ed immediato in termini di consensi elettorali, in quanto fa presa sulla parte più emotiva della popolazione.

Invece un leader lungimirante con a cuore il destino dell’intera comunità dovrebbe puntare a ricomporre queste tensioni e condurre la nazione verso una visione positiva sapendo anche prendere misure nell’immediato impopolari per raggiungere questo obiettivo.

In un paese come l’India questo è ancora più importante. L’India è un paese sovrappopolato ed estremamente diversificato al suo interno con enormi divisioni riguardanti religione, lingua, casta e status economico.

Quindi Modi camminerà sul filo del rasoio. Da un lato dovrà mantenere le promesse di sviluppo economico e di protezione dei valori induisti verso i propri elettori e dall’altro evitare che tali politiche creino troppi squilibri economici e sociali causando instabilità in un Paese che è già una polveriera di tensioni.

Leggi anche: Modi – Ode all’hindu che è in voi


Immagine tratta da HindustanTimes.com