Articolo in 2 minuti – Il 2 ottobre è la giornata internazionale della non violenza e festa nazionale in India, celebrata nella data di nascita di Gandhi, passato alla storia come il leader della non violenza.

Anche il 15 agosto, festa dell’indipendenza indiana, è legata alla figura di Gandhi.

Ma chi era davvero Gandhi?

Gandhi è uno dei personaggi storici più conosciuti e rivoluzionari del Novecento.

Gandhi guidò l’India verso l’Indipendenza con la lotta non violenta, ancora oggi fonte di ispirazione per grandi personaggi e attivisti politici.

Da giovane studia giurisprudenza a Londra, ma è in Sud Africa che inizia a sperimentare i metodi non violenti contro le discriminazioni subite dagli immigrati indiani.

Tornato in India, si dedica alla causa dell’Indipendenza indiana dalla corona britannica.

Con tenacia si impegna a coinvolgere tutti gli strati della popolazione e cerca di favorire il dialogo fra religioni diverse.

L’India ottiene poi l’Indipendenza nel 1947, anche se non nel modo che Gandhi avrebbe sperato.

Nascono infatti due Stati nemici (India e Pakistan) e si accende una guerra civile fra hindu e musulmani che causa un milione di morti e dieci milioni di profughi.

Gandhi morì assassinato nel 1948 da un estremista hindu.


Per approfondire – Il 2 ottobre è la giornata internazionale della non violenza e festa nazionale in India (Gandhi Jayanti), celebrata nella data di nascita di Mohandas Karamchand Gandhi, passato alla storia come il leader della non violenza.

Riconosciuto tra le personalità più influenti del secolo scorso, Gandhi ha aperto la strada agli odierni movimenti pacifici di disobbedienza civile e, come ogni rivoluzionario, fu già alla sua epoca molto controverso.

Nato in un villaggio del Gujarat nel 1869, Gandhi si misurò sin dagli anni giovanili con l’esperienza della convivenza tra gruppi di etnie e religioni diverse.

Ebbe l’opportunità di compiere i suoi studi giuridici a Londra, dove si trasferì nel 1888. Fu un’occasione determinante per la formazione del suo pensiero e per i rapporti di amicizia che nasceranno e dureranno nel tempo.

Nel pluralismo di idee e religioni londinese, Gandhi, pur rimanendo fedele all’induismo, avviò un primo “dialogo interculturale”, come diremmo oggi, in cui la religione ebbe una parte importante nella riflessione sul rispetto delle diversità.

Tornato in India nel 1891, l’inizio della sua carriera d’avvocato non fu tra i migliori, quindi accettò un incarico di lavoro in Sudafrica, allora sotto il dominio dell’Impero Britannico.

Qui curava gli interessi degli imprenditori indiani, una piccola parte della comunità indiana emigrata in Sudafrica per lavorare nelle miniere o nei campi e sfuggire alla povertà.

Gandhi in Sud Africa, 1905

Gandhi in Sud Africa, 1905

Vittima egli stesso di discriminazione razziale – il colore della pelle, nonostante la sua professione, non gli permetteva di godere degli stessi diritti dei “bianchi” – si battè in prima persona contro le leggi discriminatorie.

I suoi metodi non violenti colsero gli inglesi impreparati. Dopo le prime vittorie, Gandhi organizzò in Sudafrica una marcia di protesta che coinvolse tutta la comunità indiana, la prima forma di “satyagraha”, cioè di “insistenza per la verità”, come lui chiamava la sua forma di resistenza non violenta.

L’ondata di arresti che ne seguì non fu sufficiente a frenare le notizie oltre confine: per la prima volta veniva alla ribalta, con la figura di Gandhi, il diritto dei popoli all’autogoverno.

Fu proprio il diffondersi della notizia a riunire ulteriormente le forze intorno a Gandhi e la corona britannica dovette accettare di scarcerarlo.

Gandhi, partito dall’India nell’anonimato come oscuro avvocato di provincia, vi fece ritorno nel 1915 trionfante, accolto dai suoi vecchi amici e dai membri del partito del Congresso, tra cui emergeva il giovane Nehru, il futuro Primo Ministro indiano e già suo grande ammiratore.

Ma Gandhi in India dovette misurarsi con una complessità ben diversa.

Secondo la sua visione, infatti, per ottenere l’indipendenza dagli inglesi, tutta la popolazione doveva unirsi: una piccola élite benestante non sarebbe riuscita nell’intento, perché la maggioranza della popolazione aveva dei motivi completamente diversi per ribellarsi contro gli inglesi.

Gandhi viaggiò per un anno per conoscere più a fondo la sua nazione e, forse per la prima volta, a 46 anni conobbe la “vera” India.

La maggior parte degli indiani viveva in estrema povertà e aveva scarso interesse per temi diversi dalla propria sussistenza.

L’India delle campagne era sempre più in difficoltà e non aveva i mezzi per opporsi alle tasse imposte dagli inglesi, incuranti della stagionalità dei prodotti della terra e delle conseguenze negative che i commerci dall’Inghilterra avevano sulle coltivazioni locali.

Le marce di protesta guidate da Gandhi furono molte e ognuna di queste segnò probabilmente una piccola tappa nel processo graduale di resa degli inglesi.

Nonostante il suo crescente ascendente sulle masse, Gandhi si rifiuterà sempre di rispondere alla violenza con la violenza, anche quando le circostanze sembrano non dare alternative.

Gandhi si adoperò per far diffondere le informazioni attraverso un giornale da lui fondato, La giovane India e predilesse un’azione di coinvolgimento dagli strati bassi della società.

Le prime marce avevano infatti portato scompiglio e non avevano impedito, con la reazione maldestra degli inglesi, il sacrificio di molte vite umane (come il massacro di Amritsar nel 1919, con oltre 300 morti).

Nel rifiuto di una linea combattiva più diretta e veloce, Gandhi fu criticato, ma egli era convinto che fosse necessario coinvolgere tutti gli indiani e alimentare la tolleranza reciproca, pur nelle diversità sociali e religiose.

Sviluppò le idee legate all’autosussistenza economica (swadeshi) che lo hanno reso inviso anche ad alcuni suoi contemporanei, come Rabindranath Tagore, secondo cui l’atteggiamento di Gandhi era limitante per la futura India.

Gandhi spinning

Gandhi mentre produce il khadi

Gandhi divenne noto con l’appellativo di “Mahatma”, la grande anima, perché si votò sempre più a uno stile di vita umile, ritirandosi a vivere nella comunità (ashram) da lui stesso fondata, vicino ad Ahmedabad nel Gujarat.

Si vestiva solo di “khadi” (letteralmente “tessuto filato a mano”), l’indumento con cui oggi lo vediamo nelle fotografie passate alla storia, e che lo avvicina di più a un asceta (sadhu) che a un attivista politico.

Con la marcia del sale del 1930, Gandhi, a sessantun anni, si oppose alla proposta dei suoi collaboratori di intraprendere un’azione di guerra contro la tassa sul sale imposta dagli inglesi. Si mise quindi alla testa della Dandi Satyagraha (la marcia verso la città di Dandi), in Gujarat, sull’Oceano Indiano: tre settimane, 386 chilometri a piedi.

Marcia del Sale di Dandi, 1930

Marcia del Sale di Dandi, 1930

Gandhi promosse nel 1942 il movimento ultimo per l’indipendenza, noto come Quit India.

Fu arrestato con i suoi familiari e, nonostante i morti e i tentativi inglesi di sedare la rivolta con le armi, la situazione precipitò perché Gandhi, che protestava dalle sbarre con il digiuno, si era ammalato e la sua salute risultava gravemente compromessa.

Sotto i riflettori, e in piena guerra mondiale, gli inglesi decisero di appoggiare il processo d’indipendenza dell’India, liberando Gandhi nel 1944 e consentendo alle forze politiche indiane capeggiate da Nehru la formazione di un governo indipendente.

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Gandhi e Nehru, 1946

Gandhi si riprese dall’indigenza e aveva 78 anni quando ufficialmente l’India venne proclamata indipendente, il 15 agosto 1947.

Il traguardo dell’indipendenza, come Gandhi temeva, segnò l’esacerbarsi dei conflitti interni tra musulmani e hindu.

Muhammad Ali Jinnah, il leader della popolazione indiana musulmana, con cui Gandhi tentò a lungo una mediazione, ottenne la realizzazione di un vecchio disegno inglese, quello di assegnare ai musulmani uno Stato indipendente: il Pakistan, che allora comprendeva gli odierni Pakistan e Bangladesh.

La divisione dell’India Britannica in due Stati indipendenti è passata alla storia con il nome di Partizione: fu l’inizio di una guerra civile che causò un milione di morti e dieci milioni di profughi che si spostarono da una parte all’altre del confine.

Gandhi usò ancora una volta il digiuno per porre fine agli scontri tra musulmani e hindu e ci riuscì, anche se solo parzialmente, quando il 4 settembre 1947 a Calcutta, in uno dei massacri più aspri, i capi delle due guerriglie musulmana e hindu, si recarono da lui promettendo la pace pur di fargli interrompere il digiuno.

Gandhi avrebbe voluto che Calcutta diventasse un simbolo per l’India tutta intera, ma purtroppo nel resto dell’India gli scontri continuarono.

Gandhi morì assassinato pochi mesi dopo a Delhi, il 30 gennaio 1948, da un estremista hindu.

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Immagini tratte da www.mkgandhi.org