Fin dai tempi più antichi del mondo vedico (circa 2500 a.C.) il cibo ha sempre rivestito un ruolo considerevole nella società indiana, non solo in quanto elemento nutritivo in sé e per sé, bensì come simbolo della Realtà Ultima. Il cibo (o anna, che in sanscrito significa appunto “nutrimento”, ma più particolarmente “riso cotto”) secondo i Veda, l’antichissima raccolta di testi sacri, rappresenta uno di quegli elementi sui quali si fonda l’analogia Uomo-Universo, microcosmo-macrocosmo.

Esso fornisce il punto di partenza di una serie infinita di riflessioni e speculazioni sul Brahman e sull’Atman: il primo è lo spirito supremo, ciò che noi chiameremmo Dio; il secondo è il suo riflesso dentro ogni uomo, ciò che noi chiameremmo Anima. 

L’anna in molti testi sacri viene considerato una manifestazione della Realtà Ultima e, talvolta, viene addirittura identificato col Brahman stesso. 

Il cibo, quindi, è visto come essenza della Vita e anche le bevande, intese come elementi nutritivi, rivestono un ruolo fondamentale nella mistica sacrificale. Basti pensare all’amrta, la bevanda dell’immortalità ottenuta dal frullamento dell’oceano di latte per il possesso della quale Divinità e demoni hanno combattuto feroci battaglie.

Nelle Upanisad, testi filosofici che costituiscono la parte finale dei Veda, i riferimenti al cibo sono frequentissimi e complessi. In essi viene elaborato una vera e propria “mistica del cibo”, arrivando ad identificarlo come sostanza dell’Universo intero. Infatti, è solo grazie al cibo che le creature viventi vengono generate, vivono, compiono il loro dovere e muoiono.
Secondo la mistica sacrificale, il cibo offerto durante i riti sacrificali raggiunge il cielo tramite il fuoco e, una volta giunto al sole, si trasforma in pioggia, la quale dona la vita a tutte le creature.

Infatti, in alcuni miti cosmogonici viene raccontato che le acque, desiderando moltiplicarsi, danno origine al cibo ed è proprio questa la ragione per cui, dove piove, vi è cibo.

E’ nella Bhagavad-gita, tuttavia, che il cibo viene trattato nella maniera più interessante (la Bhagavad-gita fa parte del più esteso poema epico al mondo, il Mahabharata. La Gita è il testo in lingua sanscrita più conosciuto e viene considerato da tutti gli hindu come una sorta di Vangelo, tanta è la sua autorevolezza. La portata filosofica, religiosa e morale è tuttora immensa nella cultura indiana. Essa si presenta sotto forma di dialogo tra l’eroe Arjuna e Krsna, cioè avatara/manifestazione del dio Visnu, durante la spaventosa battaglia del Kurukshetra tra due schieramenti: i Pandava e i Kaurava. n.d.r.).

In essa, il cibo – e di conseguenza la sua consumazione – è ritenuto strettamente collegato alla sfera mentale. Un eccessivo ed errato consumo di cibo impedirebbe la corretta esecuzione dei propri doveri e il controllo della mente. 

Nel dialogo tra Krsna e Arjuna, il Dio afferma che i cibi si suddividono in quattro categorie: quelli masticabili; quelli che possono essere inghiottiti; quelli che possono essere leccati e infine quelli che possono essere succhiati. E, naturalmente, il fuoco che permette di digerire tutti questi alimenti è Krsna stesso.

In seguito, oltre alla tipologia di cibo, si fa riferimento anche alla teoria dei tre guna: elementi costitutivi che compongono e costituiscono l’universo intero. Essi sono: sattva (bianco), rajas (rosso) e tamas (nero).

Il sattva è immacolato e illuminante e permette il raggiungimento della conoscenza.

Il rajas è fatto di passione e crea sete e attaccamento alle cose.

Il tamas nasce dall’ignoranza, fuorvia il corpo e la mente, crea pigrizia e sonnolenza.

A fronte di ciò i concetti di impurità e purità del cibo sono strettamente collegati alla teoria dei tre guna. Perciò, è naturale che i vari riti dedicati agli dèi – e soprattutto per quello della puja di cui ho parlato in questo articolo – vengano usati esclusivamente cibi sattvici e puri.

Nel prossimo articolo tratterò di quali cibi sono considerati puri e quali impuri per capire il motivo per cui, ancora oggi, in India ci sono molti tabù legati all’alimentazione.

Articolo a cura di Linda Ansaldi