Articolo in 2 minuti – I protagonisti del Mahabharata, importante poema epico indiano, sono cinque fratelli venuti che condividono la stessa moglie.

Questo per tener fede alla richiesta della loro madre di dividere equamente il dono portato a casa da Arjuna, il terzo fratello, che vinse la moglie in un torneo.  

Ai cinque fratelli e alla moglie Draupadi è dedicato uno dei grandi capolavori di Mamallapuram, sito archeologico nell’India del Sud.

Si tratta dei “carri” di Mamallapuram: ognuno porta il nome di uno dei fratelli o di Draupadi.

In realtà, è solo il nome con cui vengono chiamati a riferirsi ai personaggi del Mahabharata: oggi sono dei templi dedicati a diverse divinità. 

Ognuno ha una forma e struttura diversa: alcune sono molto originali, altre sono diventate un modello per l’architettura dei templi dell’India del Sud.

Articolo originale tratto dal blog dell’autrice I Sentieri Del Mondo e disponibile a questo indirizzo.

 


Per approfondire – “Madre, ho portato a casa un dono”.

Così Arjuna si rivolse alla madre Kunti, di ritorno dal grande swayamvara (una competizione per selezionare il futuro marito tra una rosa di contendenti) indetto dal re Draupada per trovare un degno sposo a sua figlia.

Kunti, senza vedere di quale dono si trattasse, rispose al figlio: “Qualsiasi cosa sia, deve essere diviso con tutti i tuoi fratelli”.

In un tempo in cui il rispetto alla madre superava anche il volere divino e la fede alla parola data era un valore fondamentale, Arjuna non potè fare altro che rispettare l’ordine inavvertitamente espresso da Kunti.

Fu così che Draupadi divenne la moglie di cinque fratelli.

La storia dei cinque fratelli è narrata nel Mahābhārata, uno dei più grandi poemi epici indiani, ed è popolarissima in tutta l’India anche oggi.

I cinque fratelli nacquero per mezzo di un potente mantra ricevuto dalla madre Kunti in giovane età, grazie al quale avrebbe potuto generare dei figli invocando a piacimento qualsiasi divinità.

Nacquero così:

  • Yudishtira, figlio di Dharma (il dio della giustizia), di grande saggezza e dal forte senso di rettitudine;
  • Bhima, figlio di Vayu (il dio del vento), dalla forza sovrumana e invincibile nella lotta;
  • Arjuna, figlio di Indra (dio vedico e grande guerriero), impareggiabile nell’uso delle armi.

Kunti concesse poi l’uso del mantra alla seconda sposa di Pandu, Madri, e da lei nacquero:

  • Nakula e Sahadeva, figli gemelli degli Ashvin (i medici degli dèi), di bell’aspetto e grande erudizione.

Ai cinque fratelli e alla moglie Draupadi è dedicato uno dei grandi capolavori di Mamallapuram, un sito archeologico nel Tamil Nadu, che è una vera e propria galleria d’arte a cielo aperto.

Per approfondire, leggi anche: Mamallapuram: galleria d’arte a cielo aperto

Conosciuto col nome di “Five Rathas”, si tratta di un gruppo di cinque templi popolarmente chiamati appunto ratha, “carri”, come i veicoli processionali delle divinità.

Ognuno di questi prende il nome di uno (o due, nel caso dei gemelli) dei personaggi leggendari.

I ratha sono ricavati da colline granitiche: quattro di loro da un unico masso, così da risultare disposti sullo stesso asse.

Si tratta per la verità dei cosiddetti vimana, il termine usato nell’India del Sud per designare la cella del tempio contenente l’immagine sacra (murti).

A parte il nome, non vi è però nessun riferimento storico riguardo al rapporto con i cinque fratelli del Mahabharata.

Si tratta invece di templi dedicati al culto delle divinità principali dell’induismo, che tuttavia non vennero mai consacrati, ma, come accadde spesso a Mamallapuram, lasciati incompiuti.

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Da sinistra: tempio di Dharmaraja (Yudishtira), tempio di Bhima, tempio di Arjuna e tempio di Draupadi

Unica nel suo genere è la copertura del tempio di Draupadi, di fatto dedicato a Durga, assomigliante al tetto di paglia di una capanna di villaggio.

Questa e altre forme erano, all’epoca della costruzione, in una sorta di fase sperimentale, e quindi non sono state più riproposte.

All’interno della cella del tempio, sulla parete di fondo è raffigurata la dea: qui, diversamente dall’India del Nord, i muri interni del sacrario non sono necessariamente disadorni.

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Da sinistra: tempio di Arjuna e tempio di Draupadi

 

Il tempio di Bhima, di pianta rettangolare e coronato da un tetto a botte, ospita un’immagine non terminata di Vishnu disteso sul Serpente cosmico.

Anche il tempietto noto con il nome dei gemelli Nakula e Sahadeva, non allineato agli altri e privo di sculture, ha una copertura simile, anche se poi termina con un’abside che ricorda gli antichi santuari buddhisti.

Ma a fare scuola nell’architettura del Sud saranno i templi di Arjuna e, soprattutto, di Yudishtira.

Di pianta quadrata, presentano nella loro sovrastruttura riproduzioni in scala ridotta di edifici con tetti a botte (shala) e cieche finestrelle ad arco (chandrashala), allineate su diversi piani a formare una piramide a gradoni che culmina con una pietra scolpita (stupi).

I templi sono affiancati da grandi sculture di animali, come leoni ed elefanti, che non necessariamente rappresentano il veicolo divino della divinità a cui è dedicato il tempio.

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Tempio di Nakula e Sahadeva

 


Immagini tratte dal blog dell’autrice.