Tripura. Alzi la mano chi ha già sentito parlare di questo posto. Io per prima non lo avevo mai sentito nominare prima di fare la conoscenza di Bee.

Il Tripura è un piccolo Stato situato a nord est est, che sembra quasi inghiottito dal Bangladesh e con il quale confina sia ad ovest che a nord e sud. Ad est confina con l’Assam ed il Mizoram. Ed è proprio attraverso l’Assam che è collegato al resto del Paese.


Annesso all’India due anni dopo la sua indipendenza, nel 1949, è stato per secoli casa della dinastia dei Tripura. Fortemente influenzato dallo Stato del Bengala, ne conserva lingua e tradizioni ma la lingua ufficiale resta il Kokborok.

Tutt’ora convivono diciannove diversi gruppi etnici e numerosi gruppi tribali con proprie lingue e tradizioni. Le religioni locali sono state assorbite dall’induismo, praticato dalla maggioranza degli abitanti ma ogni gruppo mantiene intatti i riti originali.

Cosa fa una ragazza del Tripura a Goa

 

Si dichiara Stato eco-sostenibile e libero da inquinamento. Poco battuto dal turismo occidentale vanta natura incontaminata e splendidi palazzi reali.

Un paio di anni fa, appena arrivata al bar del mio posto preferito a Goa, regno incontrastato di ragazzi dell’Himachal Pradesh affettuosamente chiamati “the boys”, trovo una sorpresa. C’è anche una donna dietro al banco, lineamenti tibetani, sorriso smagliante e short.

I boys ci presentano, così conosco Bee.

“Da dove vieni Bee?”
“Tripra”
“Scusa?”
“Tripra” e me lo scrive. Tripura. Io esclamo un fintissimo “Ahhh, ok” e cambio discorso. Il buio assoluto.

Una volta a casa vado a leggere su internet e la nebbia piano piano si dissolve. Ma la domanda continua ad ossessionarmi.

Come fa una ragazza nata e cresciuta in una regione così tradizionalista a passeggiare per le spiagge di Goa in micro bikini, orgogliosa del suo corpo quasi nudo?

Il mio cervello da occidentale va in tilt, sintomo del fatto che forse non sono ancora pronta alla modernità degli stati indiani più remoti.

Con il tempo siamo diventate buone amiche ed ho potuto conoscerla meglio e capire.

Bee proviene da un ceppo mongolo ed appartiene alla Scheduled Tribe List dei Tripuri, nello specifico i Debbarma, discendenti dal casato di Tripura, dai quali prende anche il cognome.

La Scheduled Tribe List, che loro chiamano S.T., è la lista ufficiale delle tribù registrate nello Stato.

L’ultimo discendente in vita della famiglia reale è Pradyot Manikya Deb Burman, uomo politico che intervistato dal giornale GQ racconta delle sue scorribande a Los Angeles con i Gun’s and Roses.

Nata e cresciuta ad Argatala, la capitale, mi ha raccontato di un’infanzia serena fatta di giochi, scuola e gite al tempio della dea Kali. Posto al confine con il Bangladesh, ogni martedì è consentita la circolazione di persone tra i due Stati con la sola carta d’identità.

I cancelli restano aperti dalle 10 del mattino alle 4 del pomeriggio, per i bambini è una festa perché dall’altra parte c’è un grande mercato che vende ogni cosa possibile.

Bee lascia la città a diciannove anni. Per amore. Per seguire il fidanzato del liceo che decide di fare l’università a Calcutta.

I genitori acconsentono e sceglie di dividere una casa con altri cinque studenti. Si ritrova catapultata all’improvviso in una megalopoli moderna dove non è difficile incontrare donne che indossano abiti occidentali, abiti che lasciano spalle e ginocchia scoperte.

Mi confida che ne rimane subito affascinata ma che per tutto il primo anno non riesce a rinunciare al Salwar kameez, l’abito tradizionale. È quindi un processo lento quello che la porta ad essere la Bee che conosco adesso.

Dopo due anni la sua relazione fallisce e decide di trasferirsi a Delhi dove lavora prima al Duty Free dell’aeroporto poi con una coppia di Hair Stylist Canadesi come modella per capelli.

Questo le apre le porte per il mondo della moda e degli artisti stranieri. Viene fotografata e pagata anche molto bene; nel frattempo inizia a prendere consapevolezza di se stessa senza l’ansia di venir giudicata.

Approda a Goa all’età di ventinove anni, è una donna adulta ed indipendente quella che incontro due anni fa. Anche se chiama i suoi genitori due volte al giorno, anche se ancora non ha imparato a nuotare e quando entriamo in acqua si attacca al mio collo come se di anni ne avesse due.

Anche quando la scorsa estate mi ha chiamata in lacrime dall’aeroporto di Kuala Lumpur. Aveva deciso di trascorrere un mese a Bali, primo viaggio all’estero della sua vita, e ha comprato due biglietti separati con sosta in Malesia. Ai transiti le hanno comunicato che avrebbe dovuto uscire e poi rientrare ma lei era sprovvista di visto. Meglio non raccontare il seguito.

Il mese scorso è venuta a trovarla la sorella più giovane, Simi, con il marito. Nonostante il caldo non ha mai tolto né jeans né maglietta. Si guardava intorno con occhi meravigliati. Il marito l’ha invitata in più di un’occasione ad indossare almeno degli shorts ma lei non ha voluto.

Marito che è stato fortemente osteggiato dai parenti in quanto Bengali, al punto da decidere di non voler partecipare al matrimonio. Il padre di Bee ha pubblicamente dichiarato che se non fossero andati alla cerimonia gli avrebbero anche fatto un piacere. Non avrebbe dovuto spendere soldi per farli mangiare.

Un padre follemente innamorato delle figlie al punto da scavalcare secoli di tradizioni per accontentarle e due figlie follemente innamorate del padre del quale parlano in continuazione come se fosse una figura mitologica.

Adesso è a lui che penso quando immagino il Tripura.


Foto principale dell’autrice
Immagine del Tripura tratta da wikipedia