Articolo in 2 minuti – Hijra, parola di derivazione araba che significa persona senza identità o personalità, rappresentano in India il cosiddetto “terzo sesso”.

Ogni comunità di hijra ha un proprio guru, ed è formata per lo più da ragazzi allontanati dalle rispettive famiglie di origine. Né uomini né donne, gli hijra rappresentano i leggendari eunuchi dalla storia antichissima.

 


 

Per approfondire – … e fu così che Rama, per volontà paterna, partì verso la foresta dove avrebbe trascorso i successivi 14 anni in esilio. Lo seguirono in molti: uomini, donne, il fratello Lakshmana e la moglie Sita.

Quando il principe si accorse della moltitudine, li radunò tutti e disse: “Uomini e donne, devoti fedeli, non preoccupatevi per me e fate ora ritorno ad Ayodhya. Attendetemi nella pace e serenità del regno”. Così fecero.

Trascorso il tempo previsto, dopo anni di imprese e avventure, il grande Dio vittorioso si rimise in cammino verso il palazzo e lungo il percorso si imbattè in una comunità di fedeli che era rimasta ad aspettarlo nello stesso luogo in cui li aveva congedati 14 anni prima. Erano gli hijra, né uomini né donne, i leggendari eunuchi dalla storia antichissima.

Impressionato dalla devozione dimostratagli e dispiaciuto per non averli menzionati nel suo discorso, Rama conferì loro il potere di benedizione in occasione dei due momenti più importanti della vita di ogni indiano, nascita e matrimonio.

La parola hijra è alquanto complessa da decifrare: se di derivazione araba, potrebbe voler dire “persona che non ha un luogo di appartenenza, né identità o personalità”. Popolarmente si sostiene che significhi “terzo sesso”, termine dalla connotazione dispregiativa per la maggior parte degli indiani, ma utilizzato con orgoglio dai membri stessi delle comunità in cui si riuniscono.

Ogni comunità è guidata da un guru e formata per lo più da giovani ragazzi (chela) allontanati o cacciati di casa dalle loro famiglie. La presenza di un hijra tra le mura domestiche è infatti considerata una maledizione da estirpare. Vengono accolti adulti con conformazioni genitali ambigue (storicamente definiti “ermafrodita” in modo impreciso) e maschi che si sottopongono a trattamenti ormonali per assumere un aspetto più femminile.

Il cambiamento di sesso tramite castrazione non è determinante per accedere al gruppo e quindi il termine “eunuco” non è applicabile a tutti gli hijra. Per entrare a far parte della comunità i giovani devono sottoporsi a un rituale di iniziazione, la cui natura rimane ancora oggi ignota e potrebbe, secondo alcuni, estendersi a pratiche chirurgiche illegali.

Nel corso dei secoli la comunità ha mantenuto rigide regole di comportamento le quali, unite alla negazione di educazione e lavoro da parte della società, gli permette di svolgere solo determinate “professioni”: consapevoli di incutere timore per via della segretezza dei rituali di iniziazione, sono soliti estorcere denaro proprio in occasione di nascite e matrimoni, così come vuole la tradizione.

Chi si rifiuta di dare soldi agli hijra viene messo pubblicamente in imbarazzo con gesti osceni, linguaggio profano e avance sessuali. Chi accetta viene invece ricoperto di benedizioni. Questa tradizione prende il nome di badhai, letteralmente “congratulazioni”. Ancora, possono elemosinare (mangti) per le strade, sui treni o in altri luoghi pubblici e infine prostituirsi (dhanda) rischiando, in questo caso, maltrattamenti e violenze fisiche da parte dei clienti.

Per saperne di più leggi anche: Hijra: il terzo sesso dell’India

I più fortunati e intraprendenti lavoreranno come ballerine nei bar arrivando a mantenere con i guadagni non soltanto il loro guru, ma anche la famiglia di origine.

La maggior parte di loro si definisce di religione musulmana per ovviare alla discriminazione della casta, purtroppo ancora viva nella società hindu. Nonostante questo, la maggior parte degli hijra pratica un sincretismo religioso che unisce aspetti dell’islam e dell’induismo e rituali propri sia degli uomini che delle donne.

La loro natura sessuale viene spesso vista come potenza spirituale tanto che alcuni li venerano come manifestazione del grande dio Shiva nella forma Ardhanari che lo vede ritratto come metà uomo e metà donna, sintesi delle energie maschili e femminili dell’universo e radice di tutta la creazione.

 


Immagine tratta dal blog dell’autrice

Articolo tratto dal blog www.isentieridelmondo.com