Articolo in 2 minuti – In una città come Mumbai, famosa per lo scintillio di Bollywood, i terminal brulicanti di manager, turisti e viaggiatori provenienti da tutto il mondo, ogni giorno un mini esercito formato da circa 5mila dabbawala – letteralmente “coloro che portano i cestini del pranzo” –  consegna giornalmente 200mila pasti direttamente in ufficio.

Le consegne avvengono con ritardi e margini d’errore talmente irrisori, da essere diventati oggetto di studio di università prestigiose come la Harvard Business School e di colossi di e-commerce (come Flipkart) che intendono sfruttare la strategia “dal basso” e il sistema logistico per potenziare la propria rete di consegne.

Si tratta di un business consolidato che fa di sostenibilità, coesione dello staff e prezzo competitivo i propri punti di forza.

Inoltre dimostra che, nonostante ristoranti e fast-food siano sempre più diffusi, il cibo cotto in casa da madri e mogli, secondo i propri gusti, regionalismi e dettami religiosi, continua a essere l’opzione preferita dagli indiani.


Per approfondire – Celebri un po’ in tutta l’India, a Mumbai i dabbawala sono un vero e proprio simbolo cittadino.

Un servizio nato oltre 125 anni fa per rispondere alle esigenze degli impiegati britannici che, poco avvezzi alle spezie indiane, preferivano pranzi più occidentali preparati dalle mogli.

Dopo più di un secolo, nonostante ristoranti e fast-food in città stiano dilagando, il successo dei dabbawala sembra non conoscere crisi anzi, il loro business cresce ogni anno del 5-10%.

Ma chi sono, cosa fanno esattamente i dabbawala e come vivono a Mumbai?

Sono lavoratori (esclusivamente uomini) che vivono nelle periferie rurali della città e generalmente vi si trasferiscono in cerca di lavoro, lasciando moglie e figli al villaggio.

Per entrare a far parte dell’associazione ufficiale dei dabbawala di Mumbai è previsto un investimento iniziale che comprende: 2 biciclette (4mila rupie), una tavola di legno su cui poggiare i contenitori durante il trasporto (500 rupie) e la divisa, ovvero 1 kurta pijama e un cappello bianco (600 rupie), per un totale di 5100 rupie, più o meno 70 euro. Per questo i dabbawala non si sentono dipendenti, ma veri e propri azionisti dell’associazione e in quanto tali, direttamente responsabili del suo successo o insuccesso.

Ogni mese un dabbawala può guadagnare dalle 5 alle 6mila rupie, una piccola parte sarà destinata al fondo prestiti dell’associazione – la Mumbai Tiffin Box Suppliers Association (MTBSA) – riservato alle emergenze e ai membri in situazioni di necessità particolari (per esempio, le spese per il matrimonio della figlia).

Il ritiro delle dabba – contenitori d’alluminio nei quali viene disposto il pranzo – avviene nelle abitazioni ogni mattina a partire dalle 9 e la consegna ai clienti è prevista per l’ora di pranzo direttamente in ufficio.

Nel pomeriggio poi ha inizio il viaggio a ritroso per riportare i contenitori dagli uffici alle abitazioni.

Ogni giorno 5mila dabbawala portano a destinazione 200mila pasti spostandosi a piedi, in bicicletta o tramite il sistema ferroviario pubblico.

Talvolta, dal momento del ritiro a quello della consegna possono succedersi da tre fino a dodici dabbawala e diversi mezzi di trasporto.

Ma, quello che più stupisce, è che il numero di errori nelle consegne o di ritardi sia pressoché tendente a zero, nonostante i “fattorini” in questione siano per lo più semi analfabeti.

Grazie al loro codice alfa-numerico d’identificazione, errori e variabili vengono ridotte al minimo. Onde evitare fraintendimenti infatti, non viene segnato l’indirizzo esatto – visto che il nome di vie e palazzi cambia spesso – ma punti di riferimento inequivocabili.

Ad esempio nel codice VLP E 3 – 9AI 12 la prima parte indica la stazione di partenza (VLP = Vileparle station), la zona di raccolta (E = Hanuman road) e la stazione di destinazione (3 = Churchgate). La seconda parte, invece, indica area (9 = Nariman point), edificio (AI = Air India building) e piano della consegna (12).

Ogni dabbawala consegna 15-20 dabba al giorno e, qualora si aggiunga un nuovo cliente, sperimenta diversi percorsi per essere certo di scegliere quello più rapido.

Ogni gruppo formato da circa venti dabbawala è economicamente e logisticamente indipendente e si coordina con gli altri nuclei grazie alla figura di un supervisore. La mancanza di una gerarchia propriamente detta, fa sì che i gruppi siano fortemente coesi e non ci siano tensioni interne.

Una struttura snella e rodata che riesce a garantire un servizio eccellente in una città caotica come Mumbai è diventata oggetto di studio di istituti prestigiosi come l’Harvard Business School, ma ha anche attirato l’occhio vigile degli imprenditori.

Flipkart, celebre portale indiano di e-commerce che in India compete con Amazon e Snapdeal, ha dichiarato di voler sfruttare la strategia “dal basso” e il sistema logistico dei dabbawala per potenziare la propria rete di consegne.

Un business secolare che fa di sostenibilità, coesione dello staff e prezzo competitivo i propri punti di forza.

Nonostante ristoranti e fast-food siano sempre più diffusi, il cibo cotto in casa da madri e mogli, secondo i propri gusti, regionalismi e dettami religiosi, continua a essere l’opzione scelta da migliaia di famiglie.

Più salubre e igienico rispetto al cibo di strada, ma anche meno costoso del ristorante, visto che il servizio costa tra le 150-300 rupie al mese (2-4 euro), a seconda della lunghezza del percorso casa-ufficio.

 


 Fonti utilizzate:

Articolo “Dabbawalas of Mumbai” tratto da Kenan Flager Business School

Articolo “Flipkart ties up with Mumbai dabbawalas to navigate city streets” tratto da Reuters

Articolo “Food for thought: what makes Mumbai’s dabbawalas successful” tratto da The Economic Times

Immagine tratta da Flickr: Mumbai Dabbawala or Tiffin Wallahs: 200,000 Tiffin Boxes Delivered Per Day