Tra un mese gli indiani appassionati di calcio potranno vedere il campione del mondo Alessandro Del Piero vestire la maglia della neonata Delhi Dynamos.

Il suo arrivo, insieme alla recente creazione dell’Indian Super League e all’assegnazione della coppa del mondo di calcio giovanile del 2017, segnala un interesse sempre maggiore verso il calcio in India (per un approfondimento sull’argomento vedere l’articolo mondiali in India).

In Italia tale notizia è stata riportata associandola alla disputa per i marò. Tuttavia, un’analisi più approfondita implica domande ben più interessanti e importanti per l’India.

La prima è di natura economica e sociale. Viene da chiedersi se gli investimenti milionari per competere con i ricchi club europei nell’ingaggio dei campioni e per costruire enormi stadi siano davvero la priorità per un paese con così tanti problemi sociali e ambientali come l’India: un paese dove un terzo della popolazione vive con meno di un euro al giorno (a tal proposito, l’articolo disuguaglianze in India).

La seconda è di natura culturale. Giungerà il calcio a spodestare l’amatissimo cricket? Sembra una questione meramente folcloristica ma non lo è: infatti, secondo il famoso economista e politico indiano Meghnad Desai, è proprio il cricket – insieme al cinema di Bollywood – che ha consentito di mantenere l’India post-coloniale unita nonostante le sue enormi differenze culturali, linguistiche e religiose.

Sembra quindi che l’India di oggi voglia emulare i vizi occidentali, senza curarsi prima di risolvere i propri enormi problemi interni e congedandosi frettolosamente dalle proprie tradizioni.

 


 

Nonostante l’India sia un paese dove lo sport maggiormente seguito è il cricket, il calcio si fa sempre più avanti tra le passioni dei suoi abitanti, soprattutto fra coloro che desiderano mostrarsi moderni e occidentalizzati.

L’India si sta integrando sempre più nel mondo globalizzato e questo si riflette anche nelle sue passioni sportive.

Due eventi segnalano il crescente interesse verso il calcio in India: il primo è l’assegnazione all’India della Coppa del Mondo di calcio giovanile (under 17) del 2017, mentre il secondo è la recente nascita dell’Indian Super League (ISL).

In particolare, la creazione ad hoc di questa sorta di campionato-coppa di calcio, organizzato similmente al campionato di calcio nordamericano e a quello di cricket indiano, sembra consacrare questa nuova passione indiana. Otto squadre – in partnership con grandi club europei e supportate da ricchi sponsor – sono state create appositamente per contendersi il titolo del torneo.

Le squadre della ISL sono ispirate dai club della Champions League europea. Queste squadre prendono il nome dalle città o regioni indiane affiancato a un appellativo tipico delle squadre europee più famose: la Dynamos Delhi, Athletico de Kolkatta, FC Goa, North East United, giusto per citarne alcune. Mentre gli stemmi ricordano vagamente quelli del campionato inglese o quelli della NBA americana.

L’obiettivo della ISL è ambizioso: diventare uno dei principali campionati del mondo e permettere all’India di qualificarsi per i mondiali di calcio del 2026.

Diversi giocatori europei e sudamericani di fama mondiale sono già stati ingaggiati nelle diverse squadre per contribuire ma soprattutto per dare visibilità al torneo. Per ora i giocatori disponibili a venire in India sono quelli al tramonto della loro carriera, come il campione del mondo Alessandro Del Piero, che vestirà la maglia del Delhi Dynamos.

Del Piero si aggiunge a campioni del calibro di Trezeguet, Anelka, Ljungberg e Pires e dello spagnolo Luis Garcia.

Il calcio d’inizio avverrà il 12 ottobre 2014, mentre il giorno successivo avrà luogo il big match tra la Delhi Dynamos e il Pune City, le squadre degli ex compagni della Juventus Del Piero e Trezeguet. La ISL durerà da ottobre a dicembre per poi essere seguita, da gennaio a maggio, dall’altro campionato di calcio indiano – la I-League.

Per poter partecipare a questo torneo, i ricchi e neonati club di calcio indiano sono tenuti a investire nello sviluppo del calcio giovanile locale e questo è sicuramente un aspetto positivo in quanto promuove lo sport nella comunità locale.

Tuttavia, sembra che questa forte enfasi verso il calcio sia studiata a tavolino per avere l’attenzione dei milioni di indiani – soprattutto benestanti – che lo seguono. Un’attenzione molto preziosa, data la loro disponibilità economica, e che consente una visibilità non indifferente per i ricchi sponsor.

Con ciò non si vuole dire che in occidente funzioni diversamente: profitto economico e sport sono legati ormai da decenni in Italia come in Europa, dove la quantità di denaro che circola nel calcio è sproporzionatamente alta.

Viene quindi da chiedersi se promuovere il calcio attraverso investimenti di milioni di euro per competere con i ricchi club europei nell’ingaggio di campioni di fama mondiale e per costruire enormi stadi sia davvero la priorità per un paese con così tanti problemi sociali e ambientali come l’India. Un paese dove un terzo della popolazione vive con meno di un euro al giorno e che sta sperimentando crescenti disuguaglianze (per approfondire vedere l’articolo sulle disuguaglianze in India).

L’India sembra quasi il terreno dove le problematiche dell’attuale mondo globalizzato si manifestano più palesemente che altrove.

Basti pensare alla crescente disuguaglianza sociale, alla gestione dei rifiuti, alla tutela dell’ambiente o alla dilagante corruzione, giusto per nominarne alcuni.

In India questi problemi sono più evidenti e, per un certo verso, più estremi e preoccupanti, forse perché la società civile è meno organizzata e protetta che nel mondo occidentale. Sembra che gli indiani si curino principalmente della propria casa e famiglia e ben poco dei problemi comuni. Le fasce medio-alte ambiscono a entrare nel club dei nuovi ricchi mentre quelle più basse accettano karmicamente il loro status, combattendo per la sopravvivenza quotidiana.

Infine, una riflessione culturale. Fino a che punto si spingerà questa nuova passione? Arriverà a spodestare l’amatissimo cricket, uno sport che, secondo il famoso economista e politico indiano Meghnad Desai, insieme al cinema di Bollywood ha consentito di mantenere l’India unita, nonostante le sue enormi differenze culturali, linguistiche e religiose?

I cambiamenti dello sport riflettono mutazioni ben più profonde nei costumi e nei valori della società.

Sembra quindi che l’India di oggi voglia emulare i vizi occidentali senza curarsi di risolvere prima i propri enormi problemi interni e che si stia frettolosamente congedando dalle proprie tradizioni.


Immagine tratta da The Sydney Morning Herald