Articolo in 2 minutiDharavi, una delle baraccopoli più estese dell’intera Asia: situata nel cuore della metropoli indiana di Mumbai, ospita all’incirca un milione di persone, con una densità dieci volte superiore a quella registrata in altre aree della città.

Diverse le attività commerciali che la animano: dalla produzione di capi in pelle a quella di alcolici e vasellame.

Oggi anche il turismo permette ai suoi residenti di raccogliere fondi per il miglioramento delle proprie condizioni di vita.

L’atteggiamento del governo centrale e regionale, però, continua a essere piuttosto ambiguo, garantendo un supporto tiepido se non inesistente.

 


 

Per approfondire – Dharavi è situata tra le due principali linee ferroviarie interurbane, quella occidentale e centrale, costituendo una sorta di cuscinetto tra i quartieri di Bandra e Mahim a ovest, le acque del fiume Mithi a nord, dove in passato i suoi abitanti originari detti Kolis conduceva le attività ittiche, e di Sion e Matunga all’altra estremità.

Proprio la sua posizione e la mancanza di un sistema di drenaggio delle acque la rendono particolarmente vulnerabile alle alluvioni della stagione dei monsoni.

Diversi i fattori che hanno condotto alla nascita di quello che oggi appare Dharavi. Il primo è la trasformazione delle sette isole e innumerevoli villaggi di pescatori, che costituivano il territorio di Mumbai, in una città vera e propria.

Lo sviluppo del porto di Mumbai ebbe inizio con l’arrivo dei portoghesi nel 1534, per poi continuare con il suo passaggio nelle mani dei dominatori inglesi e della Compagnia delle Indie Orientali nel 1668.

L’aumento costante della popolazione, la mancanza di un numero adeguato di abitazioni, l’elevato costo del terreno e i problemi collegati all’approvvigionamento idrico condussero a una netta separazione tra i quartieri residenziali europei e quelli destinati alla popolazione locale.

Le baraccopoli si concentrarono proprio nelle aree prettamente indiane di Mumbai, dove il governo non investiva alcunché a livello di infrastrutture e sanità. Ecco dunque l’origine di Dharavi.

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Chi migrava a Mumbai in cerca di lavoro trovava qui un alloggio, e un mezzo per sopravvivere guadagnando il minimo necessario per assicurarsi almeno un pasto al giorno.

La composizione etnico-religiosa di Dharavi riproduce in piccolo l’eterogeneità dell’intera popolazione indiana: comunità indù del Tamil Nadu, musulmani dello stato del Maharashtra, Bihari, imprenditori del Gujarat, pescatori di quella Mumbai che alle origini era un semplice villaggio dipendente dalla pesca; ognuna di queste comunità continua a coesistere fianco a fianco in maniera pacifica, riproducendo le caratteristiche del proprio villaggio di origine.

La maggioranza dei residenti di Dharavi si occupa della lavorazione dei pellami, destinati sia al mercato locale che all’esportazione.

Molti altri lavorano vasellame, rifiniscono tessuti, producono alcolici a base di frutta locale, si occupano della raccolta e differenziazione dei rifiuti. Non rari sono gli impiegati statali (i cosidetti White Collars, ‘colletti bianchi’) che, non potendosi permettere un alloggio in altre aree di Mumbai – dati i costi proibitivi degli affitti – hanno eletto Dharavi a propria residenza.

Dharavi_vita_quotidiana

Ciò che colpisce è che ancora oggi la maggior parte delle aree di questo slum restano sprovviste dei servizi basilari per la sopravvivenza: fogne e canali di drenaggio, acqua potabile, elettricità, strade pavimentate, bagni.

Mentre i luoghi di culto più disparati si susseguono in abbondanza, accanto a scuole e cliniche private. Ognuna delle piccole stanze che funge da abitazione per famiglie dalla prole numerosa dispone di almeno un fornello, una cisterna per l’acqua, e una televisione a colori!

Con l’indipendenza dell’India e la conseguente partizione India-Pakistan, il clima di serenità e convivenza pacifica tra le varie comunità etnico-religiose, soprattutto indù e musulmane, di Dharavi si alterò sensibilmente, portando a nette separazioni di aree tramite mura edificate dal nulla, a spostamenti su base identitaria, a un clima di sospetto reciproco e a non pochi atti di violenza.

Tuttavia il buon senso ha prevalso, permettendo a chiunque arrivasse di trovare una collocazione nel rispetto dell’altro.

Man mano che l’espansione d Dharavi continuava, il Governo locale, consapevole del crescente ruolo economico di questo slum, ha avviato una serie di campagne per la sua riqualificazione urbana, fondando nel 1960 l’organizzazione Dharavi’s Co-operative Housing Society, con lo scopo di migliorare le condizioni di vita dei suoi residenti, di costituire nuovi spazi residenziali e commerciali dotati dei servizi basilari.

Oggi sono numerose le agenzie turistiche e ONG che promuovono tour e visite guidate di Dharavi, per raccogliere fondi da destinare alla popolazione locale e implementare le strutture igienico-sanitarie. È proprio grazie all’azione di alcune di queste organizzazioni che un terzo del territorio di Dharavi  è stato interessato da un’attività di totale rinnovamento e pulizia.

Sembra che il governo continui ad adagiarsi sugli allori e a disinteressarsi delle condizioni di vita di una fetta consistente della popolazione di Mumbai, consapevole che ci sono le organizzazioni sociali che costantemente supportano i residenti di Dharavi; e che continui a chiudere un occhio dinanzi alla precarietà di una vasta area della città che funge da importantissima fonte di manodopera per l’economia regionale, soprattutto per il mercato della pelle.

 


Immagine Principale tratta da: thenextmile.wordpress.com

Immagine 2 tratta da: waterandmegacities.org