A Bassi, piccolo villaggio del Rajasthan, potete assistere a un rituale in onore dell’acqua e della vita. La cerimonia è eseguita dalle donne che trasportano un vaso sulla testa, simbolo di fertilità.

L’autrice dell’articolo è Elisa Chiodarelli, instancabile viaggiatrice. Ha iniziato a viaggiare da bambina e non si è più fermata: anche quando non è veramente un viaggio (in India o altrove), è sempre alla scoperta di cose interessanti. 

Articolo originale tratto dal blog dell’autrice Italian Masala e disponibile a questo indirizzo.


C’è un bel tempio a Bassi, una piccola cittadina del Rajastahn, con una piscina rituale a gradini – un Baoli, dove la gente va a pregare e a purificarsi.

Ma in certi giorni, evidentemente, si può assistere a una cerimonia speciale, che coinvolge le donne del villaggio unite in una processione che le porta di casa in casa.

Un corteo di giacinti d’acqua e fiori di bouganville, che si sposta accompagnato dai tamburi per portare la fertilità e la ricchezza in ogni famiglia del villaggio.

Sono partite dalla piscina, che ha riempito di acqua sacra i vasi che tengono sulla testa. Sono vasi di terracotta, nei quali, alcuni giorni prima, sono stati deposti dei semi.

I semi sono germogliati, come nel ventre della Madre Terra, e loro li portano in processione come fossero i loro figli.

Il vaso nella cultura indiana ha un significato profondo. E’ il recipiente che si usa per trasportare l’acqua – anche per chilometri – ma è anche il contenitore per il cibo quotidiano.

E’ simbolo della terra e del ventre materno, entrambi fertili e generosi, capaci di dare la vita o di conservarla, perché possa crescere e svilupparsi.

Nell’India antica come in quella contemporanea il vaso è venerato come simbolo di fertilità e di vita. Nei miti, conteneva l’amrta, il nettare dell’immortalità, e gli dèi se lo contendevano con i demoni.

Ma erano – e sono ancora – solo le donne che lo posseggono davvero, e solo loro hanno la capacità di donare quel che cresce dentro di loro.

Ma l’acqua e la vita possono assumere sembianze minacciose, come per le divinità femminili terrifiche, che vivono nelle foreste e cavalcano animali selvatici; o i fiumi in piena, come quando la dea Ganga minacciò – con la sua corrente impetuosa – di travolgere il mondo. E fu poi fermata dalla foresta dei capelli del dio Shiva.

Durga, Kali e Ganga sono le energie femminili primitive, che si trasformano in energie docili e generose, quando assumono le sembianze della terra coltivata, di una vasca per le abluzioni rituali, di una moglie e madre di famiglia.

Stagione dopo stagione, assicurano la sussistenza della famiglia e la continuità delle generazioni. Seminano, coltivano, raccolgono e cucinano.

Danno la vita e la crescono. Sono acqua e terra e si ricordano ogni tanto anche del loro lato più selvaggio, più inaccessibile, quello del fuoco e dell’aria. Per celebrare questa magnifica occasione, le donne di Bassi, come un’esplosione di fiori, si sono riunite vicino alla vasca delle abluzioni.

Hanno riempito i loro vasi, li hanno sistemati sulla testa e hanno cominciato a danzare in cerchio. A ogni passo – nel cerchio del tempo – una di loro, toccata da un bastone di bambù, lascia cadere un po’ d’acqua, perché la vita è generosa e non le interessa risparmiare.

A occhi chiusi, come sonnambule, le donne di Bassi si lasciano guidare per ogni strada, e su ogni soglia seminano la vita, spargono la speranza, coltivano l’amore: è la loro natura e non sanno fare altro.

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Immagini tratte dal blog dell’autrice.