Articolo in 2 minuti – Nell’ articolo precedente (Digital India: così a Bangalore nasce il futuro dell’Information Technology) abbiamo appreso come Bangalore si stia imponendo come centro mondiale dell’ IT.

Oggi andiamo ad esaminare cosa bolle nel cuore di Bangalore: tra progetti, prodotti ed iniziative importanti.

Valorizzare la formazione scientifica e tecnica a Bangalore è divenuta una priorità del governo. Tra i progetti in cantiere vi è anche il più grande museo scientifico al mondo: la Galleria delle Scienze.

Riuscirà l’India a superare la netta divisione che separa l’era digitale dei guru informatici, dall’alto tasso di analfabetismo che ancora dilaga nelle zone rurali?

Articolo pubblicato sul blog Milleorienti.com

 


 

Per approfondire Agli occhi delle multinazionali dell’IT la crescita dei giovani indiani informatizzati assomiglia sempre più a un alveare pieno di miele.

Ovvio che intorno all’alveare voli un nugolo di api ronzanti, che puntano al cuore dell’alveare informatico: Bangalore.

Una di queste api ronzanti è Paypal: nel 2015 aprirà in città una sede di Start Tank, il suo incubatore di startup. Le neonate aziende e i loro giovani guru informatici verranno sostenuti e coccolati per un anno, a prescindere dal fatto che i loro prodotti rientrino o no nelle strategie di Paypal, e dopo un anno si deciderà se il business può funzionare.

Un altro incubatore di nuovi prodotti e iniziative – pubblico questa volta – è l’Ideathon, cioè l’ “Internet of Things Ideathon”, una libera competizione a premi fra studenti e professionisti dell’IT che si è tenuta alla PES University di Bangalore dal 3 al 5 gennaio 2015.

D’altronde, valorizzare la formazione scientifica e tecnica qui è ritenuta una priorità pubblica, tanto che fra le varie iniziative in corso in città c’è la realizzazione di una Galleria delle Scienze, un museo interattivo concepito per i ragazzi fra i 15 e i 25 anni (sul modello di quello di Londra) che sarà il più grande museo scientifico del mondo.

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Ovvio che siano i giovani membri del nuovo clero informatico la casta dominante dell’odierna Bangalore. Si sono formati nelle università di eccellenza di cui è ricca la città: la Visvesvaraya Technological University, il Bangalore Institute of Management, l’Indian Institute of Science e la storica Bangalore University.

È interessante notare come gli studenti, anche dopo la laurea, rimangano legati ai propri luoghi di studio: a un osservatore italiano fa un certo effetto sapere che la Bangalore University sta costruendo una hall dove i propri ex studenti potranno venire a sposarsi.

Dopo l’università vengono subito assunti nelle aziende di IT che caratterizzano la città, lavorano dodici ore al giorno e la notte si ritrovano nei “loro” locali, come l’Insomnia, il NASA, l’I-Bar, l’Athena o il Club Inferno.

Ma i chierici informatici della città ora sono sotto shock: uno di loro ha “tradito”. Mehdi Masroor Biswas è stato arrestato con l’accusa di essere il gestore segreto di un account Twitter che reclutava militanti per l’Isis – il cosiddetto califfato islamico di Al Baghdadi– da inviare a combattere in Siria e in Iraq.

Ad arrestarlo è stato un altro ingegnere informatico, il giovane vicecommissario di polizia Abishek Goyal, che ora sta indagando sui 17mila700 followers dell’account Twitter di Biswas. «Com’è possibile che uno di noi sia impazzito e abbia fatto reclutamento per i terroristi dell’Isis?», si chiedono ora costernati a Bangalore. Una domanda che, del resto, oggi ci si pone pure in Occidente.

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Ma la città oggi è scossa anche da altri problemi, primo fra tutti la propria stessa crescita.

Bangalore ha raggiunto i 10 milioni di abitanti e attira immigrati dalle campagne in una quantità che non sembra più gestibile.

L’acqua corrente arriva nelle case soltanto per quattro ore e mezza al giorno e dev’essere razionata e conservata. In città circolano i due terzi delle automobili di tutto lo tutto lo Stato del Karnataka e il traffico automobilistico è diventato infernale.

I progetti di metropolitane e superstrade tardano a realizzarsi per la classica lentezza della burocrazia indiana, mentre l’introduzione dei primi autobus elettrici appare per ora del tutto insufficiente. Bangalore, che un tempo era nota come la “città-giardino” dell’India, oggi soffre di un inquinamento soffocante e di uno sviluppo urbanistico fuori controllo.

Oltre a ciò, si allarga in modo evidente la forbice sociale fra ricchi e poveri, fra chi è già integrato nella modernità e le masse di contadini che, carichi di debiti verso i proprietari terrieri, emigrano in città portando con sè una cultura pre-moderna.

Bangalore è in transizione e i suoi problemi sono quelli dell’India stessa, un Paese così grande che le sue diverse parti vivono in secoli differenti. Il premier indiano Narendra Modi ha lanciato per i prossimi anni un gigantesco piano, Digital India, per informatizzare il Paese, estendere le connessioni a banda larga, collegare telefonicamente i villaggi agricoli ancora scoperti, creare 100 Smart Cities.

L’avanguardia del piano è Bangalore, dove il presidente dell’India Pranab Mukherjee ha appena presentato il progetto Mobile One, un’ambiziosa piattaforma di e-governance che dovrà assicurare ai cittadini l’accesso a quattromila tipi di servizi, pubblici e privati.

Riuscirà l’India a superare la spaccatura digitale (digital divide) fra i guru informatici e i contadini analfabeti?

 


Le foto sono state prese dal blog dell’autore Milleorienti.com