Articolo in 2 minuti – Diwali è ormai alle porte: l’atmosfera di festa investe per intero il subcontinente indiano e tutte le comunità induiste residenti all’estero.

Festival induista tra i più famosi e sentiti, noto anche con il nome di “festa delle luci”, si celebra diciotto giorni dopo Dussehra per circa cinque giorni e rappresenta la vittoria del bene sul male e dunque della luce sulle tenebre.

La divinità a cui vanno tutti gli onori è in questo caso Lakshmi, dea della prosperità e ricchezza, invitata a visitare le case di ogni famiglia con una serie di candele e lampade a olio dette diya, accese per illuminarne il cammino.

Versione indiana del nostro Natale cristiano, grandi e piccini, poveri e benestanti, proprio tutti partecipano alle celebrazioni del Diwali, pulendo e riordinando le proprie abitazioni, acquistando abiti nuovi e dolciumi da distribuire ai propri familiari e cari amici, nonché facendo esplodere botti e fuochi artificiali. 

Prepariamoci anche noi all’arrivo del Diwali (che quest’anno cade il 23 ottobre): Diwali ki Shubhkamnayein (Auguri di Felice Diwali)!

 


 

Per approfondire – Nonostante sia una straniera residente in India da circa cinque anni, le celebrazioni del Diwali continuano a esercitare un fascino innegabile su di me.

Complice l’influenza dei miei amici e colleghi indiani, delle strade e vetrine decorate a festa, delle innumerevoli mela (o mercatini a tema), in cui acquistare abiti nuovi, regali, candele e cartoline di auguri, nonché squisiti dolciumi e snack da distribuire tra familiari e amici, lo confesso: anche io aspetto il Diwali con trepidazione. Anche io mi faccio commuovere dallo spettacolare cielo scuro punteggiato da gioiosi fuochi artificiali, e dalla fila di candele che illuminano ogni uscio e vicolo cittadino.

Una delle memorie più piacevoli che ho dei miei spostamenti in India corrisponde all’aarti (cerimonia religiosa in onore delle divinità volta a dissipare l’oscurità) a cui ho assistito nel lontano 2007 sui ghat (le tipiche scalinate che scendono direttamente sul fiume) di Varanasi.

Candele illuminate galleggiavano eleganti sulle acque del sacro fiume Gange, sacerdoti intonavano sacri inni religiosi in sanscrito, mentre tutti i fedeli, con le mani giunte e gli occhi socchiusi, esprimevano la propria fede in Lakshmi che, attirata dalla luce, avrebbe visitato ogni dimora e garantito la propria benedizione.

Nell’India del Nord, il Diwali celebra il ritorno dall’esilio di Rama ad Ayodhya dopo la sconfitta del demone Ravana, e quindi la sua incoronazione come sovrano. Parola di origine sanscrita che significa “fila di candele o lampade a olio”, questo festival indica, con la comparsa della luna nuova, l’ingresso in una fase di rinnovamento della vita, a cui bisogna prepararsi adeguatamente, con digiuni propiziatori, pulizia intensiva delle proprie case, acquisto di abiti nuovi, preparazione di leccornie da condividere con chi si ha intorno.

Il festival del Diwali è menzionato in varie scritture sanscrite come gli Skanda Purana e Padma Purana. Secondo le scuole filosofiche induiste Yoga, Vedanta e Samkhya, con il Diwali si celebra il trionfo della luce della conoscenza più profonda, che spazza via ogni forma di ignoranza, e induce al riconoscimento dell’Atman, del sé non come corpo ma come realtà infinita, immanente, immutevole  e trascendente.

In generale, le celebrazioni di Diwali iniziano con Dhanteras, seguito da Naraka Chaturdasi il secondo giorno, il Diwali vero e proprio il terzo giorno, e quindi Diwali Padva (dedicato alla relazione marito – moglie) e infine Bhai – Dooj, dedicato al legame fraterno.

Dhanteras è la celebrazione che segna l’inizio delle festività. Come? Con pulizia e rinnovo di case, uffici e appartamenti, con la creazione di rangoli (o disegni con polveri colorate) sull’uscio di casa, con le prime candele accese in onore della nascita della dea Lakshmi dall’oceano di latte agitato con veemenza dal confronto tra le forze del bene e del male.

Narak Chaturdasi è il secondo giorno di festa chiamato anche Choti Diwali, o piccolo Diwali. Si continuano a preparare rangoli e decorazioni per la casa in questa giornata. E in alcune regioni ci si abbandona a speciali bagni rituali e massaggi con oli naturali. Le donne si decorano le mani con l’henna – inchiostro usato per decorazioni sul corpo e tatuaggi naturali – e preparano in casa dolci prelibatezze da consumare l’indomani.

Il terzo giorno rappresenta il Diwali vero e proprio. Ognuno si agghinda a festa, svolge i rituali della puja in onore della dea Lakshmi, visita i propri familiari con cui si scambia biglietti augurali e piccolo pensieri. Le candele (diya) sono accese un po’ ovunque con il calare delle tenebre, così da guidare Lakshmi all’interno delle proprie case. Dopo la puja, tutti si riversano in strada per far esplodere petardi e fuochi artificiali.

Padwa è l’ultima fase che segue l’indomani con una serie di rituali che celebrano e rafforzano le relazioni matrimoniali. Marito e moglie svolgono insieme la puja, si scambiano doni e promesse di fedeltà e rispetto, consumano pasti speciali.

L’ultimo giorno di questo festival si chiama Bhai dooj e celebra il legame tra fratelli e sorelle con una puja e preghiere comuni, scambio di regali e condivisione di un lauto pasto.

Nonostante i ritmi di lavoro frenetici, la riduzione delle relazioni familiari e spesso le distanze geografiche, al Diwali non si comanda: gli uffici chiudono per permettere a ognuno di riunirsi con i propri cari a celebrare questa festività tanto affascinante.

E le luci che brillano su ogni davanzale, in ogni viuzza e angolo del paese, simboleggiano una speranza: quella di un popolo che accanto al bisogno di prosperità e crescita economica, vuole anno dopo anno ribadire l’importanza dei legami familiari e del ruolo della conoscenza. Speriamo almeno quest’anno con meno petardi e incidenti!

 


Immagine tratta da Flickr, user Ramnath Bhat