Articolo in 2 minuti – Al giorno d’oggi, le donne indiane che decidono di investire nella propria carriera e di ritardare il momento del matrimonio devono fare i conti con pressioni di molte componenti della società, primi fra tutti i genitori, che spesso vorrebbero le figlie sposate prima della soglia dei trent’anni.

Le nuove ventenni e trentenni indiane hanno di fronte a loro quindi una sfida non da poco: oltre alle difficoltà legate alla propria carriera, hanno il compito di contribuire al cambiamento della società, facendosi accettare nel loro nuovo ruolo di donne lavoratrici, sposate o nubili che siano.

 


 

Per approfondire – Swati ha compiuto 30 anni a gennaio. Dopo la laurea in ingegneria, ha conseguito un Master of Business Administration in Gujarat e in seguito si è trasferita a Londra per proseguire i suoi studi con un secondo Master in Sviluppo e Cooperazione.

Pochi mesi dopo la laurea ha trovato lavoro presso un sindacato indiano con sede a Delhi, dove è a capo di un team di ricerca.

Swati è una ragazza brillante, con chiare possibilità di un’ottima carriera di fronte a sé.

Al polso porta un cordino bianco rilegato. “E’ una puja”, spiega, una preghiera, un voto tradizionale dell’induismo. “L’ha fatto mia madre, sperando che io mi sposi presto”.

Swati si trova nella stessa situazione di migliaia di altre donne indiane che si stanno affacciando al mondo del lavoro con ambizione di carriera. Pur avendo un ragazzo da qualche anno, ha deciso di non sposarsi e di concentrarsi sul lavoro.

La decisione di ritardare la creazione di un nucleo famigliare è però in forte contrasto con la tradizione indiana, in cui generalmente le donne si sposano ancora ventenni, se non prima.

Soprattutto nel caso dei matrimoni combinati, è infatti difficile trovare partner disposti a prendere in moglie una donna matura.

Spesso molti componenti della società indiana trovano difficile accettare o relazionarsi con donne che si trovano nubili al finire dei venti o già nei trenta anni di età.

Per i genitori, che tradizionalmente sono coloro i quali hanno il compito di trovare un partner ai figli, ciò può rappresentare un fallimento nello svolgere il proprio ruolo.

Tradizionalmente, infatti, una volta sposate le ragazze smettono di essere sotto la responsabilità paterna e si inseriscono nel nucleo famigliare del marito, che quindi si dovrà prendere cura della moglie “finché morte non li separi”.

Ma fintanto che il matrimonio non avviene, è ancora responsabilità dei genitori preoccuparsi per il bene morale e materiale delle proprie figlie.

Molte di queste donne nubili ricevono quindi continue pressioni dalla propria famiglia affinché si sbrighino a trovare un partner, o ad accettare quelli proposti dai genitori. “Mia mamma ha detto che ho ancora un anno per trovarmi qualcuno prima che cominci lei a cercarmi un marito”, commenta Tanvee, 25 anni, collega di Swati.

Anohita, invece, che ha una relazione con un ragazzo di un’altra religione da ormai qualche anno, racconta che i genitori hanno già iniziato a cercarle un marito, inconsapevoli del fatto che la figlia ha già scelto qualcuno che probabilmente loro non saranno disposti ad accettare.

Per le donne nubili è inoltre impensabile l’idea di convivere con il proprio partner senza essere sposate o vivere da sole e ricevere visite di amici maschi la sera.

E’ infatti un’impresa quasi impossibile trovare un padrone di casa disposto ad affittare un appartamento a una coppia di conviventi e spesso i vicini di casa di generazioni più attempate si incaricano di sorvegliare la condotta di donne single residenti nel proprio caseggiato.

“Nonostante io stia col mio ragazzo da più di cinque anni e i miei genitori lo conoscano di persona, se andassimo a convivere non lo accetterebbero mai. Anche se abito a migliaia di chilometri di distanza da loro, temo che lo potrebbero venire a sapere comunque”, racconta Swati.

“Ogni volta che torno a casa, so che mia madre inizierà a chiedermi quando ci sposeremo. È stressante, ma non ci posso fare niente, continuerà così finché non diventerò una moglie, e loro potranno tirare un sospiro di sollievo”.

Le pressioni non arrivano solo dai genitori, ma dalla società nel suo complesso di tradizioni e credenze. Come riportato da Suruchi Sharma, una giornalista indiana quasi trentenne e single, in India l’identità di una donna gira intorno al suo status matrimoniale. Tutti si aspettano di poter fare domande e commentare riguardo alle scelte degli altri in fatto di matrimonio.

“Da bambine”, ricorda la giornalista, “veniamo cresciute con l’idea di doverci sposare con un buon partito e di entrare a fare parte di una buona famiglia in qualità di mogli e nuore. Tutto ciò che ci viene insegnato, viene fatto perché diventiamo buone spose e madri”.

Inoltre, in molte occasioni “buona moglie” e “donna in carriera” non rientrano nella stessa equazione: molto spesso (come d’altronde accade frequentemente anche in Italia), alle donne viene chiesto di accantonare la propria vita professionale per prendersi cura della famiglia a tempo indeterminato.

Le nuove ventenni e trentenni indiane hanno di fronte a loro quindi una sfida non da poco: oltre alle difficoltà legate alla propria carriera, hanno il compito di contribuire al cambiamento della società, facendosi accettare nel loro nuovo ruolo di donne lavoratrici, sposate o nubili che siano.

 


 immagine tratta da http://www.smartautomation.in/