Articolo in 2 minuti A 2 mesi dall’annuncio della nuova banca di sviluppo targata Brics vediamo quali sono i dubbi sollevati dai media locali sulla New Development Bank.

La banca, con un capitale iniziale stimato intorno ai 50 milioni di dollari diviso in parti uguali dai cinque stati aderenti all’accordo, avrà come obiettivo il finanziamento di progetti infrastrutturali nei Paesi in via di sviluppo e nell’economie emergenti.

A non convincere appieno gli esperti del settore sono la reale necessità della nuova banca in aggiunta alla presenza ingombrante della Cina, che da sola andrà a finanziare con 41 milioni di dollari il Fondo di emergenza della banca.

Gli economisti Roy Barun e Mihir Sharma, dalle colonne del Business Standard, evidenziano come questa operazione da una parte priverebbe l’India dei fondi necessari per lo sviluppo del Paese e dall’altra parte aiuterebbe la Cina a perseguire i propri interessi nei Paesi in via di sviluppo.

 


 

Per approfondireL’annuncio della nascita della New Development Bank, la nuova banca di sviluppo targata Brics, è stato accolto sin dalle prime battute con un certo scetticismo tra gli editorialisti ed economisti indiani.

La notizia, giunta al termine del Forum di Fortaleza dello scorso 16 luglio, nella Repubblica indiana non ha ricevuto il compatto sostegno che l’entourage di Modi si poteva attendere.

Le aspettative del governo, circa il ritorno d’immagine, per quello che veniva prefigurato come il raggiungimento di un concreto obiettivo di politica economica internazionale, sono state presto disattese dalla diffidenza della stampa indiana, in particolare nelle analisi degli editorialisti del Business Standard Mihir Sharma e Roy Barun.

A sostegno di tali posizioni, i due analisti, hanno sottolineato i dubbi sulle reali necessità di una nuova banca per lo sviluppo, uniti ai timori per il ruolo troppo ingombrante giocato dalla Cina in questa partita. A non convincere appieno gli esperti del settore si sono aggiunti, inoltre, i sospetti di un’operazione troppo costosa e poco chiara.

Agli economisti indiani non è bastato che Modi sia riuscito ad assicurare la presidenza della banca per i primi sei anni a un candidato indiano, un’operazione che l’editorialista Mihir Sharma definisce più “una concessione che una conquista”.

Nello specifico la New Development Bank avrà un capitale iniziale di 50 miliardi di dollari, a cui contribuiranno in parti uguali i cinque Stati aderenti all’accordo.

L’obiettivo strategico della banca di sviluppo sarà quello di assistere i mercati emergenti, oltre a selezionati paesi in via di sviluppo nella realizzazione di infrastrutture.
Sarà, inoltre, previsto un Fondo di emergenza (
Contingent Reserve Arrangement) di 100 miliardi di dollari, al quale accedere nel caso divenisse necessario riequilibrare la bilancia dei pagamenti.

Sin da un primo approccio alla materia, appare chiaro il tentativo di inserire nel contesto mondiale un’istituzione in grado di poter affiancare, nelle proprie azioni, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, piuttosto che concorrere in campo aperto.

La dichiarazione di Fortaleza, definendo la banca come un “supplemento agli sforzi delle istituzioni finanziarie locali e multilaterali per lo sviluppo globale”, appare in tal senso chiara.

La prima voce scettica ad alzarsi è stata, a tal proposito, quella dell’editorialista Barun Roy dalle colonne del Business Standard che, manifestando la propria diffidenza verso la necessità per l’India di questa banca di sviluppo, ha evidenziato anche la scomoda posizione della Cina che in questa opera sembra ricoprire il ruolo di protagonista indiscusso.

A sostegno di tale tesi, l’economista, si rifà a due considerazioni: la prima è relativa ai 100 miliardi di dollari che formano il Fondo di emergenza, coperti da 41 miliardi solo dalla Cina; la seconda ancor più critica realtiva ai propositi della potenza asiatica.

Per Roy la Cina ”nel corso di questi anni ha rafforzato la propria postizione come finanziatore internazionale per perseguire i propri interessi commerciali, approfittando degli Stati in difficoltà”.

Si vedano in tal senso gli investimenti, di circa 100 miliardi di dollari, effettuati dalla potenza asiatica dal 2007 al 2013  in Sud America, in particolare in Venezuela.

Senza dimenticare l’importanza che strategicamente ricopre il settore delle infrastrutture per la stessa Cina, che sarà il cardine dei finanziamenti della nuova banca di sviluppo: tra i tanti di pochi mesi mesi fa, l’annuncio della costruzione di un treno ad alta velocità che dovrebbe unire Cina, Canada e Usa passando per la Siberia e attraversando lo stretto di Bering.

La potenza asiatica, a detta di Roy, è consapevole di come la possibilità di finanziare infrastrutture attraverso una banca di sviluppo, sarebbe per l’opinione pubblica interna certamente più accettabile di un finanziamento diretto.

Così come tracciata dall’analista, la N.D.B. sembrerebbe più un gioco nelle mani della Repubblica Popolare, un gioco a cui lo stesso Roy preferirebbe sottrarsi.

Al coro di scetticismo si unisce anche l’editorialista Mihir Sharma, sempre dalle colonne del Business Standard, i cui sospetti intorno alla banca l’hanno spinto a definirla come uncolossale abbaglio“.

All’economista indiano il compito di evidenziare come i 10 milioni di dollari che l’India investirà per il capitale iniziale della banca sono i soldi che il Ministro dei trasporti Sadanand Gowda necessita per il treno ad alta velocità tra Mumbai e Ahmedabad, oltre ad essere 6 volte l’ammontare speso dall’ultimo governo per il piano sanitario.

Sharma teme che per un’economia come quella indiana il finanziamento di 10 milioni di dollari per la nascita della banca di sviluppo comporterebbe un taglio per i progetti appena menzionati.

Dal governo Modi si attende quindi una risposta alla domanda se una banca, i cui risultati si sostanzierebbero per lo più al di fuori dell’India, possa rispondere alle esigenze di un Paese che ha ancora molto da fare sotto il profilo dello sviluppo economico e sociale interno.

 


Fonte business-standard.com

Fonte foto yahoo.com