“In India la linea di confine tra l’ecoturismo, che aiuta la conservazione dell’ambiente, e il turismo di massa, che invece lo distrugge, sembra ormai assai sfumata”.

L’autrice dell’articolo è Alessandra Loffredo, fondatrice del portale online Guida India, inesauribile fonte di curiosità e informazioni su storia, arte, architettura, letteratura, musica, cinema e grandi personalità legate all’India.

Articolo originale tratto da Guida India e disponibile a questo indirizzo.


Come si deve regolare un viaggiatore sinceramente preoccupato per l’ambiente ma desideroso di avvicinarsi alla straordinaria natura indiana? Come sapere se la struttura scelta è ecocompatibile? Che fare per non rendersi complici dello scempio ambientale?

Alla fine di uno degli spot prodotti nel 2010 per promuovere il turismo in Gujarat, Amitabh Bachchan, l’attore di Bollywood testimonial della campagna, con un gioco di parole proclamava che Aapne Kutch nahin dekha, to kucch nahin dekha, “Se non hai visto il Kutch, non hai visto nulla”.

Il responsabile del locale dicastero preposto informa con toni entusiastici che, a partire da allora, il turismo in Gujarat è cresciuto in maniera esponenziale, particolarmente lungo la Rotta Bachchan, cioè nei luoghi mostrati dall’attore negli spot.

Agli ambientalisti, però, il brillante risultato di quella campagna pubblicitaria suona invece come una terrificante minaccia che si è realizzata: dal marzo 2012, il governo del Gujarat ha cominciato a fare pressioni per ottenere il via libera alla costruzione di un’arteria di 225 km, che da Gaduli porterebbe a Santalpur raccordando tra loro i siti di maggior interesse turistico dell’area.

Sfortunatamente, la nuova superstrada attraverserebbe anche le terre dove è endemico l’asino selvatico e quelle, uniche in India, dove nidificano i fenicotteri, ragion per cui il National Board for Wildlife (NBW) ha dovuto opporsi fermamente, per ora, alla sua costruzione.

Tra le nuove e discutibili inziative promosse a seguito di quella campagna c’è poi anche il Rann Ustav, una sorta di Festival delle culture locali celebrato tatticamente durante il plenilunio del mese di dicembre a favor di ferie natalizie occidentali e al termine del quale le terre lunari del Rann of Kutch tornano alla loro solitudine, pare, regolarmente ridotte in condizioni penose.

La maggior parte della gente che accorre al festival non si rende conto del fatto che i 30 mila km quadrati circa occupati da Great Rann, Banni e Little Rann, costituiscono un ecosistema delicatissimo” – racconta l’ambientalista Arun Agnihotri.

“Per attirare il turismo, sono state introdotte qui persino cose folli come degli emù in gabbia, ai quali si può dare da mangiare per divertimento, mentre immondizie di ogni genere vengono portate in giro dal vento e il rumore della folla ha praticamente fatto sparire gli sciacalli dall’area”.

Un ornitologo che si è occupato della zona per decenni e che preferisce rimanere anonimo spiega: “Il Rann non è fatto di sabbia bianca come sembra nelle foto… si tratta di terreno argilloso incrostato di sale ed è molto delicato.

Si estende lungo la rotta migratoria paleartica, fondamentale per gli uccelli che si spostano dall’emisfero Nord verso l’Africa e viceversa: ora vi migrano invece autobus zeppi di turisti, ci piazzano tende con l’aria condizionata e poi lasciano lì i loro sacchetti di plastica, la loro spazzatura e i residui delle loro toilettes chimiche”.

Nel 2004, l’allora ministro per il Turismo del governo centrale, a proposito della campagna mondiale Incredible India, aveva dichiarato in una intervista: “Come il Taj Mahal, anche le tigri e gli elefanti costituiscono uno straordinario volano per il turismo in India: il National Wildlife Action Plan stesso è stato pensato proprio per trasformare il turismo in uno strumento per la preservazione dell’ambiente”.

Ma, per la verità, sembra che in India stia accadendo esattamente l’opposto e che la linea di confine tra l’ecoturismo, che aiuta la conservazione dell’ambiente, e il turismo di massa, che invece lo distrugge, sia ormai assai sfumata.

Lo scorso maggio, per esempio, alcuni turisti ubriachi che soggiornavano presso il Dandeli Crocodile Park Resort, all’interno della riserva naturale Dandeli-Anshi Tiger Reserve, nel Karnataka, hanno ammazzato la guardia forestale che cercava di impedire loro di dar da mangiare ai coccodrilli.

Nuovi resort vengono eretti ovunque a seguito della crescente domanda di alloggi, creando così una spirale le cui conseguenze negative per il futuro degli ecosistemi locali sono difficili da calcolare.

La proliferazione delle strutture di ricezione turistica nei dintorni dei Parchi Naturali, quasi tutte costruite senza nessuna preoccupazione per la loro ecosostenibilità, è infatti uno dei fenomeni più pericolosi per l’ambiente, perché questi resort sfruttano comunque le risorse naturali della Riserva vicina – falde acquifere, legname ecc. – e ne contaminano inesorabilmente l’ambiente coi loro rifiuti, oltre a costituire una minaccia per gli animali.

Nel rapporto redatto per il Ministero del Turismo nel 2010 dalla Wildlife Conservation Society sull’impatto causato dal turismo sulla fauna della Corbett Tiger Reserve, nell’Uttarakhand, si legge che la costruzione di alcuni resort a Dhikuli, insieme a quella di altri insediamenti abusivi dei dintorni, ha di fatto fisicamente interrotto il Corridoio Kosi, lungo il quale transitavano in precedenza tigri ed elefanti.

Ora invece l’antichissima rotta della fauna locale è paradossalmente presa d’assalto di giorno e di notte da colonne di elefanti addomesticati, che trasportano da quei resorts i turisti speranzosi di vedere i grandi felini. E da allora il numero di resort confinanti con la Riserva non ha fatto che aumentare.

Secondo coloro che operano nel settore da tempo seguendo invece tutti i canoni di eco-compatibilità, la situazione aveva cominciato a degenerare già dall’inizio degli anni 2000, quando i pochi e spartani lodges allora esistenti cominciarono ad ampliarsi e a rinnovarsi per attirare nuove categorie di pubblico, che nulla avevano a che fare con i classici escursionisti in zaino rispettosi della natura.

Oltre all’aspetto ecologico, non va nemmeno sottovalutato l’impatto che queste strutture hanno sulla popolazione locale: veder alimentare costantemente le piscine e fontane dei resort in terre aride come quelle del Rajasthan o del Madhya Pradesh.

Dove spesso la popolazione fatica parecchio a recuperare anche solo l’acqua necessaria per la propria sopravvivenza, ciò può solo creare conflitti, considerando anche che generalmente solo pochi fortunati traggono beneficio diretto dall’incremento del turismo nella propria zona.

La maggioranza della popolazione subisce l’aumento verticale dei prezzi dei terreni e dei beni primari e a volte anche l’allontanamento forzato dalla propria terra ancestrale.

D’altro canto Ravi Singh, Segretario generale del WWF indiano, sottolina come i benefici del vero ecoturismo siano invece innegabili: Dire che i turisti tutti distruggono l’ecosistema è un’affermazione troppo drastica. Il turismo andrebbe solo regolamentato meglio e vietato del tutto in alcune zone, come quelle dove gli animali si riproducono e allevano i loro piccoli”.                                                                                       

Molti Parchi e alcuni governi locali stanno cercando di opporsi ai safari notturni, per esempio, ma la pressione operata dal settore turistico è forte. In breve, in teoria il turismo può davvero aiutare i Parchi indiani a recuperare i fondi indispensabili per la loro sopravvivenza, oltre ad offrire impiego dignitoso per le comunità locali.

Poiché l’India sembra per ora decisa a far crescere il turismo comunque, senza nessuna preoccupazione per le conseguenze, attualmente l’offerta realmente ecocompatibile è scarsa.

Che fare, dunque? Come si deve regolare un turista sinceramente preoccupato per l’ambiente ma desideroso di avvicinarsi alla straordinaria fauna indiana? Come sapere se la struttura scelta è ecocompatibile?

Ecco alcune indicazioni utili allo scopo.

  1. Non soggiornate in strutture ricettive che abbiano alterato l’ambiente naturale con mura, staccionate, recinzioni ecc. che impediscono quindi la naturale mobilità degli animali.
  2. Evitate i resort che vantano piscine e fontane scenografiche: stanno sprecando le risorse indispensabili dell’area, specialmente dove queste sono notoriamente scarse. Informatevi se nella struttura esiste un sistema di raccolta dell’acqua piovana, piuttosto.
  3. Risparmiate: un asciugamano si può usare serenamente per un paio di giorni, invece di richiederne il cambio ogni giorno o a ogni doccia.
  4. Evitate l’uso di saponi, detersivi e altri prodotti tossici o che non siano ecosolubili.
  5. Controllate se il resort che avete scelto impone delle restrizioni in tal senso, se ha un sistema di smaltimento rifiuti e se utilizza energia solare.
  6. Non indossate profumi né deodoranti durante i safari.
  7. Non utilizzate luci né fate rumore nelle riserve dopo il tramonto. Non partecipate a safari notturni, specialmente se questi prevedono spostamenti attraverso le riserve con mezzi motorizzati, magari anche con lo stereo acceso per farecolore”. Se proprio è inevitabile utilizzare la macchina, abbiate cura che vengano usate solo le luci anabbaglianti e che si proceda molto lentamente durante il percorso.
  8. Soggiornate preferibilmente in strutture gestite dalle comunità locali, la cui economia dipende dalla conservazione del luogo e contribuite così anche voi alla stessa.
  9. Non avvicinatevi agli animali e non circondateli: come vi sentireste voi se all’improvviso 40 jeep, ognuna carica di 8 umani armati di fotocamere, vi circondassero bombardandovi con una gragnuola di flash?

 

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Liberamente tratto da Livemint.com

Immagine tratta da www.indevoyage.com