Un viaggio attraverso sensazioni ed emozioni che ti rapiscono.

La si ama o la si odia, l’India non è un paese per tutti. E’ un paese che ti mette a dura prova: come reagire ad una cultura fuori da ogni schema?

È un paese che ti chiede di tirar fuori tutta la grinta che hai in corpo e lasciarti andare al suo flusso.

Ti travolge con i suoi sorrisi, colori, odori e un diffuso senso di religiosità.

Ti nutri della sua aria e lei si nutre di te.

Ecco per me l’India è questo.

 


 

C’è chi si prepara per anni prima di venire in India, chi ci si avventura, chi è costretto a trasferircisi per lavoro e chi ci viene alla ricerca della “spiritualità”.

Non importa quanti libri tu abbia letto prima di prenotare il tuo biglietto per l’India, quanti documentari tu abbia visto o quanto il tuo palato sia abituato a forti sapori speziati, il primo approccio con l’India è inenarrabile.

Sin dal primo momento in cui ho messo piede in aeroporto la prima volta. Ancora frastornata da scali e jet lag, avvertii quella sensazione incontenibile che mi avrebbe fatto urlare: Sì ce l’ho fatta, sono qui, in India!

Mi precipitai a compilare il foglio con i miei dati da consegnare al banco immigrazione, insieme al passaporto per il controllo del visto. Ultimi momenti di timore e incertezza mentre il visto viene attentamente studiato con occhi scrutatori e dentro di me pregavo di esser lasciata andare al più presto.

È fatta! Timbro con data di ingresso nel paese. Benvenuta in India.

In quel momento iniziava la mia avventura, avvolta da un senso misto tra leggerezza, curiosità e voglia di andare. Avverti già l’aria umidiccia e un po’ pesante mista a odori forti e speziati, che trasportano la mente in un tour gastronomico tra zenzero, cannella, cardamomo, coriandolo e cumino.

Facce nuove, dai colori e tratti somatici diversi, che, chissà per quale strano motivo, pare siano lì ad accoglierti con sguardi cordiali e amichevoli. Il tuo orecchio pian piano si crogiola al suono di molteplici lingue.

Appena fuori dall’area internazionale, sei catapultato nella realtà indiana.

Tassisti e autisti in prima linea, pronti ad accaparrarsi clienti al prezzo migliore, (consiglio per chi non è mai stato in India: diffidate degli autisti non autorizzati che vi corrono incontro con prezzi fissi, sempre meglio rivolgersi a un’agenzia o recarsi alla sosta dei taxi).

Tra stupore e incredulità, mi ritrovai immersa in questo mondo.

Seduta nel bus, ammiravo lo spettacolo umano fuori dal finestrino. Pezzi di terra brulli e aridi, con qualche capanna qui e là a distrarre il piatto orizzonte. Villaggi in cui la lancetta dell’orologio pare essersi fermata da secoli; distese di baracche appena fuori i grandi centri urbani, ai margini della società, di cui anche Dio, o chi per lui, pare si sia dimenticato l’esistenza.

Mi sentivo impotente e insieme graziata perché mi trovavo dall’altra parte del finestrino. Provavo inoltre quell’ineffabilità di fronte a tale miseria che porto ancora dietro, incapace di darne una ragione.

Giunta a destinazione, un miscuglio di religioni ed etnie nella stessa strada: parsi, musulmani, induisti, buddhisti, cristiani, giainisti. Pelli scure dal sud dell’India, più chiare quelle del nord, tratti simili ai nepalesi quelli del nord-est, i Punjabi con turbanti in testa. Una torre di Babele: incomprensibili parole in hindi, inglese, marathi, punjabi, kannada, gujarati,… che sembrano concertate in un perfetto gioco sinfonico con clacson e muggiti in sottofondo.

I miei occhi vennero rapiti e resi incontenibili davanti a tanta meticolosità.

Templi adorni con pompose statue d’oro, piccoli e umili altari in ogni dove, ristoranti dalle insegne decadenti che emanano odori oleosi e pesanti, carretti con banane e verdure, barbieri pronti a offrire il loro servizio nel bel mezzo della strada, immancabili “chioschi” a mò di empori per la loro bizzarra scelta di prodotti, da un bicchiere di chai al sapone, dalle sigarette al latte.

Il primo approccio con il paese delle mille spezie può far paura, ribrezzo, incanto ma sicuramente lascia stupefatti.

Per un’altra esperienza in India leggi: Intervista a Carlo Taglia

L’unico modo per capire e accettare l’India è quello di immergersi giorno dopo giorno nella sua incessante e animata vita.

Dal venditore di fiori all’autista di rickshaw, troverai tanti volti disposti a regalarti un sorriso. Quel sorriso che mi fa ribollire il sangue nelle vene e sentire viva.

Riscopri il piacere delle piccole cose, un momento rubato, un sapore autentico, un angolo nascosto.

Se sei pronto ad accogliere tutto ciò, allora non ti pentirai neppure un secondo della tua scelta.

Perlomeno, questa è la mia storia. Sarebbe bello sentire la vostra.

 


Immagine dell’autrice

 


Immagine dell’autrice