Fisherman’s friend è un racconto appassionante, vissuto in prima persona dall’autore che, passeggiando sulla spiaggia, incontra la semplicità di un vecchio pescatore, la voglia di vivere e l’entusiasmo dei bambini del posto.

Guido Bollino è nato ad Alessandria nel 1982. Fotografo e scrittore, alterna la sua attività tra studio fotografico, reportage e narrazione.

Ha vissuto ad Alessandria, Bologna, Torino e Valsad (India). Si sporca ormai da anni le mani d’inchiostro e di soluzioni per sviluppo fotografico.

Articolo originale tratto dal suo blog IndiaNaut

 


 

Più forti dell’iceberg

Camminare sulla spiaggia senza potersi perdere. Nessuna svolta, nessun sentiero secondario, nessun bivio. Solo la spiaggia. Basta un orologio, se proprio si deve tornare indietro per tempo. Si sceglie una direzione e si va. Già, ma fin dove?

Perché capita il giorno in cui non si ha proprio voglia di tornare indietro, allora si fanno chilometri senza voltarsi e magari si arriva in un posto che non si pensava di poter trovare. Ed è proprio lì che oggi sto tornando, con uno zaino pieno di foto e una speranza.

Ma forse questa storia è meglio raccontarla dall’inizio.

È domenica mattina, sto camminando sulla spiaggia da parecchio, il sole è ormai alto e ho lasciato casa poco dopo l’alba, si tratta solo di invertire la direzione e tornare. Ma ogni scusa è buona per non farlo, la bassa marea fa sembrare la spiaggia grande come il deserto e il mare è così lontano da non poterlo vedere.

Provo a raggiungere un compromesso con me stesso: ancora qualche passo per sbirciare al di là di un piccolo promontorio e poi si torna a casa.

Ma il destino non ha previsto il mio ritorno a questo punto della giornata, perché oltre quel promontorio c’è, solitaria e azzurra come il cielo di marzo, una barca posata sulla sabbia dalla marea. Non è abbandonata, ci sono decine di impronte intorno.

A questo punto la curiosità è troppo forte e la parte di me che vuole girare i tacchi, realizza con rammarico che di tornare a casa se ne parlerà tra molte ore.

La spiaggia senza mare può disorientare, contino a guardare quella barchetta senza notare che tanti piccoli sguardi lontani si stanno posando sulle mie spalle, così leggeri da non sentirli nemmeno.

Qualche passo ancora e finalmente scopro tutti quegli occhi puntati su di me e quelle sagome piegate sulla sabbia. Fermi, ci guardiamo, tutti forse con la stessa domanda.

Inizio ad avvicinarmi alle altre barche nascoste dal promontorio, alle reti stese a terra e alle voci che riesco a distinguere sempre più dai rumori di fondo. Pescatori. Ho visto spesso le loro barche in lontananza ma senza mai capire dove attraccassero. Finalmente sono arrivato nel loro villaggio, camminando lungo la più semplice delle linee. La più ovvia.

Mi dirigo verso di loro mentre rimangono immobili a guardarmi, provo un sorriso misurato e un saluto che sembri naturale da usare quando sarò più vicino. Per mia fortuna però i bambini, vedendomi, sono andati a chiamare l’unico di loro che conosce qualche parola d’inglese e, prima che arrivi tra le barche e l’imbarazzo, sono circondato dalle loro urla e dalle loro domande.

In pochi secondi, come accade sempre, hanno costruito il ponte che mi permetterà d’incontrare le loro storie. La prima richiesta come sempre è una foto, che scatto senza pensarci nemmeno un secondo.

Il loro entusiasmo fatto di nulla, mentre ti frughi nelle tasche piene di cianfrusaglie inutili, ha il potere umiliante di farti sentire stupido, così come leggere Calvino può farti smettere di scrivere e un’istantanea di Henri Cartier Bresson può farti venir voglia di regalare la macchina fotografica al primo che incontri.

Nel passaparola a mezza voce con cui si rimbalzano le mie risposte il mio nome diventa Ghido, Ido, Iro, Gudo.

Quando scoprono che arrivo dall’Italia rimangono per qualche istante in silenzio, in pochi sanno dove sia. Decidono così di portarmi da Ghirish, lui saprà di certo da dove vengo, lui, mi dicono, è stato in tutti i porti del mondo.

E così, dopo un paio di svolte nei vicoli che separano le loro case, mi trovo al cospetto di Ghirish, uomo dei mille mari, pelle di cuoio stesa su un volto che si fatica ormai a immaginare bambino.

Alla prossima puntata…

 


Tutte le immagini sono tratte dall’articolo originale.