Articolo in 2 minuti – Lo sviluppo del settore primario è certamente una grande sfida e una delle priorità per l’India di oggi. Affinchè sia possibile lo sviluppo di tale settore è necessario un potenziamento delle infrastrutture, un miglioramento della catena del freddo e dell’industria del packaging. Queste sono solo alcune delle mosse necessarie al Paese in tema di food processing. Settore nel quale tecnologie ed eccellenze italiane non mancano.

 


 

Per approfondire – Cibo, tecnologia e sostenibilità. Parole chiave di Expo 2015 ma anche dell’AAHAR International Food & Hospitality Fair – Fiera Internazionale sulla Trasformazione Alimentare – che lo scorso marzo a New Delhi è giunta alla sua 30° edizione.

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In tale occasione produttori, acquirenti e diplomatici provenienti da oltre 25 Paesi si sono riuniti a Pragati Maidan (New Delhi) per stringere accordi volti a cogliere le grandi opportunità del mercato indiano del cibo.

Come viene riportato nella sezione Food Processing della campagna Make in India, le ragioni per investire nel mercato indiano sono numerose e diversificate. Tra queste una grande disponibilità di terreni coltivabili e materie prime, la manodopera a costi contenuti, la presenza di almeno 127 aree agro-climatiche differenti e la posizione geografica strategica, ma anche e soprattutto la possibilità di espandersi nei mercati locali.

Il mercato del food in India è in continua espansione sia per quanto riguarda i consumi interni, sia per quanto concerne l’export di frutta e ortaggi soprattutto verso gli Stati Uniti e i Paesi del Medioriente, più indulgenti rispetto all’Europa sulle normative che regolano l’ingresso di prodotti alimentari.

Se nel 2013 il contributo del settore food processing al Pil nazionale era del 9,8%, si prevede un ulteriore incremento dal momento che, secondo le previsioni, l’export verso USA e Medioriente dovrebbe continuare a crescere dell’11% annuo almeno fino al 2018.

L’India è il primo produttore mondiale di latte, il secondo (dopo la Cina) di frutta e ortaggi e copre l’8% dei consumi alimentari sul mercato globale. Essa si colloca anche tra i primi 5 produttori di riso, spezie, caffè e zucchero.

Quest’enorme disponibilità di materie prime e di manodopera a prezzi contenuti non è sfuggita al mirino delle maggiori multinazionali del settore. Infatti, grandi colossi come Kraft, Pepsi e Coca Cola (USA), McCain (Canada), Ferrero e Perfetti (Italia), Danone (Francia) e Unilever (Olanda) sono già operativi sul mercato.

Certamente le infrastrutture non sono sufficienti, i tempi della burocrazia e la quantità di licenze richieste spesso rallentano il processo di ingresso nel mercato e scoraggiano le aziende più piccole. Tuttavia, le dimensioni del mercato e le possibilità di crescita rappresentano una potente calamita per gli investimenti esteri.

Anche se alcuni prodotti sono riservati alla produzione da parte di micro e piccole aziende locali, il settore food è per lo più aperto agli investimenti esteri. Inoltre, con la campagna Make in India sono stati lanciati progetti per la realizzazione di ben 42 poli destinati all’industria del cibo e 121 opere specifiche per il potenziamento della catena del freddo, un ulteriore motivo di interesse per gli investitori stranieri.

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In un Paese come l’India dove circa il 35% del cibo e dei prodotti agricoli marciscono prima di arrivare al consumatore finale, c’è ancora ampio spazio per gli investimenti soprattutto per le eccellenze nelle tecnologie food processig come quelle italiane.

In media, le famiglie indiane indirizzano il 38% dei propri consumi in prodotti alimentari. Il progressivo aumento dell’urbanizzazione e la diminuzione del tempo dedicato alla spesa e alla cucina stanno facendo sì che siano sempre più richiesti i prodotti trattati, confezionati e pronti all’uso. Per questo si prevede un aumento della domanda di cibi trattati e a lunga conservazione anche negli anni a venire.

Un mercato, quello dell’alimentazione e del food processing, nel quale le aziende italiane potrebbero davvero fare la differenza grazie alle loro tecnologie e alle conoscenze specializzate e competitive.

 


Fonti utilizzate:
Report ottobre 2014 da IBEF (India Brand Equity Foundation)
Sezione “Food Processing” da Make in India

Immagine tratta da LiveMint