Articolo in 2 minuti Il Gange è probabilmente il fiume più famoso dell’India.

Nasce sull’Himalaya e sfocia nel Golfo del Bengala, in questa prima puntata seguiremo il suo corso fino alla città sacra di Varanasi.

Secondo la mitologia induista, la Dea Ganga scorreva in cielo e fu il re Bhagiratha a volerla far scendere sulla Terra, ma prima fece in modo che scivolasse sulla chioma di Shiva per non spazzare via il mondo con la sua forza torrenziale.

Le acque fangose del Gange permettono l’agricoltura nel suo bacino, uno dei più popolati al mondo e, nonostante l’inquinamento, nel Gange sopravvivono ancora coccodrilli e delfini.

È a Varanasi che il Gange raggiunge l’apice della sacralità, accogliendo migliaia di pellegrini che si immergono nelle sue acque per purificarsi.

Articolo originale tratto dal blog ISentieriDelMondo


 

Per approfondire – Il Gange nasce dalla catena montuosa più alta del mondo, l’Himalaya, dove molte vette superano i 6000 metri e sono perennemente coperte di neve e di ghiaccio.

Gli oltre 15mila ghiacciai fanno di questi monti il serbatoio d’acqua dolce più vasto del mondo dopo i due poli.

Il ghiacciaio Gangotri è uno dei più grandi e si estende per oltre 30 chilometri riempiendo di ghiaccio solido un’intera valle.

Il fronte del ghiacciaio è chiamato Gaumukh, “la bocca della vacca”, perché l’acqua che scorre sotto l’ampia lingua glaciale è di un bianco lattiginoso.

Per gli induisti questa è la sorgente del Gange, luogo dove solo i pellegrini più coraggiosi e robusti vengono a pregare Dio. Si dice che chi beva l’acqua del Gange a Gaumukh possa vivere cent’anni.

Ma il Gange in realtà sgorga oltre il ghiacciaio a quasi 4500 metri di quota, dove solo pochi animali riescono a sopravvivere. Tra questi il bharal, un caprino che è la preda prediletta del Leopardo delle Nevi.

Secondo la mitologia induista in origine Ganga, la Dea del fiume, scorreva in cielo. Il pio re Bhagiratha aveva bisogno dell’acqua per purificare le ceneri dei suoi antenati che erano stati arsi dalla furia del saggio Kapila.

Brahma acconsentì che la Dea Ganga scendesse sulla Terra ma avvertì anche che la sua forza torrenziale avrebbe potuto spazzare via il mondo.

Bhagiratha implorò allora l’aiuto di Shiva, il quale pose i suoi capelli arruffati lungo il percorso del fiume celeste. La massa di riccioli rallentò la forza distruttiva di Ganga e suddivise il flusso immenso in un migliaio di corsi d’acqua più piccoli.

Il giovane Gange che scorre dal ghiacciaio Gangotri viene chiamato Bhagirathi in onore del re che portò la Dea del fiume sulla Terra.

Cinquanta kilometri più a valle il turbolento Bhagirathi incontra il calmo e fangoso Alaknanda. Prima di fondersi i due corsi d’acqua scorrono l’uno accanto all’altro per 200 metri e solo allora il fiume prende il nome di Gange.

Le acque impietose si calmano quando il fiume raggiunge le pianure gangetiche liberando i sedimenti trasportati dai ghiacciai. Il Gange deposita ogni anno 1,6 milioni di tonnellate di sedimenti, il quadruplo del Rio delle Amazzoni, dando così vita a una delle terre più fertili del mondo.

Il bacino del fiume si estende per un milione di chilometri quadrati nell’India nord-orientale, dove la maggior parte delle pianure alluvionali è destinata all’agricoltura.

Ma fra i tributari più estremi del fiume, in una regione nota come Terai, sono rimasti dei lembi di praterie selvagge. Qui dimora uno degli animali più grandi del mondo: il rinoceronte indiano, i cui maschi posso arrivare a pesare anche 3 tonnellate.

Nel bacino del fiume vivono quasi 500 milioni di persone, uno dei luoghi più densamente popolati del mondo.

Qui l’acqua del Gange, per natura fangosa, è resa ancora più melmosa dagli scarichi dell’agricoltura e dell’industria, eppure nelle sue acque vivono, o meglio, sopravvivono diversi animali.

Uno di essi si lascia vedere così di rado da essere diventato quasi mitico: il delfino di fiume del Gange, i cui occhi hanno perso quasi totalmente la vista a causa della scarsa visibilità.

 

Delfino del Gange

 

Ma lo schivo delfino non è l’unica strana creatura del fiume.

Insieme a lui vive ancora uno dei coccodrilli più grandi del mondo: il gaviale del Gange, i cui maschi possono raggiungere i 6 metri di lunghezza senza però rappresentare una minaccia per l’uomo.

Piuttosto, è l’uomo stesso la minaccia di questo animale preistorico che oggi conta solo circa 200 esemplari che con fatica sopravvivono alle pressioni della razza umana sul suo habitat.

 

Gaviale del Gange

Nonostante queste contraddizioni, la venerazione, la protezione e l’alimentazione degli animali sono la chiave della fede induista.

Dar da mangiare ai gabbiani, per esempio, è un rito che alcune persone ripetono quotidianamente in quanto considerato un dovere da induista che le aiuterà a ottenere un’esistenza migliore nella prossima vita.

La reincarnazione è il credo fondamentale dell’induismo e non c’è posto in cui questo sia più evidente di Varanasi.

Varanasi sorge sulle rive del Gange ed è considerata il luogo più sacro dell’India. È una delle città più antiche del mondo, dove la gente si reca per immergersi nel fiume da più di 3000 anni perché si crede che l’acqua lavi i peccati e purifichi l’anima…

Per saperne di più leggi anche: Morire a Varanasi – Addii hindu

Alla prossima puntata!


Fonte utilizzata: documentario “Gange – il fiume della vita”

Immagine principale dell’autrice

Immagine del delfino di  Zahangor Alom tratta da Mongabay.com

Immagine del gaviale del Gange tratta da Sapere.it

Articolo tratto dal blog ISentieriDelMondo